WSW WUFER, no alla violenza sulle donne: l’intervista

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Ciao Wufer, sei sulla scena da diversi anni, tanti i lavori discografici e le collaborazioni ma questa volta hai pubblicato ‘Turn’, un video molto significativo contro la violenza sulle donne e anche molto ‘duro’ da vedere. Racconta come è nato e quale esigenza ti ha spinto a tutto ciò

Il progetto #TURN Cambia Strada nasce da un esperienza di vita vissuta sulla pelle di una persona a me molto cara a cui scrissi una lettera da cui nascono le parole del testo e che per la prima volta vi voglio raccontare nei dettagli ma senza far nomi per la sua stessa sicurezza: Per 2 anni ha subito continue violenze e noi che le stavamo vicino, anche per un suo atteggiamento psicologico deformato dalla situazione, non abbiamo né capito né percepito da subito il problema. Dal momento che lei si è liberata del peso ed ha avuto il coraggio di lasciare questo personaggio lui ha creato il terrore intorno a lei e noi tutti con minacce alla famiglia e a tutti quelli che si mettevano tra loro, minacce che si sono rese reali dal momento che rapì uno dei suoi cani e ne uccise un altro. Questa persona a me vicina spinta dalla rabbia cercò di rintracciare questo personaggio per riprendere il cane sperando in un briciolo di bontà e lucidità. Ma fu ripagata con una detenzione in un camper per 6 mesi, stupri e violenze continue, dalle quali ne rimase incinta. Pur sapendo la situazione lui continuò con le sue violenze fino al momento in cui lei riuscì a scappare e denunciarlo. Considerate che nessuno sapeva di lei nel paese dove erano e che quando se ne resero conto l’aiutarono anche con ospitalità e protezione. Io dal canto mio lasciai il lavoro e corsi ad aiutarla dal momento che il violento era ancora in libertà riportando in salvo a casa lei la sua creatura in grembo e il cane. Sembrava finita ma per anni sono continuate minacce e tutto ciò ha causato oltre che sulla persona che la violenza l’ha subita direttamente, anche su noi tutti una vita tesa sempre con un occhio a ciò che ci capitava intorno. In una gabbia mentale come se fosse lei e noi tutti i colpevoli ed in questo di certo non ha aiutato l’atteggiamento di tante persone che preferiscono nascondere questo tipo di problematiche e purtroppo spesso anche delle istituzioni che non hanno né strumenti né capacità legali di reagire prima che queste cose si verifichino. Ma tra le persone che l’hanno aiutata, la famiglia che nel primo momento l’ha ospitata, l’amore di noi tutti, l’aiuto di tanti professionisti bravi quali quelli dei centri antiviolenza e soprattutto il sorriso della bambina che pur nata da violenza è l’essere più puro e bello e sereno abbiamo vissuto sulla nostra pelle che come nel finale del  video anche da brutte storie ne può nascere qualcosa di bello. Perché la speranza non può mai morire, perché del problema se ne deve parlare, perché  non è un problema solo delle donne ma di tutti della società intera. Detto questo, insieme a lei abbiamo deciso sia come produrre il video sia la comunicazione e abbiamo affrontato insieme la durezza del lavoro sperando che possa esser utile. Vi voglio svelare una piccola chicca che difficilmente il pubblico può comprendere; Il mio trucco nel video rappresenta TAO il cane rapito da cui nasce tutta la storia per la sua caratteristica colorazione bianco e nera e perché il suo muso sembra veramente un tao con occhio azzurro nella parte nera e un occhio marrone nella parte bianca. Tao oltre ad essere centro ed inizio di tutta la storia è tutt’ora il “protettore” e migliore amico della piccola creatura nata da tutta questa situazione. Lei e lui sono inseparabili (pitbull di 50 chili e uno scricciolo) e divertentissimi per quanto affetto dimostrano l’uno per l’altra.

Foto Wufer

Ti sei prefissato degli obiettivi riguardo questo nuovo lavoro discografico? Quali?

Allora la canzone Turn vedrà un doppio inserimento discografico ovvero uscirà il 24 di Giugno 2016 in una compilation che riguarda tutti gli artisti della label Redgoldgreen/GrandeOnda “PUSH THE VIBES” ovvero Inna Cantina, Virtus, Rufino & Bonifax, Mini K, Mattune, Janahdan e tutti gli altri più ospiti nazionali ed internazionali quali General Levy e Papa Leu e Rankin Lele e sarà anche inserita come traccia centrale in un disco/raccolta che farò uscire spero entro settembre, di tutti quei brani che ho cantato per anni in dancehall o nelle serate e che ancora non avevano visto luce, passando dal reggae al hiphop, prevedendo in seguito l’uscita di un disco ufficiale che invece vedrà la luce nel 2017. Per altro sicuramente come nel classico stile reggae ci saranno sicuramente diversi singoli che usciranno extra e varie collaborazioni. In oltre sono anche sotto altra veste il cantante producer di un progetto ora silente e che invece anni fà ebbe un discreto successo ovvero Acoustic Impact (oggi in gran parte Seal’d In Vane) dal sapore reggae e nusoul/folk del quale è pronto ed in fase mix un mini ep di 5 tracce di cui si ricorda la traccia già uscita per lega ambiente con la partecipazione del cantante dei villa ada posse Ginko “Non Mi Fido” servita come spot per dire no al  nucleare nel periodo del referendum.

Sono passati pochissimi giorni dall’uscita del video e registra già quasi nove mila visualizzazioni. Non credi che sia un buon inizio?

PIù che ottimo. Siamo molto contenti. Anche se è difficile promuovere in maniera classica questo progetto perché non c’è minimamente la voglia né di promuovere me stesso né il prodotto ma assolutamente la tematica e tutto ciò comporta anche un difficile linguaggio sul net che mi auguro non sia mai preso come di sfruttamento di un problema ma semmai come denuncia e voglia di dar coraggio a chi ancora non trova la forza per parlarne. Per questo mi sono impegnato più di mai anche economicamente per dare luce a tutto il progetto destinandone i possibili proventi alla creatura nata da tale violenza. E sperando che arrivi in alto non per me ma più per lei che quando sarà grande spero usi le risorse derivanti per migliorare un po’ la sua vita di partenza molto dura e totalmente in consapevole ed innocente  e per fare lo stesso per altre donne. Quindi invito tutti a darci una mano a diffondere a parlarne a condividere. Includendo anche il sogno che qualche donna guardandolo possa trovare conforto nel finale e voglia di denunciare dalla rabbia che può scaturire dall’introduzione.

Sei un produttore oltre che musicista. Quale necessità ti ha spinto a fondare la RedGoldGreen?

Proprio l’essere produttore e musicista e dall’amicizia e/o collaborazione con tanti artisti del settore e dalle mie competenze tecniche extra musicali di network, progettazione e promozione eventi, managment e gestione di attività, locali ed eventi, comunicazione e sopratutto produzione audio video… Il tutto nasce anni fa’ dalla difficoltà che cera all’epoca più di ora sia di produrre che di promuoversi e sopratutto di trovare spazzi dove presentare i propri progetti. Non partendo da una vita facile e sopratutto molto povera senza un genitore e con una sorella diciamo per cui ho fatto da padre ed ho cresciuto la mia salvezza è stata sempre quella di essere curioso imparare sempre qualcosa di nuovo e non aver paura di lavorare (ho fatto tutti i tipi di lavori) fin da quando ho 14 anni e pagarmi studi e sogni. Cosi dopo aver accresciuto in primis la mia esperienza di manager di locali dopo tante serate in tour dove il rapporto con i promoter non sempre si rivela semplice, decidemmo con tanti amici che era arrivato il momento di auto organizzarci e cosi ormai più di 15 anni fà fondammo l’ass. Alberomotore promotions con la quale iniziammo tante realtà di yard Romane che ancora oggi sono consolidate come Big Bang, Zoobar, ZIon Beach ecc. A seguire feci un master come promoter un corso da giornalista e mi interessai principalmente alla fase progettuale di eventi e cosi lavorai in un team creato dall’allora presidentessa di Zetema per scrivere progetti di piccoli e grandi eventi tra cui per esempio uno che ha visto la luce è l’etruria eco festival ovvero quello che per anni è stato il festival di dimensioni più ampie nel Lazio. Dopo tanti anni ad organizzare eventi e serate i miei studi privati e la mia curiosità sono tornate tutte sulla fase di produzione e sulla musica stessa e da li da un logo inventato per un evento unico realizzato insieme a tutte le crew Romane nel parco di villa ada ripetuto per 3 anni e con presenze fino a 3000 persone nasce REDGOLDGREEN ovvero l’idea di unire le forze in partenza come movimento culturale dove le capacità produttive e quelle tecniche come la gestione d’eventi o il managment e la promozione di tutti i partecipanti furono messe a disposizione per creare un organismo utile come strumento a tutti gli artisti validi che ne facevano parte. In seguito ci fu l’incontro con un vecchio amico Tommaso Piotta e la partecipazione nel suo Troppo Avanti Show su radio città futura come speaker per tre anni, con il quale decidemmo di concretizzare insieme questo progetto facendolo diventare una vera e propria collaborazione fissa che ha portato a tanti progetti in coedizione rendendo quindi necessario formalizzare il lavoro fatto in una nostra vera etichetta discografica, Redgoldgreen Label con capacità di produzione audio/video di promozione e social network, di managment di editore, distributore e cura totale dell’artista. Per finire due anni fà ci fu invece l’inizio della collaborazione con Matteo Montagna e la sua Alternative prod. per la produzione di video clip al quale mi affiancai come executive producer sul quale mi sono anche preparato e diplomato con un corso specifico redatto da Arcopinto ovvero uno dei tre executive più importanti italiani (Gomorra, Suburra, collaborazione con tutti ma sopratutto uno dei fondatori della società Fandango). Da questa collaborazione ne sono nati più di 30 video clip di cui per gran parte sono anche sceneggiatore e co/regista e su tutti i quali sono Executive prod. in veste di Redgoldgreen label. Continuando a sperare anche che essendo noi artisti in prima persona possa rimanere per sempre uno strumento utile e senza fini direttamente commerciali ma che sviluppi un lavoro tecnico o artistico per tutti i partecipanti, partendo dal presupposto che l’arte e la musica debbano essere considerati un lavoro ed un impegno reali e concreti come ogni altra forma di impiego ma cercando di capovolgere il classico ovvero con un ragionamento alla base che vuole che tolte le spese fisse tutto il guadagno sia dato per i partecipanti soci e per tutti gli artisti e non, dal lavoro diretto o dalla propria arte. In questi anni per realizzare ciò si è cercato un accordo con tutti i collaboratori esterni per il quale si avvantaggiano gli artisti con sconti o collaborazioni e con la nostra guida tecnica a far si che la loro e nostra proposta artistico/lavorativa possa crescere essere proposta a tutti diffusa su una base di impegno e qualità.

Cosa ne pensi della scena musicale black italiana attuale?

C’è del buono e c’è del male. Partiamo dal presupposto che io non amo giudicare l’arte altrui perché per mio concetto di base libera, di certo noto che da quando esistono format televisivi che regalano fama ed un allargamento anche positivo ma totale delle possibilità di produzione diciamo che spesso la qualità e la sostanza vengono a mancare. Si è invece tesi ad esaltare immagine (in cui i più puristi includono anche i video che per me invece sono un ulteriore forma d’arte che si sposa con la musica in maniera naturale) e proposte continue senza poi dar luce a molte cose concrete, se non quelle che di gavetta ne hanno già  fatta tanta e che di conseguenza come in passato poi rimangono realmente anche solo per esperienza . Tutto ciò spesso si riversa nei live perché oggi in produzione si può essere tutti Mozart ma sul palco questo non è ancora possibile. Tornando ai reality televisivi ce ne sarebbe da dire ma mi limito a far questa riflessione: anche se i ragazzi che partecipano fossero tutti bravissimi, non essendo quasi mai autori come evolve l’arte???. Perché per sua natura l’arte per evolvere va creata e non interpretata. Ma se gli autori sono pochi e sempre gli stessi come fà a progredire???… Detto questo forse sono vecchietto e non capisco alcune cose e quindi per non fare lo stesso gioco che facevano con me i più anziani non giudicherò lo stile. Ma quello prodotto in italia sopratutto parlando del rap spesso non lo capisco mi sembra senza flow rima tecnica. Anche quando con testi molto belli ricorda più la poesia di strada che il rap che conosco io 80/90 primi duemila dove il ritmo e il soul erano obbligati. Parlando del Reggae mi piace l’utilizzo di lingue miste o internazionali ma non mi piace quando diventa una scusa per definire un artista bravo o meno e sopratutto mi piace ancora meno quando mi da l’idea di una copia. Sentendo da sempre il reggae soprattutto jamaicano ogni artista è unico nell’isola e anche se i temi sono gli stessi si trattano in maniera personale e con linguaggi specifici addirittura di zona come anche per il rap americano. Quindi senza esser puristi della lingua mi piace molto l’attitudine tedesca dove anche quando si canta in patua la proposta vocale e musicale rimane unica (seeed, gentleman ecc) o quella Francese (dub inc) dove c’è un suono fuso all’africa e quindi molto originale. Come io penso infatti queste chiamiamole scuole vengono apprezzate realmente in chiave internazionale. Come capita ancora oggi al reggae anni 90 in stile puro e unico italiano (guarda i sud sound system  unico gruppo realmente accreditato dall’italia in Jamaica). Ultimamente mi sembra che basta che dici le giuste parole e canti in patua sei bravo e questo io  non lo accetto. Portiamo ad esempio uno dei pochi artisti  Alborosie che guarda caso ha capito ciò facendo questo  proprio li nella terra dove il reggae nasce e per ciò  creando uno suo stile unico ed inconfondibile esttamente come capita in Jamaica da sempre (luciano e sizla morgan e protoje kabaka e capleton marley e peter nessuno è uguale all’altro ne usa le parole nello stesso modo)  . Per dire che non mi basta che conosci il patua che canti bene. Per me l’arte di ogni artista è unica e cosi che vedo quella dei più grandi dove il pregio è che anche ad occhi chiusi li riconosci senza dover vedere. Ultime cose De andrè (ess.)  non era un grande cantante ma era un grande autore per dire che non sempre studiare canto o sapere a memoria una partitura è sinonimo d’arte. Anche la musica è fatta di artisti e artigiani e ultimissima  cosa cantare ma con parole sentimenti o addirittura credi altrui e non dedicare più troppa importanza alle senso al modo di usarle ai concetti e allo stile delle parole è un altra delle cose che non tanto accetto e questo vale tantissimo per il nuovo reggae pseudo internazionale o del rap egocentrico . Con tutti ciò non parlo di nessuno nello specifico ma di un atteggiamento mentale di molti anche tra chi ascolta e vende che per convenienza tratta arte diciamo “comoda” sia come vendibilità che come fruibilità e per finire come concetti e incredibile per la prima volta nella storia questo vale anche se su due piani opposti anche per molta produzione undreground dove territorio zona non sono modo e piano di confronto (come è stato per esempio negli anni 90 attraverso anche i CSOA)  ma bensi di scontro interno per una porzione di gloria (fittizia tra l’altro e molto ma molto virtuale). Detto questo mi odieranno tutti ma non posso far a meno di dire sempre quello che penso e P.S. capisco che quando si parla di lavoro alcuni compromessi con il mercato vanno fatti e quindi prendete tutto ciò precedentemente detto come detto da Emiliano e non da Wufer ne tanto meno da Redgoldgreen che anche se sempre coerenti sono prodotti ed attività e quindi devono anche confrontarsi con la realtà attuale e reale ma con una tensione fissa nel cercare di migliorarla. Grazie W.