“The Human Disorders ” si racconta al pubblico di Radio Tweet Italia

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1. The Human Disorders, come, dove e quando?!

The Human Disorders è una one man band , se così si può definire ,nata dalla mia voglia di esplorare nuove sonorità , dare corpo a canzoni che rispecchino totalmente la mia visione di musica . Non saprei sinceramente datarne la nascita e se devo indicarne un luogo , direi che tutto è nato nella mia stanza , in un appartamento di Reggio Emilia , quando per la prima volta ho collegato un midi controller ad un pc .

2. Che contributo a livello caratteriale dai al tuo progetto?

Essendo l’unico componente del progetto il contributo deve essere sempre massimo , e nel tempo sto imparando a gestire le varie fasi , dalla stesura, alla registrazione delle canzoni stesse , cercando di suddividere in ordine temporale i vari step necessari alla costruzione di una canzone . Poi ,se da un lato essere da solo è sicuramente un beneficio , in termini di libertà espressiva , dall’altro si scontra con i miei mutevoli cambiamenti di opinione sulle mie canzoni in fase di songwriting

3. Che obiettivo ti sei proposto da quando ti sei formato?

Il primo obiettivo era sicuramente rivedermi in ciò che suonavo , scrivevo e registravo e sicuramente questo obiettivo credo di averlo raggiunto. Perchè sembra scontato ,ma la musica deve essere valvola di sfogo e deve appagare in primis chi la esegue , ma per appagamento non intendo il mostrare chissà quali doti tecniche , intendo il mostrare se stessi attraverso la musica e di conseguenza voler esternare uno stato d’animo. Poi il successo , la fama e chissà quali altre chimere non le decidiamo di certo noi.

4. Quali le maggiori difficoltà che s’incontrano nella discografia? è un settore davvero così asfittico oppure c’è qualche sincera apertura?


Aspetta che guardo cosa vuole dire asfittico su google e poi ti rispondo …… mmm ah si.
Scherzi a parte , io credo che la discografia intesa come industria sia difficile da decifrare se non sei a diretto contatto con essa , e i musicisti a volte ne parlano male solo perchè snobbati o poco apprezzati, e suona a volte come scusa . La discografia è un business , e se non rispecchi il trend del momento sei fuori dai circuiti mainstream , questa è purtroppo la legge di mercato. Poi credo che esistano anche persone nel settore , anzi ne sono certo sennò non sarei quì a rispondere a questa intervista , che se ne sbattono delle classifiche e cercano di promuovere realtà più underground.

5. Quale esperienza ti ha più segnato finora?

La musica è stata, e sarà sempre per me un esperienza segnante.

6. E quella che ti piacerebbe fare?

Mi piacerebbe portare fuori la mia musica , nei club o in qualsiasi altro posto . Voglio il contatto umano per le mie canzoni