Skerna & Aperkat

Skerna & Aperkat raccontano “Un po’ come se”

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Un po’ come se” è il titolo del nuovo singolo e video del duo Skerna & Aperkat, pubblicato in questi giorni da Redgoldgreen Label. Skerna & Aperkat, o meglio Alessandro Domenici e Antonello Vespoli, sono un duo formato da un rapper e un produttore, che incrocia un rap denso di contenuti a sonorità ricche di riferimenti jazz e suoni elettronici, creando un’atmosfera intima e personale. Il duo molisano ci racconta qualcosa in più sul loro ultimo lavoro.

“Un po’ come se”, terzo singolo facente parte dell’album di prossima uscita, ha un sound a tratti lounge per così dire. È stata una scelta fatta a tavolino o il sound è venuto da sé?

Per come siamo fatti noi tendiamo a psicanalizzare ogni passo che facciamo, per poi ritrovarci a fare i conti con un sound che ogni volta prende vita da sé. Possiamo dire che fissiamo dei macro paletti in cui vorremmo collocare le sonorità, poi nella realizzazione di ogni traccia ci facciamo guidare da quelli che sono i nostri stati d’animo e le nostre sensazioni del momento. Per questo motivo definiamo la nostra musica molto personale.

Sicuramente queste note sono perfette come colonna sonora alla storia d’amore adolescenziale che raccontate nel testo nel brano: c’è qualcosa di auto-biografico?

In realtà la storia d’amore è un mezzo per raccontare la fuga da una situazione di disagio. Nel cortometraggio l’amore dà la forza ai due giovani di fuggire dalle proprie situazioni familiari, l’uno rivedere nell’altro la chance di una nuova vita. Nel nostro ultimo lavoro è molto forte la figura dell’“outsider”, colui che si sente fuori posto. Noi nel nostro piccolo ci siamo sempre sentiti fuori posto, a metà strada tra il rap e il cantautorato, a metà strada fra il boombap e l’elettronica. In conclusione, ciò che risulta autobiografico non è la storia d’amore, ma l’essere “outsider”; è il voler fuggire da una situazione di disagio, che può essere l’amore proibito, come nel caso dei due giovani protagonisti del corto, o la musica, come nel nostro caso, a rappresentarci. Infondo siamo tutti un po’ “outsider”.

Nonostante le immagini del videoclip di “Un po’ come se” siano, soprattutto all’inizio malinconiche, scure, il testo è molto romantico: come mai questo divario?

Ci piace molto lavorare su spiccati contrasti che riescano a convergere in un unico mood omogeneo. Ci piace lavorare su sound morbidi e avvolgenti, ma che contemporaneamente abbiamo una ritmica solida. Il contrasto ci aiuta molto a tirare fuori l’immagine “dell’outsider” di cui parlavamo prima.

Sempre riguardo al video, c’è una scena di palese auto-erotismo accompagnata da simboli religiosi: non è un azzardo un po’ blasfemo? Temete qualche “rivolta” sui social per questo?

Aspettiamo la folla con torce e forconi sotto casa. Scherzi a parte, abbiamo deciso insieme al regista Fausto Franchi, di lavorare su qualcosa di forte, che avesse in sé la capacità di esprimere un concetto chiaro, a prescindere dal contesto in cui poteva essere inserito. Una candida storia d’amore non è ciò che volevamo raccontare, onde evitare che qualcuno potesse pensarla così, abbiamo deciso di inserire immagini che non lasciassero il minimo dubbio sulla cosa. In tutto il nostro percorso artistico c’è un velo, caratterizzato da immagini forti, campioni gracchianti e rime amare, puoi farci caso o puoi ignoralo, ma è proprio questo che ci caratterizza.

“Un po’ come se” è anche colonna sonora del secondo episodio del cortometraggio che andrà comporre la “storia” di tutto l’album. Com’è nata questa idea?

Non ci sentiamo molto capaci di “bucare lo schermo”, il più delle volte abbiamo preferito scegliere immagini che potessero veicolare al meglio quello che volevamo dire. I primi timidi tentativi li facemmo con “oltre le nuvole”, un video di una ballerina in doppia esposizione, ideato da Simona Coladangelo. In seguito, lavorando sul videoclip di “illuminè” con Fausto Franchi, in cui noi compariamo solo in alcune parti del video, abbiamo pensato di dare ancora più valore all’aspetto “filmico”. Così abbiamo chiesto a Fausto di interpretare, attraverso la sua arte, i nostri messaggi. Il risultato per noi è entusiasmante, un cortometraggio diviso in tre episodi con un epilogo inaspettato. Chi avrebbe mai pensato che dal piccolo e sconosciuto Molise saremmo riusciti a dar vita a una cosa del genere.