Samuela Schilirò – C’è sempre un motivo

952

copertina disco ok

Come definiresti con quattro aggettivi la tua musica?

 

Agrodolce, bipolare, viscerale, famelica.

 

 

Come si intitola la tua ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

 

Il titolo del mio nuovo disco è “C’è sempre un motivo” ed è il risultato di qualche anno di assenza dalle scene, di studio, di ricerca, di distruzione e ricostruzione. In questi anni ho sconvolto ripetutamente la mia vita, ho affrontato numerose difficoltà, ma ne sono uscita più forte di prima. Ho scritto tanto, alcune cose sono nel disco, altre in cantina (ride). Ho lavorato alla preproduzione e agli arrangiamenti con amore, pazienza e cura maniacale, come dovessi allevare dieci figli, tutti con personalità differenti, ma con gli stessi geni. Ho vestito per la prima volta i panni della “produttrice artistica” (devo dire non con pochi ripensamenti durante il percorso – ride) ma ho avuto la fortuna di avere una squadra di lavoro fantastica ed efficiente, a cominciare dalla produttrice del disco Nica Midulla, passando a Denis Marino che ha collaborato agli arrangiamenti, fino ai musicisti, gli ingegneri, i tecnici ecc. (Riccardo Parravicini, Giovanni Versari, Burhanuddin Herrmann, Giusi JP Passalacqua, Michele Musarra, Giando Militello, Toni Carbone, Gabriella Grasso).

Questo disco è in sintesi un inno alla vita, coi suoi momenti di gioia e dolore, in cui il filo conduttore è la comprensione che a ogni cosa che accade ci sia sempre un motivo, come recita appunto il titolo del disco. Raggiunta questa consapevolezza, la vita svela la sua essenza e torna a essere semplice e bellissima.

 

 

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

 

Con un sorriso e uno sguardo rassicurante, di chi comprende la tua posizione, pur non potendola condividere a pieno. E comunque ti direi: “E’ direttamente proporzionale al tuo investimento, alla tua dotazione tecnica e alla tua accoglienza, quindi guardati il concerto e divertiti”.

 

 

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

 

In generale, allo stato attuale delle cose, sono molto importanti, ma non solo nella musica. Direi che hanno più o meno preso il posto di giradischi, libri, cinema e alcuni luoghi di incontro. Io cerco di adeguarmi, seppur con fatica, poiché non credo di avere la stoffa necessaria per questo tipo di comunicazione e penso di non essere un’ “artista 2.0”, per cui spero ancora di incontrare il mio pubblico ai miei concerti.

 

 

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

 

Non ricordo, credo più di dieci e meno di venti. Penso che purtroppo ci sia troppa offerta per l’attuale domanda e che quindi anche i progetti interessanti (e ce ne sono) rischino di passare inosservati. Purtroppo oggi ci si annoia facilmente e si dimentica in fretta e un mercato saturo e velocemente mutevole come quello attuale non fa altro che alimentare questo meccanismo. Credo che l’errore più grande che possa fare certo indie italiano sia quello di criticare il mainstream, ma contemporaneamente utilizzare le stesse regole e imitarne le mosse. Il risultato potrebbe essere più conservatore di certa tradizione tanto temuta, con la sola differenza di togliere alla musica il carattere “popolare”, nel senso più nobile del termine e quindi allontanare ulteriormente il pubblico e potenziare il sistema del riciclo continuo e dell’ “usa e getta”.

0