PAVESE RUDIE…reggae d’autore

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PAVESE RUDIE
presenta
PAVESE RUDIE
PRODUZIONE ( musicale e non): Baracca Records
DISTRIBUZIONE DIGITALE: Bizzarri Records

Con una band che lo ha supportato per questo album d’esordio che è tutta gente che ha fatto e sta facendo la storia del reggae capitolino e non (da Radici del Cemento a Banda Bassotti), Jacopo, in arte PAVESE RUDIE, inizia una storia solista (senza lasciare comunque BARACCA SOUND, di cui è membro attivo) in cui si mette un pò a nudo. Un album molto personale. Nei testi e nella musica emerge una profonda sintesi di tutti questi anni passati dall’artista in giro per palchi e dancehall. E’ un album Reggae con tinte hip hop, che rappresenta al 100% il percorso di crescita di Pavese Rudie. Musicalmente la scelta delle batterie digitali è stata la scommessa sulla quale ha più puntato., per cercare di raggiungere uno stile essenziale e potente, pulito ed incisivo. Dosare ogni strumento e cercare di inserirlo, proprio e solamente, quando ce n’era bisogno. Less is more, insomma… E si sente. Ascoltare Pavese Rudie per credere.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Minimale, potente, ricercata, conscious.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
Il mio ultimo lavoro, nonché primo da solista, si intitola “Pavese Rudie”, titolo omonimo. E’ un disco nato partendo da voce e chitarra. In una seconda fase siamo poi arrivati alla scrittura di ogni singola linea strumentale, registrata in seguito dai musicisti che mi hanno permesso di arrivare al suono che cercavo. L’ultima fase è stata quella della scrittura dei testi, con relativa registrazione delle voci.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Risponderei sorridendo che cerco di fare il musicista, non il Pr.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
Sono importanti nel momento in cui riescono ad essere strumento di comunicazione immediata tra l’artista ed il pubblico. Non potranno però mai sostituire il contatto reale che si ha con le persone durante i live. Dietro ad uno schermo, comunque, ogni cosa subisce un filtro.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
Il Reggae, mio genere preferito, vive soprattutto di artisti indipendenti. La scena sta cambiando con la rapidità con la quale cambiano le tecnologie. La ricerca musicale è stata resa più facile grazie alla rete, ma questo se da una parte ha reso possibile accedere a moltissima musica, dall’altra ha quasi azzerato quel processo di ricerca che poi alla lunga portava alla definizione di uno “stile”. In sostanza il pericolo è che ci sia una propensione verso la quantità, a discapito della qualità.