Nella stanza invisibile degli Strani Giorni: il nuovo disco

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L’invisibile spazio” è il secondo disco della band romana Strani Giorni, una realtà abbastanza navigata che opera nella scena capitolina da circa una decina d’anni. Il tipo di proposta che arriva viene portato avanti con una coerenza invidiabile: qui si suona un pop rock nudo e crudo, senza fronzoli, pieno di chitarre e dichiaratamente mainstream. Da un punto di vista tecnico e stilistico il lavoro è ineccepibile; da quello dei testi ci sarebbe qualcosa da dire in alcuni episodi ma tutto sommato siamo nella media (bassina) delle morbide rock band che viaggiano sulle rassicuranti frequenze delle nostre radio. Almeno tre canzoni sono decisamente convincenti da tutti i punti di vista, vale a dire “Camaleonte” e “La mia generazione“, dove il piglio rock è decisamente prominente, oppure la power ballad “La speranza” (dove nel ritornello il fantasma dei Modà fa minacciosamente capolino).

Il vero problema di un disco come quello in esame è nel suo essere canonico e ossequioso oltre ogni misura nei confronti di un mercato levigato dai dettami estetici del sistema radio: qui ogni canzone è perfetta per il mondo delle frequenze fm, cattiva e aggressiva ma non fino in fondo, rock patinato che non riesce a graffiare del tutto. La domanda da porsi è perché ascoltare proprio loro? Il rischio per un prodotto del genere è quello di affossarsi in un mercato super saturo, nonostante l’adesione formale a certi stilemi del rock. Un disco prodotto benissimo con le sonorità giuste per piacere a un pubblico medio distratto. Le carte per sfondare in questo contesto nazionale ci sono, basta solo trovare un buon radio plugger. Questione di priorità, gusti o punti di vista.