NANCO Acerrimo autoproduzione

971

DIGIFILE-3 ante-1tagliCD-1taglioBookSx-AT4013-B

distribuito in diverse tabaccherie in Italia (per info; [email protected])

disponibile su tutte le piattaforme digitali tramite Tunecore

Ex finanziere attivo nell’anti terrorismo, attualmente tabaccaio alle prese con i tic degli italiani (slot machine, gratta e vinci), con il suo album d’esordio, ci regala un disco di 12 brani intensi e inattaccabili in cui si dimostra subito autore dalle grandi doti e anche arrangiatore di gusto ed eleganza. Si destreggia con padronanza tra rock e ballate da cantautorato di grande impatto emotivo e poetica originalissima. Ascoltare “Il periodico di turno” per credere.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Intima, graffiante, penetrante, trascendente.

 

Come si intitola la tua ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il mio “primo” album in uscita il 15 marzo 2016 si intitola “Acerrimo” e consta di dodici canzoni.

Il percorso di produzione è iniziato con la realizzazione di un videoclip girato ad “Amsterdam” per la canzone omonima.

Nel marzo 2015 è seguito il lancio di un secondo singolo, che si chiama “Per ogni lacrima”.

Anche per questa canzone è stato realizzato un videoclip, da dare in pasto al pubblico del web e dei social più in generale.

L’intento era quello di testare il “prodotto”, volevo capire se effettivamente il primo singolo, che mi aveva regalato una piccola popolarità, fosse stato un caso oppure no.

Evidentemente non era stato un caso, avendo ricevuto anche il secondo singolo numerosi consensi.

A questo punto è nata la voglia di scrivere, produrre, registrare e cantare “Acerrimo”

Nella pre-produzione, il sound presentava venature musicali leggermente folk che mal si sposavano con l’idea del progetto in se.

E’ iniziata da lì una riflessione sul tipo di sound che meglio si addicesse ai pezzi, tutti rigorosamente partoriti dalla mia chitarra acustica e che, proprio per questo motivo, sono spesso risultati di difficile interpretazione, relativamente agli arrangiamenti da adottare.

Devo dare merito alla mia band, e a chi ha mixato l’album.

In pochissimo tempo siamo riusciti ad intuire quale potesse essere la chiave giusta, ed alla fine credo di aver portato a casa un ottimo risultato.

 

 

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Io non faccio il PR, vorrei comunicare con la mia musica, e tramite la mia musica cercare di farmi conoscere ed apprezzare.

Ad una domanda simile, che credo potrebbe farmi il gestore di un eventuale locale in cui suonare, risponderei con un sorriso, invitando lui a crearsi un seguito per il suo locale, usando internet, i social la pubblicità classica, a prescindere da chi ci suona dentro.

Vorrei essere riconosciuto come l’artista, non come l’organizzatore di eventi.

 

Quanto sono importanti i social per la tua musica?

Importantissimi!!

Senza i social Nanco il cantautore neppure esisterebbe.

In epoche più remote, il problema principale per un artista era quello di potersi mettere in vetrina e diciamolo, le chiavi della vetrina, in mano  alle case discografiche, non si sarebbero potute ottenere molto facilmente suppongo.

Oggi con internet ed i social è possibile mettersi in vetrina, senza l’avallo di major e quant’altro…

E’ questa una vera e propria rivoluzione a livello comunicativo.

Rivoluzione che in ogni caso da la possibilità di potersi mettere in luce.

Poi è chiaro, magari chi guarda la vetrina vorrebbe tirarti una sassata, è il rischio del mestiere, va accettato.

 

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Negli ultimi sei mesi son riuscito a vedere giusto Andrea Appino, che ha suonato vicino alla zona in cui abito, per il resto poca roba visto che son stato quasi sempre in studio a provare o ad inventare.

L’underground indipendente, per quanto mi riguarda è l’unico bacino in cui poter pescare qualcosa di interessante.

La musica “commerciale” segue canoni, molto probabilmente imposti, che poco lasciano all’immaginazione oggi.

I prodotti da radio mi sembrano tutti uguali, e sono sicuramente pensati per poter sedurre sempre lo stesso pubblico, con prodotti quasi sempre uguali.

Nell’underground trovo l’arte grezza, non contaminata da bisogni commerciali e pertanto vera.

So di essere impopolare, ma se non ci fosse stato  l’underground in questo paese,credo sarei già emigrato da un pezzo.

Detto fra noi, spero io stesso di essere annoverato un giorno fra gli artisti dell’underground italiano,piuttosto che fra quelli del panorama “Classico”.

Vorrebbe dire per me aver centrato l’obiettivo, senza essere diventato necessariamente commerciale a tutti i costi.

Io sono Nanco!