Mini guida emotiva a Burrasca, nuovo album dei Maryposh

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Un caloroso saluto a tutti gli internauti che si avventurano su radiotweetitalia.com!
Dopo la meritata pausa estiva delle nostre rubriche, finalmente si ricomincia.
La prima mini guida emotiva della stagione è dedicata al secondo studio album della band Maryposh, dal titolo Burrasca.

Recensione di Daniele Verdolini

La band, composta dagli elementi storici Diego Spezie e Bruce Turri e rinfrescata dalla new entry Elvira Caobelli alla voce, è pronta a festeggiare alla grande i quindici anni di percorso personale ed artistico insieme, con la voglia di trascorrerne altri quindici.
L’album raffigura il flusso di coscienza di una donna, una donna pronta a confidarsi e a dire tutto di sé. Una sorta di numero di burlesque, in cui poco alla volta, si spoglia dei pensieri, delle emozioni, dei desideri. E non esiste nulla di più sensuale, di una donna che si denuda interiormente. Che siate uomini, o donne, non fa differenza: toglietevi le scarpe, mettetevi comodi, spegnete le luci.
E lasciatevi sedurre…

Il primo pezzo è Autoterapia. La dura accoglienza della burrasca emotiva si traduce in un classico e godibile rock italiano. E’ il vento che si sposa con la salsedine della voce vellutata di Elvira, è il caos mentale che crea un erotismo sfrenato e quasi inconsapevole. Un brano che lascia indubbiamente il segno e affama le orecchie. Ed è solo l’inizio.
Regina è la prima delle declinazioni della donna immaginaria, ma comune. Si raffigura una sovrana atipica, contraria al suo stesso ruolo, che preferisce andare in giro col suo mantello sporco. Regina e prigioniera delle parole dure del suo consorte. “Ma lo scacco è matto”: l’insoddisfazione si fa azione. E l’azione si fa libertà.
Il terzo brano della tracklist è Cattiva: un brano che sembra promettere un’atmosfera pesante, come un’evoluzione del brano precedente. L’intro si dilunga, per aumentare la suspense nella mente di chi ascolta. Poi finalmente, la voce, seguita dalla chitarra dissolve le nubi e tutto si fa chiaro: nell’introspezione della donna rappresentata dai Maryposh emerge la fragilità di un’anima segnata dal tradimento, combattuta tra il desiderio di chiudere gli occhi e far finta di niente, e il riconoscere l’impossibilità di dimenticare. Dove ogni silenzio si fa pesante e carico di colpevolezza.

L’ascolto prosegue con Burrasca, titolo che dà anche identità all’album: la sensazione di inquietudine e confusione resta saldamente la costante fissa della narratrice, ma la stessa confusione orbita attorno ad un punto fisso, cioè lui. L’uomo che nonostante tutto illumina il cielo del suo cuore. E però non sembra sufficiente a placarla. Anzi, lei si trova più a suo agio di quanto non immagini, in questa tempesta. E’ essa stessa a tenerla in vita, anche più dell’amore.
Quinto brano, giro di boa. Petalo di Fiore è il primo elemento di rottura nella narrazione tormentata, l’atmosfera si alleggerisce, con il magistrale arrangiamento di Lorenzo Masotto. Nello spettro di emozioni si affaccia per la prima volta la dolcezza. La tempesta interiore lascia spazio a una dichiarazione d’amore. L’aggressione che prelude agli amplessi animaleschi lascia spazio all’intensa delicatezza del fare l’amore. Nel flusso di coscienza si compie un ulteriore step successivo: l’amore ha lo stesso peso della confusione. Forse.
La traccia successiva è Guardami. Il verbo all’imperativo è un importante connotato per questo nuovo capitolo. Il sound si fa nuovamente sostanzioso e carico, per raccontare un’esigenza irrefrenabile di colmare la distanza, di essere adorata. Di essere completamente donna.

Settima track, Angelo Bianco. La fine di una storia, la fine delle passioni. La fine di un’amore. Ma soprattutto, la fine dell’idealizzazione dell’altro. Non era un angelo, non era una creatura soprannaturale. Era solo un essere umano, con i suoi sbagli e i suoi difetti. Finisce l’idillio, finisce la magia. Forse, è finita anche l’illusione della perfezione. Ora inizia la libertà.
Ci apprestiamo ad ascoltare l’ottavo brano, forse il più ammiccante e radiofonico: L’amore Fa Male. Mentre Elvira canta, possiamo tranquillamente immaginare la donna del flusso di coscienza danzare suadente sulle note di questa canzone, davanti ai nostri occhi, stretta nel suo vestito che lascia poco all’immaginazione. Verità popolare: l’amore fa male, come una sbornia andata troppo in là.
Ed ancora avanti si incontra Sir John Maggio. Torna l’artiglieria pesante, per sostenere una caduta nel vuoto, nella solitudine, nello smarrimento. Persino le lacrime vengono soffocate. Per tutto l’album si sono costruiti muri, si sono rette convinzioni, si sono elaborate certezze. Ma tutto cade, tutto va in macerie. E adesso?

Concludiamo con un colpo di scena. Niente amara riflessione, niente sorso di cicuta musicale, niente rock ad alto livello. Tienimi è la vera dichiarazione di resa della donna protagonista, narratrice e oggetto di Burrasca: al diavolo i tormenti, al diavolo l’incertezza che diventa fulcro della vita. Le macerie del brano precedente sono le basi per costruire una nuova fase della vita, che finalmente mette al primo posto l’amore dell’altro. E la nostra donna lo ha compreso e lo ha accettato, con una serenità tradotta in un suono pacato ma intenso, gustoso. Perché in fondo, le burrasche interiori sono parte di noi e restare in balìa di esse diventa anche confortante. La vera sfida, è abbandonarsi a chi si ama.

Termina l’ascolto di Burrasca, album dei Maryposh. Album assolutamente da non sottovalutare, un album che non ha la presunzione di capire l’intero genere, ma che ha provato a raccontare una donna, che forse non esiste, ma potrebbe aiutarci a capire quelle che conosciamo nella vita di tutti i giorni.

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