Le Strisce, tra atmosfere cupe e decadenti, tra disagio e poesia

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Scritto da Sally

Un pop-rock di buona qualità quello che emerge da questo terzo album de Le Strisce; Hanno Paura di Guardarci Dentro è un prodotto ben fatto in cui nulla è improvvisato.

La cosa migliore sono sicuramente i testi: profondi e ben curati, mai scontati, a volte duri e a volte poetici, ricchi di spunti di riflessione, che nei momenti più ispirati ricordano i grandi cantautori degli anni ’70. Non è certamente un album easy-listening: sono canzoni che vanno ascoltate attentamente per coglierne il messaggio contenuto, che rispecchia bene quest’epoca di crisi sentita nel profondo da una generazione che l’ha vissuta già dalla propria infanzia, e che si sente a disagio, anzi Nel disagio (titolo del singolo d’esordio) in una società che ha paura di guardare dentro di loro, e dentro se stessa.

Musicalmente è un rock forse un po’ sintetico, poco melodico, ma che rivela tutta la sua intensità dopo il primo ascolto.
Ci Pensi Mai è forse il pezzo più significativo dell’album, ma anche Comete, Andrea o Cosa Deve Fare un Giovane d’Oggi per Potere Ridere (il pezzo dal ritornello più accattivante) sono da menzionare. Le atmosfere cupe e decadenti sono ben rifinite dalla voce graffiante ma fredda, quasi tagliente, del cantante.
Nell’insieme un album che vale la pena ascoltare.

Giusto menzionare anche la provocazione dell’ hashtag #CattelanVaffanculo lanciato dalla band e che ha accompagnato l’uscita dell’album. Resta però l’interrogativo su quale sia in realtà il Cattelan che il gruppo ha mandato a quel paese. L’artista Maurizio, o il presentatore Alessandro? Sul web, curiosamente, coesistono le due versioni, entrambe ampiamente argomentate.

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