Le good vibes di Azzurra stanno tutte nel suo ep Blue Eyed Soul

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Il 4 Novembre è uscito Blue Eyed Soul di Azzurra, prodotto da Cuba Rec.

Scritto da Angela Mingoni

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Blue Eyed Soul, l’Ep di Azzurra, ragazza bianca italianissima, è raffinatamente accattivante.
Fa riferimento a quel mondo della black music più blasonata, come solo gli americani, si dice, sappiano fare.
Questo concetto è tanto vero, quanto il fatto che il pezzo introduttivo, Blue Eyed Soul, ricalca quel Feelin’ Good del 1965, interpretato (l’originale) da Cy Grant.
La base è inconfondibile e Azzurra non fa nulla per nascondere l’evidenza; in fondo poi non avrebbe senso il contrario.
“It’s my blue eyed soul” dice e lo ripete con una forza crescente che sta a sottolineare il fine ultimo del singolo; dimostrare a noi, e forse inconsapevolmente a se stessa, quanto si senta viva.
L’idea di base in questo Ep è di stravolgere il soul, grazie all’ausilio di una voce graffiante e decisa che inonda l’ascoltatore di un’energia positiva, di quelle positive vibrations che tutti gli album dovrebbero dispensare.

Azzurra però non è sola; nel viaggio la accompagna, primo fra tutti, Rootsman.
Lo spazio che lui si prende in It’s Fun , seppur ristretto, dovrebbe far tremare colei che lo accompagna perché davanti ad un così imponente carisma anche i più forti rischiano di cedere. Ma la realtà, a conti fatti, è diametralmente opposta: il frontman dei Train to Roots, seppur impeccabile, non toglie luce alla nostra protagonista che sa prendesi il suo spazio e altresì lo sfida a chi lo fa meglio (il pezzo), regalandoci un’ ottima melodia complessiva.
L’ Ep si concede un ulteriore cameo, che vede la partecipazione di Momar Gaye, altro astro del reggae contemporaneo. La sua partecipazione è sì limitata, ma da comunque una tonalità più decisa a Love, così come quel continuo ripetersi di quel “bom bombom,bom bom” sul finale che conferisce una cadenza preziosa, ritmata al punto tale da sollevare le sorti di un pezzo che altrimenti resterebbe mestamente appiccicato allo sfondo.

Chi ha la fortuna di poter sfruttare una voce che tocca i toni più alti del rigo musicale, può decidere di cavalcare al massimo la sua dote e spingere. Il rischio concreto però è di non stupire più, a lungo andare; è come se l’ascoltatore si assuefacesse e facesse l’abitudine al gorgheggio e questo diventasse, infine, una cosa del tutto normale, ecco perchè con Don’t Scream non restiamo inchiodati alla sedia.
La base ritmica ci riporta indietro agli inizi del 2000 quando le Destiny’s child (o meglio Beyoncè), erano star incontrastate della ruggente scena r’n’b americana.
Ciò che da vera forza all’artista sta proprio nel sound, mai scontato e mai banale che per capirlo basta rivolgere l’orecchio a Be Lose che ci trascina nel mood della dance dei ruggenti seventies.
Un sound,dunque, che ha un forte sapore internazionale e poco a che fare coi prodotti italiani, e menomale bisogna aggiungere.

Azzurra non scimmiotta, propone. Il guizzo creativo traspare nitido tra le note che la voce ed il carisma impreziosiscono di certo.

Una volta ascoltate anche Out of this World e Wizard si rimane con la netta sensazione che qualcosa manchi, che l’Ep in effetti sia davvero ben fatto ma non ancora da togliere il fiato.

Una cosa, probabilmente la più fondamentale, si deve ammetterla; una bianca che si destreggia con naturalezza tra le note di una musica considerata in tutto e per tutto nera non è affatto facile da trovare e noi abbiamo avuto il piacere di ascoltarla.

E, ricordiamolo ancora, è pure italiana, il che, per una volta non è di certo un male.

 

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