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L’amore, l’indie e il Pigneto: Degà ci racconta il suo ultimo singolo “Gin Tonic”

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Gin Tonic” affronta il tema della separazione, dal quale scaturisce un’ossessiva preoccupazione del futuro, per via della mancanza di certezze ed abitudini alle quali si è stati ancorati per anni. La chitarra acustica che scandisce strofe e ritornelli, accompagna l’ascoltatore in un crescendo melodico dove emerge tutta la tensione lirica dell’artista accostata ad un arrangiamento dalle sonorità contemporanee. Il testo salta continuamente tra passato, presente e futuro, usando come riferimento il celebre cocktail “Gin Tonic” visto inizialmente come motivo di divertimento e condivisione, trasformatosi poi in elemento sostitutivo, usato come rimedio al dolore dell’abbandono fino a divenire elemento nostalgico. Il brano, poi, rimanda a riferimenti del quartiere romano del “Pigneto”, dapprima luogo storicamente pasoliniano diventato poi simbolo del nuovo movimento indie. Gaetano Marrone alias Degà ci racconta tutto quello che c’è dietro il suo ultimo singolo pubblicato lo scorso 19 novembre.

Gin Tonic, tuo ultimo brano utilizza l’amore per parlare anche di incertezze. Oggi tu ne hai?

Si certo, effettivamente l’incertezza che ha il protagonista della canzone, ovvero di cosa gli riserverà il futuro, è super riconducibile a quello che stiamo vivendo oggi, ovviamente nella canzone tutto gira intorno all’amore, mentre Noi adesso viviamo un’incertezza un po’ più complicata. Abbiamo dovuto smontare abitudini radicate da anni ed abituarci a dinamiche che non avremmo immaginato neanche lontanamente, parlo almeno per la mia generazione, che fortunatamente sotto l’aspetto legato al “Grande Sacrifico”, siamo stati fortunati, abbiamo sempre navigato stati in una certa “Zona Comfort”.

Gin Tonic Cover

La copertina del singolo “Gin Tonic”

Il testo e la storia che viene descritta sono autobiografici? 

Sicuramente in ogni canzone c’è un po’ dell’autore, anche in questo caso che la storia del protagonista è il racconto di una confidenza di un mio amico. Però nel momento in cui entri in vena creativa, è inevitabile che vai a scavare nell’ archivio delle tue emozioni, per rievocare un’esperienza dolorosa che ti aiuta raccontare meglio la canzone, un po’ come l’attore al teatro che deve piangere. Chi di noi non ha mai sofferto amore?

Musicalmente invece Gin Tonic suona molto più incisiva e irruente rispetto al singolo precedente, Bramarti: vuoi dirci che l’abbandono lascia un segno maggiore rispetto all’amore corrisposto?

Si musicalmente è decisamente più incalzante, sicuramente “il grido di dolore” che ne scaturisce da una separazione è nel complesso più graffiante e lascia delle cicatrici sul cuore, poi quando ci vai a rimuginare sopra, scrivendoci una canzone, si aprono e fanno male, ed inevitabile controllare in una canzone.

Si accenna, in Gin Tonic, anche al fatto che l’alcool o nello specifico il cocktail omonimo, diventi un mezzo per riempire il vuoto amoroso. Pensi possa essere un “cattivo messaggio” per chi ascolta? Perché hai scelto proprio il titolo Gin Tonic? 

Spero di no, anzi, nel brano si racconta di quanto l’utilizzo di un espediente del genere possa risultare devastante. Anche se a dire il vero ho avuto qualche problema con la campagna pubblicitaria sui social, mi hanno bloccato la sponsorizzazione al di sotto dei 18 anni, per via del riferimento al Cocktail sia nel testo che nel titolo. Considerando quello che fanno oggi i teenager, a me questa cosa fa veramente un po’ ridere. Per quanto riguarda l’uso del titolo “Gin Tonic” è dovuto dal fatto che era un elemento che ho potuto utilizzare in 2 chiavi diverse nella canzone: all’inizio della storia era elemento di piacevole condivisione, alla fine elemento sgradevole auto sabotaggio.

Gin Tonic ha anche un video che lo accompagna, diretto da Valentino Vigo Orciuolo e che è stato girato in un parco. Come mai questa scelta? 

Il videoclip è girato sempre a Roma, a Villa Borghese, l’idea è stata quella di concentrare il focus, come dicevo prima, soprattutto sull’espressione dei protagonisti, e di lasciare come unico sfondo la malinconia di un parco in autunno. Anche perché la storia si è consumata in Autunno, proprio pochi giorni prima del quel viaggio a New York, tanto aspettato, quanto rimpianto.

Quali tematiche affronterai nel nuovo album? Puoi darci delle anticipazioni? 

Sicuramente si partirà dal quello che è stato fatto negli ultimi due brani. Ovviamente cercheremo di sperimentare nuovi sound e ritmi diversi, rispettando sempre il DNA di Degà. Ci saranno canzoni con ritmi più incalzanti e leggere, canzoni con una vena più cantautoriale, e ballad che ci ricongiungono a primi due singli, ma i contenuti, il cuore ed i colori saranno sempre quelli che ho utilizzato per gli ultimi.