Laederbraun – “Ade”

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I “Laederbraun” sono un gruppo Lecchese davvero niente male. Abbiamo ascoltato con attenzione il loro ultimo lavoro, “Ade”, di seguito c’è quello che pensiamo sul disco.

Il disco parte subito in quarta con “Barracuda” un pezzo che ricorda i Litfiba, soprattutto nelle chitarre, che assumono i toni di Ghigo Renzulli che a sua volta aveva rubato qualcosa a Santana. Le liriche di “Isabella Conca” in tutto questo, sembrano polemizzare sottilmente sul mondo della musica contemporanea in generale, sembra di sentire l’affermazione: “Oggi tutti vogliono essere artisti”.

Già dal secondo brano, “Vertigine” capiamo che la band ha svariate influenze musicali e che queste riescono ad uscir fuori dagli strumenti palesando l’esperienza dei suoi interpreti. Questo pezzo assomiglia moltissimo a “Since i’ve been loving you” dei Led Zeppelin, il Rock con la R maiuscola insomma, ma anche il blues, anzi il Blues.

In “Son qui per te” e “21 Gr” comincia a venir fuori la tecnica vocale invidiabile della cantante “Isabella Conca” , nel suo timbro particolare e versatile si riesce a cogliere qui e la un po’ di “Giorgia”, un’altra che di tecnica ne sa a bizzeffe e che anche per questo a volte può risultare un po’ stucchevole, ma non è questo il caso, qui si fa il Rock. In “21 Gr” ci si addolcisce particolarmente ad ascoltare il violoncello che si fonde perfettamente con le ritmiche incalzanti Bonahmiane nel finale. Siamo arrivati più o meno a metà disco, e sembra di sentire dei maestri che suonano, forse diplomati al conservatorio o forse istruiti da qualche guru sconosciuto.

“Marea” è una canzone molto intima, che parla del passato e di parole che non hanno effetto, forse perché il passato è passato e non nonostante vorremmo tornare indietro, non si può. Riecheggiano sentimenti di un’amore svanito che alla fine si trasforma in rabbia e frustrazione. Con “Virtuale” si torna ai Litfiba, e forse anche un po’ agli AC DC , sembra di sentire le valvole degli amplificatori di Angus che esplodono, questo pezzo ci ricorda che i “Laederbraun” sono una band che diverte, che fa ballare fino allo stremo se ci aiutiamo con qualche bevuta in più. “Spirali” sembra raccontare di un abbandono carnale, mentre “Occhio nudo” di uno spirituale, molto bella la coda del pezzo, forse la parte più interessante fino ad ora, senza nulla togliere al resto ovviamente. King Crimson?! Si, si sentono anche loro in questo disco, in particolare nell’ultimo pezzo “ Instabile”, dove i “Laederbraun” ci lasciano con un ultimo brano parecchio grintoso ed energico.

In conclusione, i “Laederbraun” ci sono sembrati adatti a lottare in uno scenario musicale italiano post-apocalittico, fra bar per fighetti del centro e locali squattrinati di periferia loro avranno sempre qualcosa da dire, e questo può essere un grande pregio, ma forse anche un difetto. Siamo sicuri di voler suonare per noi o stiamo suonando per la gente? E’ forse questa la domanda che i “Laederbraun” dovrebbero farsi, ma tutto questo sia ben chiaro… E’ solo per trovare dei difetti in qualcosa che difetti non ne ha, per puro senso critico insomma. Quindi tanto di cappello ai “Laederbraun” e avanti così!