La semplicità in Life In A Motion-Picture Soundtrack

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Scritto da Tommaso Germinario

Quelli del cerchio sono essenziali, quelli del cerchio sono sdolcinati e un po’ sognatori. Due di loro studiano medicina (come chi scrive); e due anni fa hanno avuto una grande idea.

I torinesi Federico Norcia (chitarra e voce) e Marco Marzolla (batteria) chiamano a raccolta Giuseppe Gamarra (chitarra), Alessandro Strumia (chitarra) e Lorenzo Bevacqua (basso), fondando così i The Circle.
E’ stato determinante l’incontro con OmidJazi, produttore artistico della band, nonché tastierista live dei Verdena.
Il 16 Settembre 2014 esce il primo album, Life in a Motion-Picture Soundtrack.

Li ho definiti essenziali perché la lunghezza media dei loro brani è di appena tre minuti, buona per il genere, un misto tra post-rock, pop e britpop.
L’inizio dell’album dei The Circle è subito un piccolo cerchio, ossimorico e provocatorio: dopo l’introduzione c’è subito la fine.
Intro è un brano degno delle sonorità dei SigurRòs, di cui credo che i The Circle subiscano l’influenza (si veda anche il timbro del basso in Roll It Over, che tanto ricorda quello di Georg Hólm); ed ecco che parte immediatamente The End, il che è paradossale e meraviglioso.

Il cantante comincia a cantare con una certa audacia, senza preoccuparsi degli schemi tradizionali, che di solito prevedono un’introduzione strumentale più ampia, per poi lasciar spazio alla voce.
E’ come se dopo questa “fine” ci sia il vero inizio, arpeggiato, in sordina, pronto a crescere al ritmo incalzante della batteria: è Green Like Soul (Part 1), primo singolo del gruppo.  

Mi ha piacevolmente colpito la dolcezza del brano Troubled, così come la malinconia della ballata Cold in the Desert.
Degna di lode la conclusione, Outro, sotto diversi punti di vista: l’album ha una composizione ad anello (ecco il grande cerchio), comincia con un’introduzione e finisce con una conclusione, e sono poche le band che ci pensano; un vecchio piano suona; in sottofondo, c’è la pioggia.

E’ vero, è sbagliato, o perlomeno pregiudiziale, giudicare un lavoro dalla copertina: ma, se vi fiderete della bellezza dell’immagine di copertina dell’album, non sbaglierete affatto.

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