LA MUSICA INTERSTIZIALE DEI BYE BYE JAPAN

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BYE BYE JAPAN – IN THE CAVE (DCAVE)

Partono subito con una bellissima citazione (Elephant Talk dei King Crimson, vedi la prima traccia). Post prog rock? Diremmo proprio di no. L’approccio è tra il post punk, il rock nervoso degli Yeah Yeah Yeah (che ci vengono in mente grazie alla voce della front woman), la wave cavernosa di Siouxsie (ancora un rimando doveroso a una donna, grazie alla cantante), o ancora i Come di Talia Zedek (nei brani più lenti, malati e, appunto, cavernosi). Disco spigoloso ma molto ben fatto, grazie anche al solito lavoro impeccabile del produttore siciliano Daniele Grasso, da sempre vicino ai suoni bluesy e noise e alla wave d’altri tempi.

-Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Interstiziale. Economica. Emotiva. Sincera.

-Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
La nostra ultima uscita è “In the cave”. Un disco di 10 canzoni (un album si sarebbe detto una volta) uscito per DCave Records. Il disco è stato prodotto, registrato e mixato da Daniele Grasso che ci ha aiutato a consolidare la strutturazione di un suono credibile e personale, esaltando quelli che sono (crediamo) i nostri punti di forza: compattezza e spontaneità.

-Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Come reagiamo sempre quando ce lo chiedono. Cercheremmo di spiegare che nonostante le nostre serate sono fortunatissime sotto questo punto di vista, noi continuiamo a crederci dei musicisti e non dei “butta dentro” e che se si preferisce assoldare un’accorata coverband si è liberissimi di farlo. Portare gente ai nostri concerti non è il nostro lavoro

-Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
Non molto. Certo, grazie ai social, c’è oggi la possibilità di farsi conoscere in maniera più immediata. Noi, di volta in volta, ci limitiamo a comunicare ciò che facciamo. Non compriamo promozioni, nè spingiamo più di tanto. Non ci piacciono quelle band che usano toni parossistici per pubblicizzare ciò che fanno. Forse per questo noi abbiamo numeri più credibili di altri. La nostra forza sta però nel fatto che a chi piacciamo davvero, viene ai nostri concerti e diventa davvero parte di un qualcosa di molto più importante. I nostri fans non sono i nostri amici, ma spesso finiscono col diventarli. Ci piace pensare che stiamo costruendo un magnifico castello, con fondamenta solidissime, selezionando accuratamente “pietra per pietra”.