La Maratona piglia tutto dei Pagliaccio

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pagliaccio1Vaivaivaiciao è il tormentone. Geniali, incredibli, sempre concreti e intangibili, loro sono i Pagliaccio che dopo una campagna di Crowdfounding sono riusciti ad arrivare al traguardo e a portare a casa i soldi necessari per la produzione di questo nuovo disco.

LP è fresco, divertente e, come ci ha abituato il gruppo di Biella, per niente scontato.
I tre componenti riescono a giocare con le parole e con la musica come pochi riescono a fare.
L’album convince molto al primo impatto.
Analizzano la società con la giusta leggerezza e ironia che di questi tempi sembra non essere più di moda.
Un gruppo che ultimamente sta conquistando molti palchi e che dire di loro:
tre allegri ragazzi folli che appena li vedi e ci scambi quattro chiacchiere ti fanno sorridere.
Loro sono Pagliaccio Uno, pagliaccio Due e pagliaccio quattro. Pagliaccio 4?
Si il tre lo stanno aspettando (anche se dalla regia ci avvisano che da poco si è aggiunto un nuovo componente).

Ogni singolo è ben strutturato, testi per niente banali, ironici ma non sempre, reali.
I Pagliaccio li abbiamo conosciuti al MEI e prima ancora intervistati in Radio ed è uno dei gruppi della realtà indie nazionale con un potenziale incredibile e i titoli di giornale e i palchi che stanno conquistando ne sono la chiara dimostrazione.

Noi di Radio Tweet Italia siamo molto felici di aver co-prodotto questo album!!

Come nasce l’idea di la Maratona? Volete evocare qualcosa con questo titolo o è semplicemente la solita burla stile Pagliaccio?

Ma tutte le burle di Pagliaccio hanno sempre un risvolto serio!!

Comunque sicuramente vogliamo evocare quella che secondo noi è una fin troppo facile ma perfetta metafora della vita: La maratona è una fatica immane che però alla fine concede una enorme soddisfazione, come un dono, una ricompensa a chi è arrivato alla fine. E ricevere quella ricompensa vale tutta la fatica e la sofferenza che si prova lungo il percorso!

Avete condiviso palchi con altri nostri amici come Cortex. Durante la serata cal cap 10100 di Torino, ci è stato raccontato da Bianco, avete fatto il sold-out. Come ci si sente, dopo aver “corso tanto”, vedere una platea così gremita?

Una soddisfazione grandissima: ti senti che così “è come dovrebbero andare le cose” e ti sembra, e torniamo li, il giusto premio per tanti sacrifici e impegno. Il problema è che non sempre capita così e non si raccoglie quanto magari si merita…ma serate così sono perfette, bellissime. E per giunta si riesce a suonare anche incredibilmente meglio e con più facilità!

Avete anche voi partecipato a Sofar Sounds. Quali sono le differenze e le emozioni che si provano su un palco con davanti 600 persone e un pubblico più ristretto come quello di Sofar?

Ovviamente diverse ma entrambe speciali. A noi piace moltissimo la dimensione “casalinga” del concerto…Anzi ti dirò che alcune volte capita che sui grandi palchi si patisca un po’ “la lontananza” dal pubblico, anche se alla fine noi siamo comunque diretti e comunicativi. Ma creare un rapporto col pubblico, una vicinanza è ovviamente più facile nelle situazioni piccole ed intime. E il concerto in casa o in ambiente molto ridotto ha comunque un grande fascino. Io penso che in realtà ci siano band che forse soffrono un po’ quella dimensione, perché semplicemente hanno un approccio diverso al live. A noi piace tanto, ci viene naturale e siamo sempre ben contenti di realizzare concerti di quel tipo. Pensa che lo scorso anno siamo passati dal palco di Rock in Roma in apertura ai Lumineers a, la sera dopo , un terrazzo nel centro di Milano. Abbiamo un ricordo molto bello di entrambe le serate, ovviamente intensità diversa.

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Ringraziamo i Pagliaccio e ora non resta che ascoltarveli e vedrete che sanno come nuocere gravemente alla vostra salute.

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