La delicata ferocia de La Bestia Carenne

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Scritto da Angela Mingoni

Catacatassc’ sono le lucciole, Catacatassc’ è la decisione di non voltarsi più indietro, non perché sia troppo tardi ma perché proseguire nelle intenzioni deve essere  l’unica soluzione possibile.
Catacatassc’ è un intro furtivo di trombe strafottenti e corde pizzicate.

L’ascoltatore si immerge in un viaggio lastricato di folk e si lascia sedurre dalla pacata voce narrante che sorniona, trascina il volenteroso soggetto in realtà fatte di terre esplorate e sudore.
La voce, quindi, si assume intenzionalmente il ruolo di cantastorie (pensiamo ad esempio a Billy il Mezzo Marinaio) tradendo, spesso, la provenienza partenopea forse più per un desiderio di non venir meno alla propria identità piuttosto che per una mancanza di impostazione.

Sebbene detestabile, diventa necessaria una micro classificazione di genere; l’album de La Bestia CARENNE ha in sé l’eco di quelle sonorità underground tipiche del buon Capossela ma senza i travestimenti e senza scimmiottamento; Il Sapore o Transkei  o Uno Studente e Vysotskij  trascinano una malinconia legata a doppio filo alle chitarre leggere intervallate dal sapore dell’armonica da un lato e dal banjo dall’altro.

La Vacanza di un Ferroviere è forse il pezzo più energico; il testo ha il giusto mordente della canzone d’autore,  parla della realtà avvolgendola con veli di mal celata ironia. La voce è per la prima volta roca e poco pulita ma non per questo meno elegante.   
Le note corrono inesorabili e decise in questo album, l’interazione tra gli strumenti è unica e sempre raffinata.
La Bestia CARENNE non esagera mai, non alza i toni  ma questo non limita la sua libertà d’espressione perché si può essere taglienti senza bisogno di urla e strepiti.
La Bestia scava ed arriva a toccare le corde più profonde della coscienza.

Assistiamo, in sostanza, ad un lavoro complesso. La semiotica dei testi, legata a quella dei titoli, è un piccolo rompicapo (se pensiamo ad esempio ad Una Macchina Trasversale che altro non fa se non riferirsi alla bicicletta), un gioco che costringe i testardi a soffermarsi ed a soppesare ogni parola, anche se a conti fatti questi napoletani veraci e sinceri non pretendono che tutto venga interpretato ma esigono invece l’occasione d’essere ascoltati.

 

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