Jeunes Instants, l’EP d’esordio dei Paupière

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Recensione a cura di Marzia

Sopra le righe, stravaganti e d’oltre oceano: oggi parliamo dei Paupière, trio canadese che ha debuttato lo scorso 29 gennaio con Jeunes Instants, EP di quattro brani pubblicato dalla Enterprise Records (per l’Europa) e dalla Lisbon Lux Records (per il Nord America).

Dalla stampa specializzata, sono considerati tra i gruppi da tenere d’occhio per il 2016 e capiamo bene anche il perché: la loro musica apre subito un passaggio ritmico dentro le nostre melodie, il groove è potente, orecchiabile e penetrante.
Il tour europeo di presentazione è già iniziato lo scorso Marzo e vedrà varie tappe tra Italia (Firenze, Milano, Trento, Bari) e Francia; scelta non casuale se si pensa al fatto che i loro testi si ispirano allo scenario del sound elettronico francese degli anni 80 (i testi sono tutti in francese) e che la loro musica si inserisce perfettamente nello scenario indie e hipster della musica italiana.

Un variegato di influenze e stili che rende difficile ogni classificazione di genere, infatti, oltre ad essere un’immagine dell’elettropop canadese, anche per stile ed atteggiamento, i suoni ricordano vecchie sigle di cartoni anni novanta e i testi, crudi e diretti, danno spessore a questo gruppo che non è certo solo apparenza.

“Paupière” che in francese significa palpebre, è per la band il simbolo dello scontro tra consapevolezza e sogni, è lo sforzo quotidiano di trovare una via di collegamento tra dentro e fuori; le “palpebre” di cui si parla, sono di Pierre-Luc Bégin (già con i We are Wolves), la visual artist Julia Daigle e l’attrice e compositrice Éliane Préfontaine, tre ragazzi che hanno unito diverse provenienze culturali per dare un nuovo look all’immagine francofona della loro generazione.

I Paupière, si sono incontrati per un caso fortuito, capendo subito quale alchimia li unisse, infatti, i tre, sono tutti artisti che si esibiscono in più di una disciplina e questo li ha aiutati a creare la giusta direzione artistica intorno al progetto; unendo gusto musicale, arti visive e passione per il cinema sono riusciti a costruire con divertimento un’estetica decisa e una performance artistica che ingloba più settori.

Cinq Heures, primo brano dell’EP, conta già più di 15mila visualizzazioni su Spotify ed è quello che, per sonorità ed incisività, si presta meglio ad un successo non soltanto elitario.
Un altro brano che trasporta è Elle et Lui uscito a gennaio con un video home made su “Vevo” in cui gusto vintage e bohémien si uniscono a scene di vita quotidiane e immagini casuali.

Non è musica per tutti questa, perché laboriosa e pompata, perché l’estro e l’immagine degli artisti è importante quasi quanto l’elaborazione di un testo che trasporti, perché non tutti apprezzano un uso così spinto del sintetizzatore e i ritmi pulsanti, perché la ricerca di stupore non sempre stupisce!
Belle voci unite a belle facce ma si ha il sospetto che qualcosa manchi: un ascolto, comunque, datelo, potrebbero stupirvi!

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