INTERVISTA AGLI STEREO AGE

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1. Ciao ragazzi, presentatevi al nostro pubblico.

Ciao a tutti, siamo gli Stereo Age, veniamo da Torino e suoniamo la musica che più ci piace e ci diverte, il pop punk.

2. Stereo Age, come dove e quando?

Siamo nati un po’ per gioco nell’autunno del 2010 dalla fusione di tre band precedenti, tra di noi ci conoscevamo già perché avevamo condiviso il palco diverse volte. Abbiamo iniziato un po’ come quasi tutte le band a fare qualche cover e da lì passare a scrivere pezzi nostri è stato praticamente immediato, anche perché era quello che volevamo fare, un progetto di inediti ispirato alla scena pop punk americana ed inglese che più amiamo.

3. Sembrerà banale come domanda, ma da cosa deriva il vostro nome?

Ce lo chiedono spesso in effetti! Dietro alla scelta del nome Stereo Age ci sono due motivi. Il primo, e forse più banale, è che volevamo un nome inglese breve e che fosse facile da pronunciare ma soprattutto da scrivere anche per chi l’inglese lo sa davvero poco. Stereo è una parola che si usa anche in italiano e Age è davvero breve e anche molto conosciuta, la sanno scrivere praticamente tutti. Il secondo motivo è che siamo tutti nati negli anni 80 (a parte il nostro attuale batterista Luca che è un po’ più giovane, ma lui è arrivato dopo) e si sa, gli anni 80 sono l’età dello stereo, il periodo in cui i ragazzi giravano per le strade con gli stereo giganti a spalle ascoltando musica.

4. “Eyes Closed” è il vostro nuovo singolo, ce ne volete parlare?

“Eyes Closed” è il primo singolo estratto da “Feels Like Home”, il nostro nuovo disco in uscita tra qualche settimana. E’ senza dubbio uno dei pezzi più significativi del disco e racchiude in sé le nostre sensazioni di trentenni alle prese con i ricordi del periodo adolescenziale, tra alti e bassi, momenti piacevoli e spensierati e difficoltà tipiche di un periodo della vita spesso complicato. Quante volte da ragazzini ci siamo trovati a fantasticare, chiusi nella nostra stanza, di come fosse il mondo là fuori e di quanto avremmo voluto scoprire ogni cosa. Viaggiavamo spesso con la mente alla ricerca di tutto quello che non conoscevamo e che speravamo di vedere ed imparare crescendo. Lo studio e la quotidianità spesso ci stavano stretti, avevamo tutti un’anima piuttosto ribelle, e la musica è sempre stata la nostra maggiore valvola di sfogo, una fida compagna durante quel periodo. Nella canzone è anche presente il featuring con Nick Diener, produttore americano e già cantante dei The Swellers, band attiva fino al 2015 che abbiamo sempre seguito. E’ stato per noi un vero onore poter collaborare con un artista come lui e siamo molto felici che il brano gli sia piaciuto.

5. Valutate la scena Pop Punk in Italia e voi come vi collocate al suo interno?

La scena pop punk in Italia vive di alti e bassi, periodi in cui sembra che ci siano mille band attive e ci sia un ritorno prepotente di interesse attorno al genere ed altri periodi invece più di magra. Band valide comunque ne abbiamo avute e ne abbiamo ancora molte, composte da persone che si sbattono e che portano in alto la nostra bandiera anche al di fuori dei confini nazionali. E’ chiaro che purtroppo non siamo più nel 2007/2008 in cui il pop punk anche qui da noi era riuscito a ritagliarsi uno spazio più importante nel mondo discografico, però la scena c’è ed è attiva, non è mai morta. Noi cerchiamo sempre di metterci il cuore e di tenere duro per continuare anche dopo tanti anni a portare avanti il nostro progetto musicale. Negli anni siamo riusciti a farci conoscere dalla scena e spesso anche a farci apprezzare, e di questo siamo molto felici. Quello che manca un po’ forse è il ricambio generazionale, avere una serie di band di giovanissimi che si avvicinino al genere e che si impegnino per portarlo avanti, ma siamo fiduciosi!

6. Grazie mille per il tempo che ci avete dedicato.

Grazie a voi e alla prossima!