Intervista a Phomea: genesi e segreti del disco “Annie”

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Ciao Fabio, vuoi raccontarci chi è Phomea?

Ciao! Phomea è il nome del mio progetto solista. Esiste da tantissimo tempo, da quando avevo circa 16 anni e mi chiudevo in camera a registrare idee su idee con un quattro piste. Negli anni è sempre esistito come side project in contemporanea con i miei gruppi principali, acquisendo però sempre più consapevolezza di sé.

Sono trascorsi circa 7 anni tra il tuo primo ep e il tuo album “Annie”. Come hai trascorso questo periodo?

Sì, è un’eternità, lo so :) Ai tempi facemmo questa prova con formazione a 3 elementi e registrammo l’ep “La stessa condizione”. Fu una bella esperienza, durante il 2013 lo portammo un po’ a giro live, soprattutto nei dintorni di Pistoia, ma il trio poi diventò duo (causa trasferimento in Germania di uno dei membri) e poi tornò ad essere progetto solista. Dal 2012 in poi inoltre eravamo impegnati con la preparazione del secondo disco dei SUS, uscito nel 2014/2015. Dopo lo scioglimento dei SUS ho cominciato a pensare al disco di Phomea e a fare dei live preparatori tra Pistoia e Prato, tra cui quello in apertura a Marco Parente.

Annie” è un disco molto intimo e fonde sonorità indie rock ispirate agli anni ’90 con un’attitudine cantautorale. I brani che lo compongono sono nati tutti nello stesso periodo?

Molti sì, l’idea del disco ha iniziato a concretizzarsi circa 3 anni fa, in quel periodo sono nati molti dei pezzi poi inseriti nel disco e molti altri pezzi che non hanno trovato posto dentro “Annie”. Molti sono nati insieme, come se fossero rimasti a maturare per troppo tempo e poi fossero esplosi tutti insieme.

Altri pezzi sono un po’ più vecchi ma il premio “anzianità 2019” se lo aggiudica “Santa Maria Elettrica”, un pezzo che risale in realtà al 2007 e che fu già registrato in versione minimal con un quattro piste analogico. Ho deciso di inserirlo in questo disco per un preciso istante in cui mia madre, sentendolo dalla stanza accanto, venne da me e mi chiese di riascoltarlo: era proprio “Santa Maria Elettrica”. Le piacque molto.

C’è una canzone, tra quelle di questo disco, alla quale sei più legato?

In realtà sono molto legato a tutte le canzoni, ognuna contiene un pezzo di me, della mia vita, di mia madre.  Devo dire che sono molto legato a “Santa Maria Elettrica” per il motivo che ti ho detto prima, ad “Annie” perché è stato il pezzo che mi ha finalmente sbloccato sull’idea di fare questo album e “Non ho memoria” perché, nella sua semplicità, racconta il preciso istante in cui l’incubo è iniziato, racconta l’amore di una madre che si prende carico di una cosa più grande di lei per non pesare sulle altre persone.

Oltre ad un suono molto diretto e privo di fronzoli, anche la grafica del disco è molto sobria e minimale. Qual è il messaggio che vuoi lanciare con il disegno della copertina?

La copertina mostra delle mani che mettono un casco in testa ad una donna. Questo gesto attivo può essere inteso come un augurio, un buon viaggio verso una meta lontana. Il casco può essere visto come un gesto di affetto o una protezione dall’esterno.

Ma il casco vuol dire anche isolamento dall’esterno. Vuol dire dimenticare quello che ti circonda o non volerlo ascoltare, accettare volentieri qualcuno che ti propone solo la sua versione, non avere memoria, non pensare ed andarsene con un mezzo sorriso sulle labbra.

La realtà è che ogni cosa è soggettiva, sinceramente non ti posso dare una spiegazione ben precisa visto che io stesso ce ne trovo parecchie :)

Tu cosa ci vedi nel disegno in copertina?

Io ero andata più tra il “materno” e il “surrealista”, vedendo nella sfera-casco una pancia incinta (il “materno”) che però diventa anche la luna e quando diventa la luna la donna incinta la guarda da lontano (la parte “surrealista”). Comunque magari su questa domanda facciamo un’intervista a parte (insieme ad uno psicoterapeuta, almeno per le mie visioni! Ahahah!). Ma andiamo avanti. Mi chiedevo cosa sta ascoltando con particolare interesse Phomea, o meglio Fabio, in questo periodo.

Devo dire che non riesco ad affezionarmi molto alle nuove uscite, non è una questione di sonorità o linguaggio ma di intenzione.

Dal vivo proponi la tua musica in acustico oppure hai una band che ti accompagna?

Al momento mi muovo totalmente da solo. Vado in giro con la mia fedele chitarra acustica, una loop per la voce, una loop per chitarra e vari effetti (perlopiù distorsioni).

Lo spettacolo live è parecchio diverso dal disco, in realtà si basa molto su un delicato equilibrio tra acustico e distorto, calma ed esplosività. Per ora mi sembrava la scelta giusta presentarmi live da solo, anche per avere un rapporto più diretto con chi ascolta, un dialogo. Non ti nascondo che mi piacerebbe prima o poi poter proporre il disco nella sua interezza con una band. Sono veramente due spettacoli molto diversi tra loro e mi piacerebbe sentire anche l’altra versione!

Per i più tecnici, ho una chitarra acustica che si “splitta” in 3 uscite diverse, una su ampli distorto, 2 dirette con effettistica e loop station.

A proposito di live: ne hai in programma per l’estate?

Dopo varie date di presentazione e la partecipazione al Cotonfioc Festival di Genova al momento ho in programma 2 live per il mese di luglio.

Il 7 luglio sarò a suonare al Pistoia Blues Festival e il 28 luglio al Serravalle Rock Festival. Stiamo lavorando per chiudere qualche altra data di presentazione per l’estate. Da questo autunno in poi invece vorremmo poterci muovere un po’ in tutta Italia per presentare il disco nei locali. Vi farò sapere!

Per la tua esperienza, sia quella da solista che quella come membro di S.U.S. e Sparflatz, qual è la situazione della musica dal vivo in Italia? Ritieni ci siano abbastanza spazi? Il pubblico preferisce le cover band che fanno canzoni che conosce oppure questo secondo te è solo un luogo comune? E cosa faresti per cambiare la situazione, se potessi decidere tu?

Anche qua sarò molto breve. La situazione è drammatica, raramente riesco a vedere il “piacere della scoperta” (o dovrei forse dire “il rischio della scoperta”?), si preferisce comunque andare a sentire musica conosciuta o con un nome, rimanere nella propria comfort zone, senza rischiare di farci davvero toccare da qualcosa di nuovo.

Sul discorso cover band non saprei… So solo che le poche volte che mi capita di andare a vedere una cover band trovo almeno il doppio delle persone rispetto alla serata con musica originale, chiaramente se parliamo di emergenti.

Gli spazi ci sarebbero anche, solo che sono spesso inaccessibili alle nuove realtà.

Cosa fare per migliorare? Intanto, da parte dei locali, rispondere alle richieste, anche se non arrivano da “addetti ai lavori”, credo sarebbe un buon inizio, magari anche con un “no, non ci interessa”, feedback negativi, imprecazioni, barzellette o altro… sarebbe comunque l’inizio di un dialogo.

L’indifferenza uccide ogni cosa.

In realtà in questa risposta non sono stato così breve come pensavo!

Lasciaci qualche link per poterti ascoltare e seguire.

Allora, potete trovare qualche informazioni su Phomea direttamente sul sito web https://phomea.com o su facebook https://www.facebook.com/phomea
Mi trovate anche su instagram con il nome di ph_phomea

Potete trovare l’album “Annie” praticamente su tutte le piattaforme di musica, vi lascio il link spotify:

ARIS SENESE