Il Salotto di Malcom

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Siamo a due passi dal futuro e, sempre tenendo il futuro per i capelli, facciamo un bel salto nel passato. E come destinazione scegliamo gli anni ’60, cari amici di Malcom. E copritevi che li fa freddo, dicono. Oggi dunque metto su le stampe dei grandi film, “La dolce vita” aveva luce da qualche ora e così nasceva anche un Celentano americano e, in generale, quella certa abitudine di prendere dal resto del mondo – ovviamente tutto americano – abitudini e costumi e canzoni e modi di vivere. Ci piaceva assai amici di Malcom. OLDEN sale le scale e si accomoda vestito di futuro, lui e il suo compagno di suoni Flavio Ferri che gli ha dato mano preziosa per restituire a questo disco una personalità forte. Anzi direi quasi definitiva. OLDEN pubblica “A60”, immaginandosi quest’autostrada lungo tutto quel decennio. E da quell’Italia della canzone leggera non prende i successi di Modugno ne quelli di Battisti (tanto per aprire e chiudere). Prende quelli meno conosciuti. Quelli che meno floridi di luci e di autografi. Li prende, li riveste, li rispetta e ne fa un disco davvero prezioso. E noi siamo qui a celebralo…

Il passato. Torna sempre di moda il passato. Perché secondo te?

Non so se effettivamente torna sempre di moda o se invece piu’ semplicemente non se ne va mai del tutto; e credo che sia normale, soprattutto in un momento nel quale i punti di riferimento spesso sembrano mancare, dal punto di vista culturale, estetico, politico.

Il passato, nel mio caso,  é la risposta ad una necessitá di bellezza, un contatto reale con le cose, una specie di guerra personale all’effimero.

Ma soprattutto perché per parlare di grandi opere dobbiamo sempre riferirci al passato?

Bé non é detto che debba essere per forza cosi’, anche se ritengo che una “grande opera” ha sempre bisogno di un po’ di tempo per essere davvero compresa, digerita e poi eventualmente amata. Ma abbiamo degli esempi attuali di bellezza contemporanea in molti campi oggi, come ad esempio le serie tv, mai come ora la qualitá di questo prodotto é stata cosi’ alta (a proposito, alla fine ho ceduto e mi sono convinto a vedere “Games of Throne”, recuperando le puntate perdute prima della nuovissima attesissima stagione. Arrivo sempre tardi, ma arrivo :))

E questo é solo un esempio, non é sempre necessario guardarsi indietro per trovare espressioni artistiche di qualitá. 

Come cantautore cosa si prova a cantare cose scritte da altri? Cioè il concetto – se me lo passi per praticità – di cover come lo vivi?

Lo vivo bene, anche perché ho sempre cantato anche qualche cover durante i miei live, mi é sempre piaciuto misurarmi con pezzi di altri, entrare nella testa di artisti importanti, significativi. Anche se in questo caso credo di tratti di versioni che non hanno molto a che vedere, spesso, con l’originale, per cui quasi lo sento come un disco di inediti alle volte (che non me ne vogliano gli autori! :))

“A60”, come dici tu, contiene canzoni poco conosciute o comunque che hanno fatto poco successo. Eppure svetta “Tutta mia la città”. Come mai questa scelta che esula da questa filosofia?

Tutta mia la cittá é una canzone che sin da piccolo mi ha sempre fatto un effetto particolare, soprattutto musicalmente; mi piaceva l’idea di metterla in questo album perché rappresenta davvero un ricordo lucido della mia infanzia.

Cos’hai inevitabilmente tenuto fuori da questa scelta di brani?

L’album doveva essere composto da nove brani, uno per ogni anno dei ’60, per cui sono state sacrificate davvero tantissime canzoni, probabilmente piu’ celebri di quelle che poi sono finite nel disco. Come sempre ogni scelta comporta delle rinunce, ma credo che A60 possa davvero rappresentare il mio personale viaggio attraverso le canzoni di un’epoca cosi’ significativa per la musica.

Sei cosciente che questo disco sembra un disco di inediti? Segno di un lavoro davvero fatto con grande personalità… che ne pensi?

Intanto ti ringrazio perché era proprio questa l’intenzione di questo progetto; credo anch’io che con queste canzoni possa uscire fuori il mio “mondo”, il mio stile, le mie intenzioni artistiche. È un disco che sento mio esattamente come tutti i miei album precedenti, e penso che questo sia davvero il risultato piu’ significativo. 

Ma giá sto pensando al futuro, non ho smesso mai di scrivere e presto spero di essere pronto per un nuovo disco di inediti, per cui… “stay tuned”! 

Dalla rete pesco questo singolo “Resta”. Dalla rete ascolto questa canzone, da ignorante ho pensato al nuovo pop italiano, da ignorante non mi sono fermato come tutti. Sulle prime. Poi fermandosi, ascoltando, il piglio e la sostanza erano ben altri. Ma io non sono da meno, cado nella trappola dell’ignoranza come tutti. Ecco una bella domanda che resta: tanta qualità che ha fatto il giro del mondo, oggi saremmo in grado di capirla? Girerò questa domanda ad Olden per mano di altri colleghi…