Il Salotto di Malcom: Vito Solfrizzo

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Oggi suona del buon rock d’autore, di quello pop, di quello senza pretese, di compiti a casa e di grandi dischi che ispirano bene. Io ci vedo i Dream Theater ma anche quel ruvido Purple che non fa mai male. Io poi ci vedo anche del sano pop main stream che fa sempre bene agli appigli per i più tradizionalisti. Vito Solfrizzo, pugliese, cantautore rock come direbbe la critica. Un secondo lavoro che suona metal a tratti: “La Terra dei Re”, un “concept” (con le dovute virgolette) che ruota attorno ai concetti sociali di massimi sistemi, personali e pubblici, di precariato, di sfruttamento, di alienazione spirituale e, non ultimo, di romantiche emozioni tutte terrene. La terra di questi “Re” che governano i giochi. Certamente il tutto ha un taglio ambizioso cari amici di Malcom, un taglio rock che quasi non si vedeva da tempo… ed io spolvero allora i caschi dei riders americani e verso del buon rum di stagione e poi vediamo come affrontare questa conversazione. Suona metal, suona rock, suona la voce pop di Vito Solfrizzo.

Il rock come non suonava da tempo. Il pop come è in uso per le grandi produzioni internazionali. Insomma: hai un tiro assai ambizioso o sbaglio?

Più che ambizioso direi che faccio ciò che mi piace. Mi piace il rock e mi piace cantare in modo che l’ascoltatore possa apprezzare la melodia; è il mio modo di scrivere canzoni.

E in questo scenario di pop elettronico, il target di pubblico quale pensi che sia?

Io penso che la mia musica possa essere ascoltata da un pubblico ‘radiofonico’ e dal classico amante del vecchio rock.

Chi sono i “Re” di questa Terra secondo te? 

Questi fantomatici re sono tutta quella gente che è al potere che gestisce altre persone. Politici, professori, datori di lavoro (sono solo alcuni esempi) credono di avere il mondo in proprio possesso, ma la storia ci insegna che le grandi rivoluzioni possono portare a cambiamenti importanti, e siamo solo noi a poterli attuare.

Curiosa la copertina… decisamente anni ’80… ce la racconti? 

Nella copertina ci sono due terre. Una ormai è in distruzione causata dalla errata gestione dei ‘Re’ che la governano, e poi ci sono io che con la chitarra cerco di impedire la collisione con la nostra terra popolata da gente che si aiuta fra loro e cerca di realizzare qualcosa di veramente importante per il pianeta. 

E parliamo anche delle ispirazioni di queste scritture… ti va? 

Il disco può essere definito come un concept album, nel senso che ogni brano ha un suo ‘Re’ che può far parte della terra in distruzione oppure della terra ‘viva’; quindi per quanto riguarda la terra in distruzione, ci sono varie citazioni sulla politica italiana, talent show e programmi TV spazzatura, e più in generale quella voglia di combattere e cambiare il mondo.

A chiudere: il video di lancio che passeremo a completamente di questa intervista lo trovo assai in linea con il pop quello main stream. Come mai questa scelta?

È un video realizzato in base al significato del brano. Quella forza di affrontare il potente che il protagonista non riusciva a trovare, una insicurezza che si è portato dietro da tanto tempo e che lo porterà al solito rifiuto. Durante la realizzazione del video non ho mai pensato ai video del pop main stream, come ho sempre fatto anche in studio per l’album, realizzo i miei progetti in base a ciò che sento e provo realmente.

Il video di lancio appunto: guardiamolo. Che sia main stream o meno poco importa. Di questo disco appunto colpisce l’istinto che non ha freni inibitori per liberare l’espressione che ha di dentro…