Il Salotto di Malcom: THE SOFTONE

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Come dire: mandiamo in onda la semplicità dei ricordi e la sottile nostalgia di un suono intimo che si fa giallo d’autunno. E tutto questo colorando il quadro di tinte americane, di quel alt-folk che diviene pop d’autore internazionale e che mai svenderei al mercato per due lire. Oggi, amici di Malcom, ritrovo la musica di Giovanni Vicinanza che da tanto ormai si fa conoscere con il nome di The Softone. E con un master ultimato a Milwaukee, scorre l’attenzione su questo lavoro pregiato, quasi timido, quasi resiliente: “Golden Youth”. La meraviglia della giovinezza, la bellezza di queste note che scorrono, la magia di un equilibrio che non chiede al futuro digitale la trasgressione e la novità ma soltanto la celebrazione di una forma canzone che è solo e soltanto espressione di se, di un momento, di una mancanza, di una novità. Semplicità in questo disco dove trova spazio autunnale anche delle dolcissime orchestrazioni d’archi che non guastano, non ingombrano, non fanno ombra. Ascoltiamo belle cose oggi in questo salotto…

Io partirei da un concetto che mi stride. Leggo che questo nuovo disco è stato chiuso in America. Eppure il suono e la scrittura mi fa pensare tanto al Regno Unito. Non sei d’accordo?

Si vero, le canzoni hanno un suono prettamente europeo infatti sia la fase di scrittura che la gran parte delle registrazioni (sezioni ritmiche, batteria e basso e pianoforte acustico) sono state sviluppate in Italia nel mio studio situato in una posizione molto suggestiva alle falde del Vesuvio. La parte finale delle registrazioni e della produzione (voci, pads, vocoder, mix e mastering) sono stati eseguiti negli states a Milwaukee, Wisconsin. Durante questa esperienza americana, oltre ad essere influenzato nel mood dalle atmosfere innevate della città, ho avuto anche modo di andare a diversi concerti: Bon Iver, Collections of Colonies of Bees e Mark Porterfiled dei Field Report dove sono stato rapito da soluzioni vocali e strumentali per me nuove ed affascinanti da offrirmi spunti di ricerca e nuove soluzioni per terminare le mie canzoni. 

Softone… richiama molto il concetto di toni soft che ascolto ovunque in questo disco. È una coincidenza?

No assolutamente. Fin dal principio, il nome del progetto è stato scelto per richiamare al mood soft e intimo delle mie canzoni. “Soft” sta per la delicatezza del suono e “one” sta per il mio stato d’animo solitario. I due album centrali sono un po’ diversi però perché nati da collaborazioni con artisti del campo jazz e blues.

Radici e origini. Non sono la stessa cosa, non trovi? Secondo me questo disco celebra più le seconde che le prime… non so come la vedi…

Qui sono ritornato alle mie sonorità folk-pop più intime. Come These days are blue, anche Golden Youth è un disco ispirato che è nato da un bisogno primordiale di dar voce alle mie emozioni attraverso l’espressione musicale. 

Non trovo un video di lancio… come mai?

Penso che una canzone in sé non abbia bisogno di essere spiegata con delle immagini che scorrono. Capisco però perfettamente che i videoclip oggi sono molto importanti infatti ho deciso poi di rilasciare a fine gennaio 2020 il videoclip musicale della canzone “Surprising me”.

E oggi che siamo nell’era dell’apparire, del feticismo estetico, dell’effimero… come reagisci all’indifferenza che viene spesso restituita laddove un disco, un’opera in genere, richiede attenzione, approfondimento?

Siamo molto distratti per tanti motivi: l’era digitale ci ha invaso di tanta musica, siamo saturi e questa cosa ci porta a degli ascolti veloci di tanto e niente, senza dare la giusta attenzione a dischi o bands che meritano davvero. È triste ascoltare musica da un cellulare o addirittura iniziare una produzione di un disco ed ascoltare il risultato finale da un telefonino, è davvero deprimente, a parer mio. Ma è anche vero che, con la musica liquida si ha modo di scoprire tante cose belle da godersi a casa: ci sono siti come Bandcamp dove si ascolta musica liquida in alta risoluzione, puoi trovare anche artisti importanti che rilasciano perle musicali e rarità, ai loro fans o agli ascoltatori appassionati, che altrove non trovi. Questa è una dimensione che personalmente preferisco attualmente a quella attuale “inutile moda” del vecchio vinile che non solo costa tanto ma suona anche male.

A chiudere: con questo quarto disco, Giovanni Vicinanza si sta avvicinando ad un equilibrio o è sempre in cerca di evoluzione e di trasformazione? Pensando al tuo suono, credo sia più la prima che la seconda… no?

Il suono che vorrei ancora non l’ho trovato e quindi sono sempre in eterna ricerca. Ho abbozzato delle nuove canzoni solo chitarra e voce e già sembrano avere un suono molto gradevole ed avvolgente. Sono quasi al punto di trovare il mio giusto equilibrio mentale e sonoro per le mie prossime canzoni. 

Una canzone in se debba avere la forza per spiegarsi da sola. Vero. Lo diceva Battisti anni e anni fa. E non solo lui… ma prima ancora di questo, temo manchi la forza delle persone nel sedersi ad ascoltare, di immergersi e perdersi lasciando da canto il proprio ego per incontrare l’io di un’altra persona. Mancando questo… manca ogni cosa affinché l’uomo diventi altro oltre se. Dalla rete peschiamo “I Wish”, in questa forma lo-fi molto casalinga… e non serve altro amici di Malcom…