Il Salotto di Malcom: SAVAGE

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Che dire amici di Malcom. Questa volta mi faccio bello di fronte alla storia. Passato e futuro si intersecano senza per niente contraddirsi o rimescolarsi. Oggi si celebra il passato con nuove cose, con nuovissimi suoni e nuovissime canzoni. Scritture attuali che però al passato devono tutto. Torna in scena il mitico flusso pop elettronico anni ’80 di SAVAGE, l’artista di “Tonight”, lui che per tanti anni ha collaborato con grandi come Zucchero e non solo… una carriera vastissima che si corona oggi di un secondo disco personale: “Love and Rain”, disponibile anche in doppio vinile per DWA Records. E provatelo a metterlo sotto una puntina di buona qualità per fare un viaggio supersonico di grandissimo mestiere. Un suono spettacolare, un gusto magnetico per il design delle melodie e quella internazionalità che non ha da rimpiangere niente alle proprie origini. Savage conferma tutto il potenziale che aveva lasciato. Il piacere e l’onore di ritrovarlo, seduto e accomodato in questo salotto virtuale.

Onore e piacere quello di averti qui nel mio piccolo salottino virtuale. La prima grande domanda è: cosa ti ha spinto a tornare in scena?

Intorno al 2005, dopo tanti anni di inattività come cantante (mi ero dedicato a scrivere e produrre altri artisti), sono tornato a cantare in pubblico allo Stadio Olimpico di Mosca, 25 mila persone. Un successo incredibile che mi ha spinto poi a continuare con l’attività live dei concerti. Russia,Polonia, Paesi Baltici, USA, Messico,Canada…ovunque andavo i fans, i giornalisti, i DJ mi chiedevano “quando un nuovo progetto”. Non potevo deluderne le aspettative e, dapprima con un po’ di timore ed emozione, mi sono messo a scrivere. Alla fine le canzoni sono venute fuori di getto, come aver scoperchiato un bauletto pieno di preziosi, una dietro l’altra.

“Love and Rain”. Un po’ come dire pace e guerra?

La caratteristica principale delle mie canzoni è l’amore e la malinconia, da qui la scelta del titolo. A disco finito mi sono accorto che in diverse canzoni c’era la pioggia, l’amore poi era quasi in tutte….

Un disco senza chitarre… quindi è possibile. È stato un caso o una scelta?

Non era voluto, ho usato chitarre in passato ma essendo tastierista è ovvio che i sintetizzatori hanno la predominanza. A disco finito posso dire che non ne ho usate perchè non ne ho sentito l’esigenza. 

E quindi perché richiamare dal passato “Only You”? E perché questa versione – diciamo – orchestrale?

“Only You” è stato il mio più grande successo a livello mondiale. La registrazione con l’orchestra è nata per caso, dall’idea di un amico. Quando ho avuto tra le mani il demo ho pensato di inserirla, mi sembrava un grande omaggio per i fans. Capisco che è un po’ diversa dal resto dell’album, infatti mi è venuto naturale inserirla al N°16…ma è una “chicca” sonora che ha avuto riscontri altissimi tra gli ascoltatori. É una sorta di bonus track. Quando la canto nei concerti scoppia il finimondo, minuti di applausi. É una canzone immortale e i vicini ne accentuano la melodia.

La musica digitale di oggi… quanto è intervenuta nella tecnica del tuo disco?

I brani sono stati scritti e realizzati come se fossimo ancora negli anni ’80, quindi scrittura voce e pianoforte, ritmica elettronica realizzata con Linn Drum, Roland 808, Simmons, e poi tastiere vintage, dal Minimoog ai Roland al Prophet. Tutto è stato registrato in digitale con l’utilizzo di processori moderni. La scelta del sound anni 80 è stata chiara sin dall’inizio, volevo fare un album che fosse esattamente la ripartenza da dove mi ero fermato a fine anni 80. Io non sono un grande fan della tecnologia moderna la uso ma sono convinto che appiattisce il suono. Le canzoni degli anni 80 erano registrate su 24 tracce e quindi dovevi selezionare gli “ingredienti” perchè potevi usarne pochi. La voce aveva quindi il suo spazio da protagonista. Oggi invece si usano 150/200 tracce, un muro di suoni, tutti belli ma anche tutti uguali, che si “divorano” la voce. La melodia quindi non è più essenziale ed è per questo che le canzoni sono tutte “carine” ma te le dimentichi dopo sei mesi. Se ascolti un album di Battisti, il re del pop italiano, sentirai soprattutto una voce e dietro un accompagnamento…e le sue canzoni resteranno per secoli….

E dalla rete c’è tantissimo da prendere. Ma risuona con una sottile vena di nostalgia questo “I Love You”… e questa vena nostalgica in fondo in fondo non è mai passata, anzi risuona, dentro queste basse frequenze, dentro questo fluire di sospensioni digitali che soltanto un grande maestro come Savage ha saputo immortalare in questo presente dove l’indie pop può solo che scimmiottare la radici.