Il Salotto di Malcom: S.O.S. – Save Our Souls

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Finalmente amici di Malcom. Finalmente. Quanto sono felice di tornare indietro nel tempo, fin sopra i banchi di scuola, fin dentro i pomeriggi del sabato che pregustavi già la serata, fin lungo tutta la notte che avevi passato a suonare dentro il garage dell’amico. E che meraviglia ritrovarsi al pub per una birra… che persino i pub di oggi, magari uguali negli arredi, non hanno più quello spirito di un tempo. E di sottofondo c’era il rock a mantecare tutto. E certamente quello degli SOS è storico tanto da nascere proprio nel doposcuola della mia adolescenza. Il pop che poi cambia faccia di quando in quando diventando rock, facendosi di chitarre elettriche con soli e melodie cantabili, arricchendosi di contenuto d’autore ma senza allontanarsi dalle abitudini quotidiane… beh amici di Malcom, non ha prezzo. Esce “Esse o Esse” il nuovo disco degli S.O.S. – Save Our Souls. Ed io sono felice com un bambino…

Benvenuti nel salotto di Malcom. Ma secondo voi… con gli SOS dobbiamo parlare di pop o di rock?

Considerato che siamo un quartetto che non usa le tastiere se non come colore qua e la nelle incisioni direi rock…è un tipo di energia che ha sempre fatto parte delle nostre canzoni…d’altra parte non disdegniamo la melodia e la bella scrittura, ma sempre con un vestito per l’appunto, rock.

E perché questo titolo per un disco che sembra essere molto spirituale?

Siamo ripartiti dopo un periodo di stasi, il titolo ed il disco servono a chiarire chi siamo e quale sarà la nostra direzione. Insomma da qui si riparte, questi sono gli SOS oggi e probabilmente domani.

Che poi le chiavi di lettura sono sempre in bilico tra il personale e il sociale. E invece vi chiedo: quanta autobiografia nasconde?

Dipende dai brani…è inevitabile scrivere influenzati da ciò che ci accade o ci circonda, ma non necessariamente parliamo sempre di noi stessi…a volte è bello anche raccontare delle storie.

Parliamo del suono. Sento forti radici classiche in ogni angolo di queste canzoni o sbaglio?

Certamente…il disco è ricco di influenze, di tutto quello che ascoltiamo o abbiamo ascoltato…a volte sono piccole cose che probabilmente notiamo solo noi, a volte sono delle vere e proprie citazioni…per esempio, Venere acida ha un sound dichiaratamente alla Tears for Fears e sul finale ha una citazione dei Radiohead, non mi fermare contiene una citazione dei Rolling Stones, Ancora vivere è un omaggio ai Frankie goes to Hollywood, Presidente ha delle chitarre armonizzate alla Microcosmos di Bartok…insomma le influenze sono davvero tante, anche nei dettagli, per chi riesce ad ascoltare con attenzione.

Parliamo del vinile visto che siete, come dire, recidivi. Cosa significa per voi questo supporto?

Il vinile è un supporto che ti spinge a trattare con cura la musica e ad ascoltarla con attenzione, è impossibile non amarlo già solo per questo. La crisi della musica ha a che fare anche con la natura del supporto. Per noi il vinile ha un grande fascino…è attraverso il vinile, il suo odore, le copertine, le buste interne che ci siamo innamorati della musica. 

E se vi dicessi che vedo in questa copertina dei simboli alchilici? O comunque un diretto rimando a loro?

I simboli sono affascinanti e misteriosi…se pensi a Led Zeppelin 4 o ancora di più a Love dei Cult…io ho passato parecchio tempo chiedendomi a cosa alludessero e a cercare di capire il significato…in questo caso rappresentano le canzoni, nulla di esoterico.

Ci salutiamo con il concetto di musica live. Suonare dal vivo è sempre una lotta… la vostra storia cosa racconta?

Gli Sos hanno avuto un’intensa attività live, a volte raggiungendo dei compromessi che oggi non possiamo più accettare. Oggigiorno è difficile. Sembra che tutti vogliano sentire solo cose che conoscono già, è assurdo. È l’ epoca dei replicanti…si vede gente idolatrata per quanto bene imita questo o quell’altro…e poi, le basi…la ricerca della perfezione formale con l’ausilio di sequenze registrate ha raggiunto livelli che definiremmo da frode. Per come la vediamo noi, un concerto è un concerto, un’esecuzione umana, per cui poco ci interessa se ci sono degli errori di esecuzione, quello che ci interessa è ciò che trasmette l’artista o il gruppo live, non che sia identico al disco o perfetto nella forma. 

In rete peschiamo questo “Venere Acida”, il vero singolo di questo lavoro che suona rock senza passare dal via. E anche qui il ricordo di quel meraviglioso gioco di parole che il pop storico italiano ha sdoganato in lungo e in largo… la musica, l’amore, la vita…  la bellezza della semplicità che, anche se poco a poco si contamina di futuro, resta sempre fedele alle didattiche di un passato glorioso. E non scordiamocelo mai per favore…