Il Salotto di Malcom: Rossella Aliano

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La musica d’autore si tinge ancora una volta di rosa e nel colore tenue dei sentimenti mi lascio scivolare da un velo “scuro” di intimità epica e romanzata. Certo è che in questo salotto mancava lo space pop…ed il vostro buon Malcom non ci pensa due volte a cercarlo per voi e per me soprattutto…ed è così che do il benvenuto a Rossella Aliano che oggi ci presenta il suo primo lavoro personale dal titolo “Blood Moon”. E direi che già dal titolo la prospettiva si fa lunga e seducente. Dopo le avventure più folk e meno ermetiche dei Liberadante, la cantautrice siciliana cambia totalmente registro e si precipita a capofitto dentro le trame digitali con testi che non sono proprio di primo pelo ne di immediato riscontro. Un disco lungo, intenso, forte e decisamente intimo. La genesi dell’uomo? Ricaviamola tra le liriche di “Blood Moon”. A voi la palla:

Ciao Rossella…caspita, 14 inediti sono tantissimi. Oggi che siamo abituati al tutto e subito…
Jovanotti fa di peggio! A parte gli scherzi, ho messo insieme dei brani che avessero una sorta di filo conduttore, è una storia, un viaggio con un inizio e una fine. E ho lasciato nel cassetto tante canzoni che non facevano parte della stessa narrazione.
Oggi è tutto velocissimo si, ma vorrei che almeno ogni tanto ci si prendesse una pausa, almeno per ascoltare un disco, come si faceva una volta– Seduti sul divano, spacchettando l’album e seguire la musica leggendo i testi. Senza fretta tutto ha più sapore.

Non pensi di aver scritto cose troppo “difficili” (passami il termine) per un momento pop decisamente superficiale? Nell’ottica di voler parlare alla gente…intendo…
No, non credevo di aver scritto musica impegnativa, c’è tanta melodia, tanti riff che rimangono in testa. Per quanto riguarda i testi non voglio sottovalutare il pubblico, credo che ascoltando senza fretta “Blood Moon”, il messaggio sia abbastanza chiaro e alla portata di tutti, tutti quelli che hanno voglia di fermarsi un attimo ed ascoltare davvero.

Quanto c’è di autobiografico e quanta musica hai rapito alla vita che vedi attorno?
Ogni cosa che scrivo è autobiografica, sia per un fatto accadutomi personalmente sia per quello che osservo attorno a me. I brani che ho vissuto e sudato sulla mia pelle in particolar modo sono tre: “Todo va bien”, “Parole nella notte” e “Real”, tutti e tre nati da esperienze traumatiche, ma il bello di scrivere canzoni per me è questo, soffrire per poi trasformare il veleno in medicina.

Mi colpisce come, ancora una volta, il disco sia lontano da spotify, itunes e tanto altro…poi questo che è un disco decisamente digitale…perché?
Da Febbraio 2017 “Blood Moon” sarà disponibile anche in digitale, certo. Ma per almeno il primo mese dall’uscita voglio coltivare il mio romanticismo e pensare che la gente voglia acquistare il disco fisico, averlo tra le mani, annusarlo, sfogliare il book e conservarlo nella propria discoteca. Sogno troppo?

Immagine. Torniamo su questo concetto: quando la smetteremo tutti di apparire invece che di essere? Forse è questo che canti nell’ultimo brano dal titolo “Real”?
In realtà “Real” racconta il risveglio da un coma. Una persona a me molto cara, un anno fa, per un ictus è entrato in coma rimanendoci per venticinque lunghissimi giorni. Lui dormiva e io scrivevo Real…”svegliati” imploravo. Non appena ho completato la stesura del brano, il mio amico si è svegliato davvero. Legato agli altri brani, comunque, si, rappresenta in maniera metaforica la vittoria, il risveglio delle coscienze che oggi sembrano un po’ dormienti.

E poi arrivano i conti con la dura realtà. Perchè ti chiedo, come spesso chiedo a tutti gli emergenti: oggi che senso ha fare musica? Peraltro una musica così impegnativa come la tua?
Il senso è la coerenza per me, rimanere fedele a me stessa. Preferisco fare musica in un epoca dove poco conta impegnarsi che fare una vita che non mi appartiene lavorando in una fabbrica 12 al giorno o come cassiera in un supermercato. È una questione di scelte, e me ne assumo ogni responsabilità

In rete il video ufficiale di “Giuda”. L’omologazione umana, la diversità…che se pure nel 2017 oggi siamo ancora vecchi come tanti anni fa. E forse non saremo mai con la mente ed il cuore davvero proiettati al futuro…