Il Salotto di Malcom: Rita Zingariello

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Signori illustrissimi amici di Malcom, il vostro Malcom (appunto) si fa bello. E non bello solamente di estetica, ma bello di energia e di gusto. Significa che leverò dal questo salotto cianfrusaglie inutili, dischi di poco conto, appenderò dei quadri che siano precisi e puntuali. Lascerò in sottofondo il suo bellissimo disco che, dopo averlo fatto girare un bel po’ di volte quasi conosco a memoria. E poi lascerò anche un fiore al taschino, segno di tempi andati, segno di attenzione per le piccole cose. Ecco la parola chiave per dare il benvenuto a Rita Zingariello. Il suo nuovo disco dovete ascoltarlo ora: si intitola “Il canto dell’Ape” ed è un oggetto prezioso per la nostra poesia cantata, quella di oggi, quella in rosa, quella che dei dischi che segnano un passaggio – non dico nella vita di tutti, ma di sicuro almeno nella giornata di molti. Se poi è vero che ogni cantautore avrà almeno un disco con una produzione di grande livello, allora per la Zingariello forse è proprio questo qui. La canzone colorata, un poco francese nei toni, sprizzante di felicità ed energia, si incastra in un mondo etnico e culturale, nelle osterie di Barcellona piuttosto che nei quartieri dove il sole del tango manda i suoi raggi. E non solo… quanto altro mondo c’è nella canzone di Rita Zingariello.

Finalmente un’artista donna in questo mare di uomini. Ma come mai questo disequilibrio di presenze in rosa nella scena della canzone d’autore italiana?
In un corso di management musicale fatto recentemente da Dalia, che segue il mio Booking, le è stato chiaramente detto che la cantautrice è una figura che non si colloca sul mercato attuale.
È il momento degli uomini con la felpa trasandata, del rap e del trap. Non chiedermi perché, sarà una moda del momento. Il pubblico vuole quello e avrà i suoi motivi. Ma io amo le sfide e proverò a galleggiare nel mare degli uomini :)

Eppure io sono convinto che se la canzone è emozione e sensibilità, in questo le donne vincono. Non sei d’accordo?
Non è detto che un uomo non possa essere più sensibile di una donna e di sicuro una donna può tenere un palco e convincere un pubblico tanto quanto un uomo. Di certo non è esattamente un momento in cui la massa cerca dalle canzoni emozione e sensibilità, che siano donne o uomini a cantarle.

Sbaglio o dalla canzone italiana non hai preso grandi cose? A parte quel gusto “pop” direi che appena possibile hai preso la via di fuga… sbaglio?
Diciamo che i miei ascolti si muovono più verso la musica internazionale e di diversi stili. Amo il jazz manouche ma amo anche la musica classica, amo l’indie pop dell’Europa settentrionale e la musica d’autore italiana di qualche decennio fa. Tutto questo probabilmente ha influito ed è confluito nelle sonorità del disco e dei musicisti coinvolti in studio di registrazione.

Un disco nato dal crowdfunding. Te la butto li anche per stuzzicarti un poco: molti pensano sia una dinamica un poco umiliante, del tipo elemosinare l’aiuto per fare qualcosa. Cosa rispondi?
Assolutamente non ho scelto una campagna di crowdfunding per elemosinare aiuto, piuttosto per mettermi in gioco e capire quanto chi avesse seguito il mio percorso artistico avesse davvero voglia che facessi un altro disco.
D’altra parte col crowdfunding accade che la gente sceglie di comprarsi il tuo album o di comprare un tuo concerto prima dell’uscita… non ti regala niente.
Si tratta di uno scambio tra l’artista e il suo pubblico; uno scambio addirittura rischioso perché l’artista potrebbe non riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato (almeno nel caso del tipo di campagna che ho scelto io per “Il canto dell’ape”).

Parlando di piccole cose, di inverno e di intimità. Non pensi che ci sia una incoerenza di fondo? Fare un disco è tutt’altro che restar chiusi nella propria casa fatta di piccole cose… sbaglio?
Le piccole cose di cui parlo (in una delle dodici tracce del disco) sono le cose quotidiane raccontate da una persona che vive in maniera semplice una vita fatta di grandi sacrifici, di grandi cadute e di grandi vittorie. Quella di maturare le canzoni in casa è una scelta cercata e voluta.
Non ho mai detto che scrivo canzoni tra quattro mura per lasciarle chiuse lì, solo che preferisco tornare nella mia piccola realtà per raccogliere i singoli momenti di una vita caotica ed ordinarli in silenzio per produrre un nuovo disco. Mi piace fermarmi una volta all’anno e tornare a muovermi fuori quando penso di avere qualcosa da dire, qualcosa che possa piacere o tornare utile a qualcuno. Non mi sembra incoerente che un disco, nato a casa, venga concepito per essere lanciato in spazi più grandi.
Ho visto cose grandi sgretolarsi in un attimo e cose piccole alimentarsi di luce costante e crescere fino a diventare giganti: “Il canto dell’ape”, che parla a tratti di inverno, parla soprattutto di primavera e in primavera di luce ce n’è sicuramente tanta. Incrociamo le dita :)

Dalla rete pesco il video di lancio della title track del disco. Coerenza e semplicità anche nelle immagini dirette da Dalia Grevala. E non penso siano a caso neanche i colori, come il rosso del suo vestito o come quel leggero sentore di polvere che ingiallisce l’aria circostante. Fate buon ascolto amici di Malcom.