Il Salotto di Malcom: Pablo Spero e Manu TerSo

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Sono sincero amici di Malcom. Non è che vada troppo pazzo per il pop dalle forme ibride tra quel che sembra rap, hip-hop e derive simili. Che per certi generi che vivono di un’individualità fatta di finissime caratteristiche, spesso colte e ricche di tradizioni urbane, si fa molta difficoltà a saperli codificare come meritano, soprattutto per uno come me che da questo mondo ha preso sempre distanze. Ospito in questo salotto virtuale il progetto Ep del duo Pablo Spero & Manu TerSo dal titolo “indieGENI” a cura di un duo che ha preso derive sempre evocative e dirette ad una congiunzione spirituale di loro stessi, anime artistiche sempre alla ricerca di un suono che potesse al meglio interpretare la loro espressione. Questo lavoro di 5 brani raccoglie il dubstep ma anche il rap metropolitano, quel pop digitale che si fa metrica cadenzata con gusto per narrare la vita che ci circonda con un piglio assai adolescenziale nel target. Ma non è questa una nota di demerito anzi di stile, un linguaggio ben cesellato a dovere in cui rientra a pieno titolo di coerenza la featuring di Luca Bernabei. Ed è stile nel porsi, nel cantare, nel modulare melodie pop sotto matrici metropolitane. Il tutto in beat digitali che ormai sono la nuova realtà del mestiere artigiano. C’è da versare del buon cocktail di classe altrimenti non so reggere un confronto, almeno in questo…

Ascoltando questo EP per prima cosa dobbiamo fare scuola al nostro pubblico e vi chiediamo aiuto. Cos’è la musica Kuduro?

È un soud che scoprì Manu nel 2014 quando visse per un anno in Portogallo. E’ un genere nato in Angola negli anni ’80, rivisitato con sonorità europee nei quartieri angolani di Lisbona, dai quali nacque il Progressive Kuduro. Al suo rientro in Italia decidemmo di fonderlo al nostro stile dando vita al progetto sperimentale Fluo Jizz, il nostro disco del 2015.

E parlando del vostro percorso, quali sono state le influenze e le radici?

Nel corso degli anni ci siamo contaminati con molti stili differenti, dal Reggae al Rock, dalla Dubstep al già citato Progressive Kuduro. Parlando di “indieGENI”, la nostra ultima fatica, ti direi che le radici affondano nel Rap Conscious della vecchia Blue Nox, dell’Unlimited Struggle, e degli Huga Glame, mentre le influenze provengono sia dalla Musica d’Autore di Pino Daniele, Rino Gaetano e De Andrè, che dal Soul di Steve Wonder, Aretha Franklin e Sam Cooke.      

e poi banalmente, il grande pubblico che è lontano dalla cultura di certi generi, amalgama il tutto con chiamandolo RAP… o anche TRAP visti i tempi che corrono. Voi cosa rispondete?

Di base abbiamo sempre fatto Rap, tutt’ora lo facciamo, e in futuro continueremo a farlo. Ciò che cambia sono le contaminazioni che ci ispirano in un determinato momento, e le fusioni che decidiamo di intessere alla nostra musica. Quindi alla parola Rap risponderemmo con semplicità: “È il nostro stile”. 

Pablo Spero e Manu Terso: che se volessi codificarla in qualche modo dentro questi nomi ci vedo dentro la speranza e il noir intimo. Ditemi la vostra…

Esatto, ci sono entrambe, e non solo, c’è anche la limpidezza di due ragazzi semplici, la luminosità di una vera amicizia decennale, la trasparenza di un gruppo di persone innamorate della musica, e ultima ma più importante, la fiducia riposta in quel sogno che da sempre culliamo nei nostri petti.  

“indieFESO”: da cosa? 

Dalle emozioni che lasciano storditi. Talmente forti da generare l’hangover. Così intense da strozzare il fiato. Vigorose al punto da incidere l’anima. Calde come un abbraccio dopo una lite, e gelide come il tremore che spezza la casa. Inarrestabili. Arrivano, colpiscono e ci lasciano indifesi.

E si parla di amore, di vita adolescenziale, di scuola e dopo scuola… un disco che come target si rivolge ai più giovani non è così?

Tutti siamo andati a scuola, in molti ci stanno ancora andando, tra quei banchi si accumulano esperienze comuni, indimenticabili, è senza dubbio il periodo più bello e pieno di ricordi… di conseguenza parlare di esso è come utilizzare un linguaggio “universale”, che arriva a tutti, e che ogni ascoltatore può capire e apprezzare.

Per chiudere vorrei stuzzicarvi un po’. Parliamo di Elettronica. E se non ci fosse l’elettronica spietata come nell’ultima traccia che avete suonato in acustico, non pensiate che si possa raggiungere un linguaggio innovativo a suo modo? Perché non un disco suonato così?

Ti sveliamo una chicca: ci siamo talmente innamorati di quella traccia che il prossimo disco sarà inciso per la sua quasi totalità su quella scia. 

Aspettando quindi l’ennesima trasformazione che a quanto pare promette un sound più acustico ci godiamo questo video di lancio del primo singolo estratto dal titolo “indieFESO”. Ed è un mondo che a vederlo da vicino, parlo per me ovviamente, non è poi così distante da quello che gira attorno ogni giorno. Alzare il volume prego…