Il Salotto di Malcom: My Escort

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Spazio al pop di MALCOM. Così mi piacerebbe delle volte chiamare questa rubrica. Eppure, per quanto sia poco avvezzo a questo genere di musica direi che la mia apertura mentale ha poco da invidiare al resto del pianeta pensante. Esplosioni di egocentrismo a parte do il benvenuto in questo salotto, ormai aspro di mille contaminazioni, al bel pop (ben tenuto e ben curato) dei My Escort. Un disco che si intitola “Canzoni in ritardo” che non ho ben capito se torna in pasto alla critica oggi dopo una gestazione poco produttiva oppure siamo qui a parlare di un disco che solo in questo istante di tempo trova il suo spazio e la vena autentica per dire la sua. Dall’anagrafe vediamo che ha un anno di vita ma credo che la pulizia e l’onestà intellettuale non sia mai fuori tempo massimo. Un pop pulito, onesto ripeterei ancora, un voce sicura che però non incide a fuoco l’anima con testi che restano, sia per fascino sonoro che per contenuto maturo. Probabilmente è la maturità che si deve ancora raggiungere ma io sono l’ultimo che potrebbe dire qualcosa in merito. In rete c’è un bel video che manderemo in onda a seguire dal titolo “Riflessi”…e benchè appaiono soluzioni davvero efficaci come il conteggio spagnoleggiante pronti di nuovo a subire temi melenzi d’amore, di introspezione, di rivalsa e di romantiche rivoluzioni. Il pop d’autore italiano nel suo pieno clichè. Nulla di nuovo sotto al sole allora….benchè questa volta sia un disco fatto bene per davvero…

Esiste sempre qualcosa di non detto… i My Escort che cosa hanno di non detto tra le righe delle loro canzoni?
Credo che se davvero qualcosa non è stato detto, la cosa migliore è che resti nascosto, tra le righe e le intenzioni.
Svelare ogni sfumatura toglierebbe quello spazio del tutto personale che ogni ascoltatore inevitabilmente tende ad occupare quando riesce ad immergersi in una produzione artistica, estraniandosi per qualche tempo dal tran tran della vita quotidiana. Quando scrivo peraltro, tendo sempre a farlo con una tecnica che ho sviluppato negli anni. Cerco di utilizzare delle soluzioni che possano portare in sè più di un senso, cercando di sembrare estremamente comprensibile a chi ascolta superficialmente il brano e dando invece la possibilità di farsi delle domande a chi pone particolare attenzione all’opera. Ben venga perciò la tua ficcante domanda; la risposta però la lascio a te.

Il tempo modifica e altera le persone, i caratteri e tutti i rapporti. Ha modificato anche il gusto di queste canzoni?
Direi di no. Forse il tempo lo ha, se mai, arricchito, a volte rendendolo più amaro, altre più dolce. Canzoni in ritardo è un’antologia di scatti fotografici assolutamente reali, che mi ricordano chi ero al tempo e chi erano le persone con cui mi relazionavo. E’ normale che oggi tutto sia cambiato; ma i ricordi rimangono inalterati.

Senza fare giri di parole: siete una band pop. Per voi che cosa significa?
Certamente il risultato a livello di gusto è una somma delle parti. Posso dirti che cerchiamo sempre di produrre qualcosa che ci piaccia,che ci emozioni, senza stare troppo a preoccuparci di altro.
L’etichetta è da sempre qualcosa che ci va stretto, suonando come un’imposizione, come se noi si dovesse rispettare dei canoni, cosa che invece non facciamo assolutamente.
Abbiamo canzoni che durano 7 minuti, altre 3. Ci sono dei momenti durante i live in cui, a fronte di un’adeguata comunione col pubblico, si creano derive e dilatazioni inaspettate e ben distanti dal concetto popolare di musica leggera. Al tempo stesso cerchiamo sempre di comunicare. La musica è un canale che noi si utilizza per raccontarci; non cerchiamo mai l’ermetismo fine a sè stesso o l’originalità a tutti i costi, spingendoci che so… su territori astrusi. Per noi una buona canzone è tale quando può essere ascoltata da chiunque, a più livelli, rispettando peraltro in toto la personalità di chi la scrive. Forse questo è il significato che attribuiamo al termine POP.

Perchè tante featuring in questo disco? Mi fa pensare alle Custodie Cautelari…conoscete?
Quando abbiamo deciso gli arrangiamenti abbiamo optato per un disco dai connotati orchestrali sentendo la necessità di archi e fiati. Amiamo gli strumenti reali a dispetto dei campionati; era quindi necessario potersi avvalere di musicisti in carne ed ossa che li potessero suonare, da qui la presenza di musicisti extra. Personalmente non conosco le Custodie Cautelari… Ho qualche rimembranza del periodo in cui seguivo qualche cover band dalle parti di Desenzano a fine anni ’90, al Baraonda… Ma non saprei dirti di più.

Beh a questo punto diteci le vostre ispirazioni. Sono sacrilego se ci sento tantissimo Francesco Renga?
Non sei il primo che lo cita, ma Renga non è sicuramente tra i miei/nostri ascolti, anzi… Personalmente non lo sopporto, trovandolo tecnicamente affettato e senza contenuti… Come la maggior parte del panorama mainstream pop italiano del resto. Non ci ispiriamo a nessuno in particolare. Quando entriamo in sala prove ci sono cinque persone con cinque storie differenti alle spalle che si esprimono, dalla vita passando per gli ascolti musicali. Se poi dobbiamo citare gli ascolti comuni e le influenze inconsapevoli che eventualmente potrebbero essere ravvisate nel modo in cui affrontiamo le nostre composizioni ti direi Tiromancino e Niccolò Fabi relativamente all’Italia e The Boxer Rebellion, Kodaline, U2 relativamente all’Europa.
Si tratta ovviamente delle prime cose che saltano alla mente. A dover citare tutti i nostri ascolti si finirebbe con l’intasare il server…

Vi voglio salutare con un’analisi mia sciocca ed istintiva: per un istante solo ho avuto l’impressione che il video trattasse del problema dell’omosessualità…
Allora… Relativamente al video direi proprio di no. La scelta di un attore allampanato ed efebico sottolinea la fragilità dei sentimenti (pur maschili) in gioco, legati al senso di mancanza e di struggimento oltre alla visione di chi come me, quarantenne, si guarda allo specchio e vede il riflesso nostalgico di un’età ormai lontana in cui si sono consumate scelte che volenti o nolenti non possono più essere cambiate. Posso invece spezzare una lancia a favore del tuo intuito dicendoti che durante il periodo in cui il brano è stato scritto ho frequentato musicalmente un musicista omosessuale che ha influito molto sulla stesura della canzone. È indubbio che il nostro video porti con sè alcune istanze sollevate dalla canzone anche se simbolicamente sottolinea una prospettiva tutt’altro che didascalica. Non mi stupisce perciò che vi si possano rintracciare le tracce che hanno portato Riflessi ad essere composta.

Punto e a capo. Non aggiungiamo altro che l’invito a lasciarsi prendere dal fascino di questo singolo che come pochi altri momenti del disco dei My Escort sembra proprio che sia qualcosa di ormai famoso…e non somiglia a niente che non a se stesso. Buon lavoro…buon ascolto…