Il Salotto di Malcom: Mr. Bricks & the Rubble

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Oggi non saprei cosa aprire prima… se un buon vecchio rum o qualche scatola crauti tedeschi. E a dire il vero non so neanche quale musica lasciarmi ispirare per questo incontro: “Runaway Boys” degli Stray Cats oppure qualcosa di meno “classico” come “Deviant” di Dick Dynamite and the Doppelgangers. Sinceramente non saprei neanche come vestirmi… di pelle nera o di camice a quadri? Basettoni lunghi o trucco agli occhi? Dario Mattoni dei Rekkiabilly (tra le tante cose) con Nicola De Liso dei Folkabbestia (tra le tante cose) e Dado Penta dei The Bumps (tra le tante cose) danno vita a questa deriva in bilico tra rock anni ’60 e un filino di grunge anni ’90… o comunque la minestra ha così tanti argomenti e contaminazioni che dentro ci senti di tutto. Do il benvenuto ai Mr. Bricks & the Rubble e a questo esordio dal titolo “Busy” pubblicato da Bobo Records. Non c’è da stupirsi che la deriva porti lontano. Anzi non c’è da stupirsi che ogni idea funziona, che il suono abbia la sua personalità e che tutto ha il gusto di chi ha il dono dell’ispirazione. Sono inediti partoriti da artisti di lungo mestiere… e si sente tutto. Dunque faccio un po’ quel che mi viene naturale… tanto alla fine so di sbagliare comunque.

Un salotto virtuale dove a breve ospiteremo anche i Folkabbestia. Intanto parliamo con Mr. Bricks & The Rubble e vediamo che ne esce fuori. Com’è che avete deciso di correre una via parallela a quella ordinaria?
Le sfide ci sono sempre piaciute, ma da quando Mr. Bricks ha incontrato i suoi Rubble le strade parallele non hanno più segreti, hanno un asfalto drenante, nuovo di pacca e sono percorse ad occhi chiusi.

Una curiosità: la scrittura dei pezzi come ha fatto a non finire inevitabilmente dentro lo stile di una delle vostre realtà d’origine? Davvero sembrano brani di una loro personale indipendenza… cioè voglio dire: non si sente che provengono dai Rekkiabbilly piuttosto che dai Folkabbestia o altri… ci avete fatto caso?
Allora vuol dire che siamo stati bravi a dare personalità a questo progetto.
Il rischio c’era e un paio di volte durante l’arrangiamento dell’album ci stavamo cascando, ma poi l’abile Dado Penta, contrabbassista e maestro di Joga, ha fatto un saluto al sole che ci ha illuminati e ci ha mostrato la retta via. Il De Liso, già batterista dei Folkabbestia, invece sapeva il fatto suo e tirava dritto come un treno, e con il r’n’r come comune denominatore abbiamo portato a casa un album di cui siamo fieri.

Ispirazioni. Direi che il panorama che è alla base di tutto di certo non è quello indie italiano…
Jon Spencer Heavy Trash, Nick Curran, JD McPherson, Nick Waterhouse, Charlie Feathers, Cramps, Sonics, Screamin’ Lord Sutch, e nella parte più indie della faccenda i Black Keys e gli Artic Monkeys.

E invece: di italiano cosa c’è in questo disco? A parte voi tre intendo…
Beh anche se la band è sicuramente esterofila, la nostra origine si sente ed è marcata. Sarà per la cadenza di quando parliamo, per il profumo del mediterraneo, per le tante tarantelle sentite, ma quando abbiamo suonato all’estero hanno detto che si sentiva e piaceva molto. La lingua in cui si parla ha molto a che fare con la divisione ritmica utilizzata quando poi si suona uno strumento o si canta.

Perché l’America e il suo rock’n’roll ha sempre avuto questo fascino di vita prima ancora che di musica secondo voi?
Forse perché abbiamo tante basi NATO in Italia? O forse perché è stato per tanto tempo un modello di benessere (quello del dopoguerra) al quale la nostra nazione ha sempre ambito e cercato di imitare. Le due cose comunque non sono da tenere separate, e la musica entra facilmente in un contesto del genere.
C’è poi da ammettere che le circostanze, hanno fatto si che nel ventesimo secolo in America crescesse il 50% circa dell’innovazione del mercato musicale.

Una critica che forse lascia il tempo che trova: potevate rendere più “Americano” il video o no? O forse ci avete provato ma non c’è stato troppo da fare?
Beh in parte ti abbiamo risposto su quando si parlava delle ispirazioni nostrane. E poi c’è da dire assolutamente che il taglio della Vertigo Imaging è una cosa che ci appartiene e ci rappresenta.

E allora mandiamolo in onda questo “Voodoo Spell”, secondo estratto, secondo video, seconda scelta di un disco d’esordio che di un esordio ha solo l’anagrafica successione editoriale. Secondo singolo, ultimo capitolo del disco, forse il momento più ispirato e più affamato di nuove soluzioni. Sempre senza esagerare s’intenda…