Il Salotto di Malcom: MEZZAVERA

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Che sia il monito per essere mezzi veri o mezzi falsi questo devo ancora capirlo. Che sia uno stimolo ad essere se stessi questo mi pare chiaro. E voi sapete che al vostro Malcom piace la trasparenza e piace anche la finzione ogni qual volta serve per fare bello lo spettacolo. Lei è Cecilia Spinelli, in arte MEZZAVERA impegnata in un esordio che celebra il bel pop underground di questa stagione italiana viva in un ritorno alla provincia, l’urbanizzazione, al digitale che è controcultura più che futurismo. Anche se poi alla fine diviene conformismo bello e buono. Si intitola “Vizi capitali”, sensibile ma anche ragazzino, impegnato ma anche sbarazzino, troppo “citazionista” in molte soluzioni ma anche personale quando in fondo c’è da levarsi la maschera. Ed io appendo un nastro rosa alle pareti e resto immobile a vederla salir le scale. E anche questo è citazionismo…

“Vizi capitali”. Bel titolo direi. Parli dei tuoi vizi o di quelli che vedi attorno?

“Vizi Capitali” è sicuramente un titolo piuttosto forte con il quale ho cercato di creare un disegno di quelli che sono gli ostacoli, le difficoltà e, soprattutto, gli errori in cui inevitabilmente ogni tanto si cade. Per rispondere alla tua domanda, parlo assolutamente dei miei vizi ma chissà, magari rappresentano anche quelli di chi mi ascolta. 

Un disco… per te è stato un mettersi a nudo o un mettersi una maschera sociale?

Questo disco è stato assolutamente un mettersi a nudo; questo ha, infatti, comportato per me non poche difficoltà. Quando ci si racconta ci si mette in gioco e quando si gioca si rischia di perdere. 

Te lo chiedo perché ormai sembra una moda fare dischi… ce ne sono tantissimi… infiniti… di mille generi e forme… tu come la vedi?

Credo che in questo ci siano aspetti negativi e aspetti positivi; ormai è facilissimo trovare persone che facciano musica, che scrivano. Da un lato è bellissimo che la musica abbia raggiunto una considerazione artistica così grande, dall’altro: è meglio la qualità o la quantità?

Io sono assai pungente e mi chiedo sempre: un disco che tra le righe richiama tanti bei classici, è un modo per sentirti parte di qualcosa, di “somigliare” o un modo per dimostrare personalità? Magari un miscuglio delle due…

Il richiamo ai classici per me rappresenta un richiamo alle origini, alle mie radici, a quello che ho sempre ascoltato e che mi accompagnato qui. Per queste ragioni non lo definirei un tentativo di somigliare a qualcosa, quanto piuttosto una parte che mi appartiene realmente. 

Se il tuo moniker è Mezzavera, dunque questo disco da quale parte sta?

Mezzavera è un modo per enfatizzare il carattere autobiografico dei miei testi, ricordando però che l’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla fantasia e dall’immaginazione e mi piacerebbe che chi si immerge in un mio brano si lasci il tempo e lo spazio per disegnare il suo foglio con i colori che più gli appartengono e farlo diventare suo.  Quindi direi che questo disco si trova nel mezzo, un po’ come il mio nome.

Quanta provincia c’è? Mi unisco a tanta parte della critica che ci vede tanta sana provincia anni ’90 dietro la scrittura dei brani…

Direi che c’è un bel miscuglio tra provincia e metropoli. La vita che ho descritto sento di poter dire che altro non è che la mia vita. Sicuramente una vita metropolitana. Ho sempre vissuto a Roma e mi piace descriverla in maniera implicita all’interno dei miei testi. Roma mi ha cresciuta, le strade, il traffico, i semafori, i mercati, la metropolitana sono compagni di viaggio che mi porto dietro da sempre e rappresentano la mia quotidianità.

A chiudere: perché “Grattaceli”? Nel senso: cosa rappresentano? È un riferirsi ai problemi della vita, agli ostacoli o alle altezze da sfidare?

Mi è piaciuto creare un’immagine in cui i grattacieli rappresentassero tutte le costruzioni mentali che si creano nella nostra testa quando ci troviamo in momenti di difficoltà. Ogni piano del grattacielo rappresenta una domanda diversa da porsi e ad ogni risposta si sale di un piano, fino a quando non ci si ritrova al piano più alto del nostro grattacielo. A quel punto bisogna scegliere se scendere a ritroso le scale, nascondendoci davanti alle difficoltà o buttarsi, prendere una decisione e lasciarsi cadere giù. 

Dalla rete pesco questo singolo “Grattacieli” ed è esteticamente ovvia il rimando a quello stile, tra pop ed R’n’B, intriso di digitale ma con quell’immenso bisogno di sentirsi veri fin dentro l’ultima nota. E come esordio direi che non ha troppo da invidiare…