Il Salotto di Malcom: MELODY

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Spolvero. Levo i soprammobili inutili. Levo anche tutto quello che di inutile è per l’occhio. Voglio la semplicità se devo ricevere in casa MELODY CASTELLARI. Ripensavo al piacevole dettaglio: c’è chi in casa sfoglia le foto di famiglia e poi c’è, chi come MELODY, ha la fortuna e il privilegio di sfogliare anche le canzoni di famiglia…perchè lei è figlia del grande autore Corrado Castellari. Ma non è questo che mi colpisce. Mi prende bene l’ascolto. Mi consola. Mi tranquillizza. Mi fa sentire parte del tutto. Al mio Salotto mancava vento di normalità pregiata…e quella di MELODY ne è un esempio. Dopo la morte del padre, mi dirà, ha preso queste canzoni, le ha scelte, le ha fatte sue…ma non si è permessa di stravolgerle. Perchè a casa Castellari, la musica è un mestiere importante. Lei è una che è abituata a fare live…e questo la dice lunga…anzi lunghissima…

Partiamo dal titolo: “Ci sarà da correre”. Ma siamo sicuri che non stiamo già correndo?
Eccome se stiamo correndo!
Il titolo in effetti è emblematico della nostra società, in perenne e frenetica corsa, anche quando sarebbe meglio, al limite, camminare a passo sostenuto.
E poi riguarda me da vicino: quando ho pubblicato questo lavoro sapevo che avrei dovuto correre ancora più veloce per farlo conoscere.

Mi ha colpito il brano “Provinciale”: che bellissimo adagio cantautorale. “Un mondo inconsistente che sembra non è niente…” eppure dalla provincia sono nate le più grandi rivoluzioni. Non sei d’accordo?
Sono completamente d’accordo.
Le gioie e le soddisfazioni, così come i malesseri e l’insofferenza si percepiscono e maturano con maggiore intensità proprio dove tutto sembra calmo e piatto. Lo stesso vale per la creatività e la fantasia: esplodono dove più se ne sente la mancanza.
Ne “Il Provinciale” si parla di ritornare dopo una breve fuga dal “piattume” della propria ripetitiva quotidianità. La libertà e la voglia di evasione sono necessità imprescindibili anche se costano sacrificio.

Ora ci devi raccontare de “Il Testamento di Tito”. Una canzone del 1970. Non vogliamo contare la tua età. Ma ne hai un ricordo diretto…? Oppure un giorno tuo padre ti ha raccontato…?
Non ho un ricordo diretto di questo brano, non ero ancora nata, ma ho naturalmente il racconto di mio padre:

“Una notte Michele, per il quale aveva scritto Susan Dei Marinai e con il quale all’epoca mio padre divideva un appartamento a Milano, lo svegliò e gli porse un fogliettino.
Sopra c’erano scritte le prime strofe de “Il Testamento di Tito”.
De André aveva chiesto a Michele di indicargli qualcuno che potesse musicare quelle parole perché non era soddisfatto della musica che lui stesso aveva scritto. Così mio padre si mise subito al lavoro e nacque “Il Testamento di Tito” così come lo conosciamo.

Come si passa dal trip rock dei Misfatto alla canzone d’autore italiana?
Per me non è stato un vero e proprio passaggio, ma un ritorno. Ho cominciato la mia strada musicale proprio con le canzoni di mio padre, i primi passi nel mondo della discografia li ho mossi cantando canzoni scritte da lui per me, quindi musica leggera, in Italiano.
Devo dire che poi ho sempre amato sperimentare e cavalcare un po’ tutti i generi e il rock, ancora prima di incontrare i Misfatto, è stato ampia parte della mia esperienza. È certamente un mondo che amo moltissimo.
Questo credo emerga anche nelle interpretazioni di questo album dove spesso la mia vena rock si fa sentire.

Oggi che le “trasgressioni” digitali vanno tanto di moda: come mai tu le hai quasi totalmente ignorate?
Perché sono abituata a fare live, a cantare con una band “classica”. Lo scambio di energie che si mette in moto tra i musicisti è incredibile e per me l’emozione di un tocco “vero” su uno strumento è senza paragone.
Poi volevo che questo disco fosse sincero in tutto, nelle parole, nelle melodie, nel mio stesso intento.
Credo che si debba rispettare l’atmosfera originale delle canzoni, quella che si trova nei provini fatti con una chitarra e una voce e l’elettronica non poteva trovare ampio spazio in questo progetto.

E finiamo col dirci proprio tutto: sapendo quanto grande è stato tuo padre, per te quanto “pesa” scrivere canzoni?
Per me è un peso mastodontico. Io non credo di essere alla sua altezza e anche se mi ha trasmesso il gusto per un certo modo di comporre, “Il Grande” resta e resterà sempre lui. I
Io nel mio piccolo cerco solo di portare avanti il suo lavoro, la sua musica e il suo talento. Cerco di rendergli onore, perché non credo abbia ricevuto il riconoscimento che meritava.

Gira il singolo. “CI sarà da Correre”. Ne ha fatto anche il titolo del disco. Non aggiungo altro. Perchè la semplicità ben fatta ha tutto quel che serve. Play Loud.