Il Salotto di Malcom: MATTIA

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Beh che dire amici di Malcom. Grandi radici classiche, internazionali, culturalmente alte per il nostro giovane cantautore che si presenta alle cronache come MATTIA. Un disco d’esordio che di classico pare aver poco visto che ci troviamo nello scenario indie di quel pop d’autore che si auto-celebra con l’estetica precisa dei suoni digitali. Troppo facile direbbero alcuni ma tempo che, per quanto sia facile usarli, sia anche altrettanto facile disfarli… abusarne è cosa automatica… ed il nostro giovane amico modenese sa benissimo come dosare le proprie visioni e i propri limiti. Si intitola “Labirinti umani” ed è storia di oggi, storia quotidiana, storia che in questo salotto gira bene visto che io mi nutro di uomini e dei loro vizi comportamentali. E la musica di questo giovane artista par aver trovato una quadra nonostante i cliché ampiamente triti e ritriti…

Noi cerchiamo sempre di accogliere tanta musica diversa. Ho come l’impressione però che con l’evolversi delle tecnologie, la musica si appiattisca, si omologhi… sembra un po’ tutta uguale a se stessa. Tu che impressioni hai? 

Penso che se ci basiamo su quello che si ascolta in tv ed in radio senz’altro la musica tende ad assomigliarsi. Per esempio, ci sono dei tormentoni estivi che di anno in anno sono sempre più uguali a se stessi. Stesse basi stessi motivetti. Però funzionano a quanto pare! 

I media ci propinano senz’altro musica molto omologata, ma le tecnologie moderne ci permettono anche di documentarci e di ascoltare di tutto. Per questo al di la delle mode,  che lasciano il tempo che trovano, credo ci sia un’infinita varietà di musica che potremmo ascoltare. Ma dobbiamo essere noi i primi a cercarla. 

Senti è inevitabile chiederti: dalla classica e dalla lirica che cosa hai rubato per la tua esperienza?  

Ad essere sincero credo nulla. 

Ho nonni famosi in campo lirico ma non sono un amante della musica classica (se mi sentissero mi ucciderebbero!). Però purtroppo è così. Sono cresciuto in un ambiente classico ma ho cercato sempre di differenziarmi, ascoltando musica rock, dance, elettronica, pop…. Tutto il contrario aimè. 

Anche solo dal video sembra che ci sia una magistrale attenzione per i dettagli. Complimenti davvero. Ecco: oggi sembra quasi siano cose superflue. Oggi sembra quasi che non serva parlare di dettagli… basta apparire… 

Ti ringrazio. La ricerca dei dettagli nel video di labirinti umani è stata fondamentale perché spesso i suoni necessitano di essere accompagnati da un’immagine, da simboli, da scene che permettano di alimentare l’emozione che vuoi trasmettere. 

Penso a certe colonne sonore dei film, e senz’altro la pelle d’oca viene proprio grazie ad un insieme fatto si di suoni ma soprattutto di immagini funzionali all’intento di emozionare.

E forse è vero che oggigiorno confondiamo il concetto di immagine con il bisogno di apparire, che è ben lontano dall’intento di trasmettere delle emozioni, dei brividi. 

E penso che la cura dei dettagli arrivi proprio da quel certo lato accademico di vita di chi fa studi classici come i tuoi nonni. Sbaglio? La trovi importante come eredità? 

Senz’altro quella dei miei nonni è un’eredità importante. Anche se mi viene difficile pensare a loro come a degli artisti famosi perché ai miei occhi sono semplicemente i miei nonni.

Proprio per questo mi permetto di dire che non sono un grande appassionato di musica lirica o classica (mi uccidono se mi sentono eheh).

Trovo comunque esemplare la loro vita, una vita spesa solo e unicamente per la musica, con sacrifici, battaglie, mesi lontani da casa, esperienze importanti. E credo che i la loro dedizione nei confronti della musica sia qualcosa da cui ho tanto da imparare. Loro sono davvero dei perfezionisti. 

Mia nonna mi ha dato qualche lezione su un brano difficile che faticavo a cantare. Non riuscivo ad andare avanti qualche secondo che  mi interrompeva di continuo correggendomi allo sfinimento ogni singola consonante o vocale. È una perfezionista, ma alla fine mi sono armato di tanta pazienza e sono migliorato. Loro sono fatti così ed è sempre bello potersi confrontare. È stata un’esperienza veramente insolita ma soprattutto divertente!

Elettronica: direi un ottimo rapporto con lei. Hai prodotto tutto da solo? Idee e soluzioni?

Quando ho composto musica e testo mi sono rivolto ad un amico produttore che mi ha aiutato a creare gli arrangiamenti. Insieme abbiamo trovato la quadra di ogni brano e senza il suo aiuto avrei fatto molta fatica. La direzione più elettronica del disco è venuta proprio grazie a questo confronto. 

Mi piacerebbe, in futuro, fare qualcosa di acustico. 

A chiudere mandiamo sempre il video ufficiale e qui avrei davvero tanto da chiederti. Una domanda su tutte: incontrare una persona, non necessariamente una donna, una compagna o un compagno di vita… incontrare qualcuno, significa incontrare se stessi?

Credo sia il vero leitmotiv di questo disco…

Spesso tendiamo a cercare noi stessi nell’altro. Ci identifichiamo e ci sentiamo attratti. Ma dimentichiamo di dare spazio all’altra persona. Per questo credo che incontrare realmente qualcuno significhi imparare ad accettarsi senza volersi cambiare e plasmare ad ogni costo.

Peschiamo dalla rete questa title track e, dopo aver ascoltato tutto il disco vi dico che non mi meraviglia vederne i dettagli di produzione così ben misurati. Ci troviamo di fronte un quadro che ha il polso fermo di un pittore, acerbo ancora, ma sicuro di quel che sta vedendo…