Il Salotto di Malcom: Marcello Parrilli

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Amici di Malcom torniamo a spolverare le vecchie bottiglie di rum e qualche buon quadro psichedelico anni ’70 alle pareti… anche se, va detto, non siamo di fronte ad un artista che suona di rivoluzioni studentesche o di avanguardie stilistiche. Siamo di fronte al ferro consumato di un po’ noir, quasi blues delle volte, quasi fumoso e dannato come nel singolo “La resa” (inciso a parte s’intenda). Pop d’autore, che non ha la presunzione e non ha neanche l’intenzione di fare una rivoluzione. Alla base c’è l’amore per il mestiere di un cantautore che da mestiere diviene devozione e voglia di vita. Marcello Parrilli lo vediamo sempre con una chitarra ma a dire il vero lui è polistrumentista, accademico, artista e collettore di intenti. Il suo ultimo disco per la RadiciMusic è “Moderne Solitudini” e ve l’ho detto: un poco graffia la faccia e un poco il cuore lo accarezza.

Polistrumentista e cantautore. Ecco in prima linea la domanda: dei tanti strumenti che conosci, perché scegli la chitarra per le tue canzoni? 

In realtà non scelgo sempre la chitarra, nel nuovo disco c’è una traccia che si intitola Cercando la Luna che è stata composta al pianoforte. Diciamo che per motivi piuttosto ovvii, nello scrivere le canzoni scelgo strumenti armonici perché con strumenti come il violino sarebbe veramente arduo scrivere una canzone e pensare alla sua armonia. La chitarra poi è lo strumento per eccellenza di noi cantautori.

E di tanta musica che conosci e che hai studiato, perché proprio il pop viene scelto in ultima istanza? Certo di tante derive ma nessuna che sia davvero caratterizzante, non trovi? 

Pop è un termine ombrello che vuol dire tutto e non vuol dire niente. A me è sempre piaciuto spaziare tra vari generi, mi piacciono molto il rock e l’elettronica e anche in Moderne Solitudini ci sono degli esempi. Una volta ho letto qualcosa riguardo al fatto che veniva chiamato pop tutto quello che non era catalogabile in altri generi perciò nel mio caso specifico non penso di essere poi così tanto pop…

Voglio parafrasare il titolo del tuo disco: non pensi che i cantautori oggi celebrino moderne forme di solitudine? Come a dire che non essendoci più attenzione, verso chi cantate? 

I cantautori di solito celebrano il loro tempo, e forse in questo preciso momento storico emerge forte una difficoltà degli individui nel relazionarsi con gli altri e con il mondo. La questione della mancanza dell’attenzione da parte del pubblico è un dato di fatto. Ormai la musica è diventata usa e getta e dura il tempo di un clic.

La tua Presskit recita un sottotitolo interessante: “L’amore come ricamo primordiale per le solitudini di questo nuovo millennio”. Ha tante chiavi di lettura. Dicci la tua…

Penso che mai come adesso, che siamo sommersi dai social media, abbiamo grandi lacune e difficoltà nel relazionarci con il prossimo e ad istaurare relazioni sociali. Ancora più difficile e complesso diventa l’amore. In ogni sua forma o sfaccettatura.

“La resa” è il nuovo singolo. Che sia la resa un atteggiamento che alimentano queste solitudini? 

La resa è una forma di difesa. Quando un rapporto è malato e non costruttivo, ma ti fa stare solo male è giusto, per il tuo benessere psicofisico, interromperlo. In questo caso riconciliarti con te stesso può essere una soluzione saggia.

A chiudere: nel cliché pop anche la bella ragazza, come nel tuo video. Ecco: cosa significa per te la bellezza? E quanto aiuta? 

La resa è una canzone che parla di un rapporto d’amore con una donna. Un tipo di donna che è diventato uno stereotipo sempre più comune nella società attuale, era impossibile fare questo video senza una donna. Anche se in La Resa la protagonista è una campionessa di Pole Dance, disciplina che richiede tantissimo allenamento e dedizione. Basti vedere i muscoli scolpiti e le acrobazie difficilissime che riesce a fare. Comunque in generale l’arte è anche bellezza quindi una bella ragazza sicuramente armonizza l’insieme del testo, della musica e dell’immagine.

Dalla rete ci lasciamo sedurre dalle curve ineccepibili di questa danzatrice di Lap Dance per il singolo, noir come piace a me, “La resa”. Ma il disco di Parrilli non è solo questo anche se il primo singolo “Perso nei tuoi occhi” di nuovo viene ambientato di notte. Metropolitani passaggi d’autore. Le moderne solitudini di Parrilli passano anche per una consapevolezza personale che non giunge a maturazione. E se suona graffia invece che innamorare…