IL Salotto di Malcom: Le Strade

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Un centro di gravità permanente. Nel mio salotto c’è puzza acida di ferro digitale, come se potessi nascondere a me stesso il teatrino infernale che vive ogni giorno oltre queste tende rosso pesante. E quindi, non uscendo di casa, lascio che il mondo venga a trovarmi. Ci pensano Alessandro Brancati, ci pensa la sua band, ci pensano Le Strade, ospiti in questa puntata per raccontarci il loro nuovo Ep dal titolo che lascia davvero poco spazio alla calma e alla riflessione: “Poco tempo per sopravvivere”. Distorsione o realtà? Estremo pessimismo o precisione didascalica di una visione di questa nostra attualità? Basta parlare. Il pop rock elettronico di questi nuovi reduci dagli anni ’90 dei Motel Connection mi piace e mi travolge. Lo trovo ben fatto. L’ennesima prova di quanto, una cosa fatta da sconosciuti, per sconosciuti resta. Se il loro singolo “A.M.F.” fosse in bocca a Samuel e compagni, oggi sarebbe una hit da radio nazionale. Quindi forse non è la musica, ma la moda a farla da padrone. A portata di vino con me c’è Alessandro Brancati e i compagni di viaggio: Le Strade.

“Poco tempo per sopravvivere”. Duro ed efficace questo titolo. Pensi di aver esagerato un po’ volutamente? Oppure secondo LE STRADE è davvero così critica la situazione?
Il titolo proviene da una situazione in cui chi per un motivo, chi per un altro, ci ritroviamo tutti. Sotto certi punti di vista la situazione attuale è critica: chi insegue un progetto o cerca lavoro ha poco tempo per riuscirci perché gli affitti, le bollette e anche gli svaghi non si pagano tra 6 mesi ma oggi, e il tempo scorre veloce e inesorabile. Per questo si ha poco tempo per sopravvivere, e soprattutto per concentrarsi nel far andare bene le cose ora, altrimenti si rischia di non godere oggi per aver sperato in qualcosa di meglio domani.

Elettronica e potere del digitale. Se non vi fossero le macchine che musica fareste? Se non vi fossero le macchine, intendo quelle del mondo digitale, ci sarebbe la crisi di oggi (nella cultura soprattutto)?
Le macchine dal mio punto di vista hanno salvato la musica, in particolar modo per ciò che riguarda il tramandare la musica ai posteri, oltre che donare una variegata tavolozza sonora di possibilità timbriche e sonore. Un tempo per scrivere musica si utilizzavano penna e spartiti, ora polpastrelli e pad…

Ascolto l’Ep per l’ennesima volta. Intimo, arrogante, saccente, presuntuoso, decisamente realista. Cosa aggiungeresti?
Perfetto, hai detto tutto tu!!

Sopravvivenza o evoluzione? La vostra musica che attinge molto dal passato, sopravvive, celebra la scuola, o cerca innovazione?
Tutte e due le cose. Abbiamo strutture di canzoni come potevano avercele i Rolling Stones colorandole come se alle tastiere ci fossero i Chemical Brothers. La commistione tra l’approccio pop-rock del passato con le sonorità elettroniche attuali rappresenta la nostra volontà di innovare una musica che, come dici tu, ha fatto “scuola”. Purtroppo, non credo che nel nostro paese ci sia tutta questa volontà di innovare, in particolare nel mondo “pop”. L’innovazione nasce da esigenze di certe persone e quindi certe scene. Guarda Bristol: non é un caso che negli stessi 1000 mq siano usciti Massive Attack e Radiohead. Guarda Manchester, guarda Berlino, guarda New York… ognuno ha la musica che si merita come dico spesso.

Uno strumentale (bellissimo tra l’atro) in un lavoro di solo 4 tracce. Poca ispirazione o totale ispirazione visionaria?
In realtà il tutto è avvenuto in maniera naturale… mi andava di metterci della musica strumentale e ce l’ho messa. Più che altro per creare nell’ascoltatore un momento di distensione tra due brani secondo me molto significativi come “Sonny” e “2.1.0.2.”

Un Ep perché nel momento di crisi va bene così? Oppure un preludio ad un disco che avrò molto altro da dire?
É sicuramente un preludio a qualcosa di più grande, ci sentiamo pronti per un Full-Lenght, ma non abbiamo fretta. Adesso ci siamo presi una pausa per un po’ dopo il lavoro su questo Ep. Ognuno ha altri progetti di (musicali e di vita)paralleli e vogliamo raccogliere i frutti di questa pubblicazione… vediamo che succede!!

Levami davvero la curiosità: perché chiamare un brano A.M.F.? Intrigante sicuramente ma decisamente impronunciabile anche da un punto di vista popolare…
Perché il punto di vista popolare si crea. Non bisogna mai pensare che un ragionamento sia pop per tutti, sarebbe come mettere d’accordo tutti in una sola volta. Questo si può fare ma dopo anni di carriera, non dopo due Ep e soprattutto non con un singolo. Il prossimo singolo si chiamerà “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”… questo in realtà è l’acronimo di “Arbeit Macht Frei”.

Quindi accendo i riflettori di scena e faccio finta che siano famosi. Davvero non cambia niente. Bella figura. Gente che regge la botta come diremmo noi. A voi l’ardua sentenza…ma l’invito è aperto e imperante: ascoltando musica senza occhi e paraocchi, senza pregiudizi e senza mode, c’è davvero poca storia (delle volte) per i colletti bianchi di saccente presunzione accademica. Play Loud