Il Salotto di Malcom: i Tempi Duri

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Ci sono passaggi e passaggi…e passaggi di tempo. C’è il tempo che passa e con se porta via facce e sapori, pezzi di libro e storie di battaglie…e saranno caccia coi cani e coi cinghiali. Citazioni che rimandano al grande Faber e la nostra storia è da lì che parte, quando il sommo poeta prese a produrre con la sua etichetta – FaDo Records – un gruppo di giovanissimi capitanati da Carlo Facchini. Si chiamavano TEMPI DURI. Bel successo quel primo disco dal titolo “Chiamali Tempi Duri”. Poi silenzio. Così ho steso drappi pesanti di colore scuro su questo salotto ma, di canto al camino, ho lasciato la finestra aperta, quella che a quest’ora prende la luce di un lampione. Segno e simbolo di rinascita dal buio della notte. Perché dopo oltre 30 anni di silenzio i TEMPI DURI sono tornati sussurrando “Canzoni Segrete”, un nuovo disco e un nuovo viaggio. Carlo Facchini è qui, i Tempi Duri sono qui ed io rimbocco le maniche e faccio finta di niente. Ma sono davvero emozionato:

Ieri c’era Faber al vostro fianco. Un po’ questo, un po’ i tempi di allora, tutto sembrava un po’ più raggiungibile. A parità di meriti e competenze, oggi cosa avete davanti?
Nel caso dei Tempi Duri, forse è improponibile un confronto tra le nostre capacità di allora e quelle di oggi, dieci o forse più volte superiori. Eravamo degli sbarbati. Un musicista, un autore di testi, come uno scrittore o un poeta, non smettono mai di imparare, credo, per tutta la vita.
Fare un disco 30 anni fa significava arrivare, un obiettivo raggiunto. Oggi invece secondo voi cosa rappresenta?
Sì, incidere un disco era già centrare un primo obiettivo, raggiungere una base di partenza. Ma, anche allora, questo non garantiva successo o notorietà alla tua proposta. Oggi raggiungere la base di partenza è molto più semplice, lo si può fare da casa. Ma farlo sapere a molti è molto più difficile, per tanti motivi. Eccone qualcuno: uno è che si è in molti di più, un altro è che la gente non ha tempo per pensare ed uno è che il pubblico ha perso l’abitudine di ascoltare.
Poetica e attenzione: il pubblico di ieri amava in un certo modo la canzone d’autore. Oggi che ascolto viene restituito a questo tipo di poetica?
La capacità di ascolto rimane molto alta solo per i veri appassionati, che capiscono e si aspettano qualcosa questa arte. E può darsi che sia giusto così.
Generi musicali e mode del momento. Generi musicali e correnti politiche. Ieri imperava la sinistra giovanile e i centri sociali occupati. Oggi?
Non è facile rispondere. Direi che oggi l’attenzione principale è rivolta alla comunicazione interpersonale attraverso i social. La mancanza di tempo, lo sfasamento nei tempi di disponibilità delle persone, la complicazione degli spostamenti rendono più agevoli questi scambi epistolari rispetto all’incontrarsi quotidianamente. Di conseguenza, il social diventa la moderna agorà che sostituisce la piazza come luogo d’incontro.
Domanda a bruciapelo che vuol esser presa per il suo senso metaforico, visione e disamina nuda e cruda della realtà: oggi senza un “Faber” che faccia da traino, si può fare questo mestiere?
Se ti riferisci ai Tempi Duri, si può fare, perché abbiamo 50 anni e la scuola con Faber, per tante ragioni, è finita da tempo. Se invece ti stai riferendo a tutti, certamente è una figura importante di riferimento che ci è venuta a mancare.
I Tempi Duri e le vostre Canzoni Segrete. Alla luce di tutto questo, ieri (forse) avevate l’ambizione di fare un mestiere di successo…giusto? Oggi?
Prima avevamo 20 anni ed era l’ambizione di fare un mestiere, non necessariamente di grande successo, che permettesse di vivere.  Oggi ne abbiamo 50 e l’ambizione è diversa: si tratta soprattutto di regalare agli altri quello che ci rimane da dire.
E dentro resta la voglia di ricordare il sapore di un tempo passato e l’entusiasmo di vedere cosa accadrà di nuovo nel tempo futuro. In rete gira questo bellissimo video storico in cui, loro oggi, ricordano un’apparizione di ieri capitanata proprio dal grande Faber. “Canzoni Segrete”. Bella musica italiana.