Il Salotto di Malcom: i Pupi di Surfaro

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Detta così mi aspetterei di vedere pupazzi di peluche o di pezza. Detta così mi aspetterei di ascoltare musica demenziale ben fatta ma comunque demenziale. Detta così non mi stupirei se vedessi entrare in questo salotto gente vestita dai modi improbabili, costumi appariscenti o lunghe divise iridescenti. Beh nulla di tutto questo. Dal buon vecchio Malcom si presenta un trio con le parole pesate, giuste e soprattutto intelligenti. I Pupi di Surfaro dalla Sicilia d’origine fanno il giro d’Italia, un’Italia che vuol essere il futuro e la rivoluzione…e lo fanno armati di testi e melodie che sono misurate al dettaglio per non lasciare spazio al NON DETTO. Il nuovo disco si intitola “Nemo Profeta” e al buon vecchio Malcom piace un casino…un Kombat Folk digitale che di certo le origini della tradizione le usa come contentino di partenza. Per il resto c’è carne al fuoco che arde e non sconti a nessuno. Pronti per la rivoluzione…accendete i motori e soprattutto spegnete le televisioni.

Lotte sociali contro ingiustizie generiche…perché voi non siete schierati precisamente verso qualcosa o qualcuno…giusto?
All’occorrenza, ci schieriamo. Lo facciamo continuamente, contro la mafia, sostenendo l’azione di chi lotta in prima linea, come Pino Maniaci. Contro il Muos di Niscemi. Tanto per fare esempi recenti. Sosteniamo la gente che lotta, non partiti e ideologie, che della lotta ne fanno un mestiere. Comunque, crediamo che la musica, e l’arte un genere, debba essere di tutti e per tutti. In generale, crediamo che la musica debba agire ad un livello poetico più profondo. Non vogliamo fare cronaca.

Ma di preciso…Surfaro…cos’è? Una località? Viene da chiedere quindi: chi sono i Pupi di Surfaro?
I Pupi di Surfaro sono i pupi di zolfo. Siamo Pupi, come i pupi di zucchero, che si regalano ai bambini per la festa dei morti, ma il dolce dello zucchero si mescola con lo zolfo amaro, che sfamava le nostre famiglie, a costo di grandi sacrifici. I Pupi di Surfaro raccontano le storie della gente della terra dello zolfo. Della Siclia, dolce e amara, dalle tinte forti, dei paradossi e delle assurde contraddizioni.

Passato e futuro…voi li avete mescolati assieme…o sbaglio? C’è dell’altro oltre al mero significato estetico?
Il nostro progetto è nato dal folk tradizionale. La tradizione, per essere viva, ha bisogno di rinnovarsi, di trasformarsi. Non volevamo creare un miscuglio di elementi indistinti. Ma raccontare il nostro tempo con un linguaggio contemporaneo, innovativo, rimanendo agganciati alle nostre radici profonde. Se questo ha solo un valore estetico? Ma l’arte è estetica. Il contenuto dell’arte è la forma stessa. La materia dell’arte sono le emozioni. L’arte dà forma alle emozioni.

E il dialetto? Non pensate di averne – come dire – abusato? Chi non è siciliano come fa secondo voi?
“Li me’ paroli” sono siciliane. Il dialetto è la lingua del popolo, della storia e della terra, della materia di cui siamo fatti. Magari non vinceremo il nobel. Ma quella è roba da intellettuali.
La nostra musica agisce a livelli profondi, emoziona e colpisce, dritto allo stomaco.

Oggi siete un trio…il giusto equilibrio? Oppure ancora una tappa prima di altre metamorfosi?
L’equilibrio non è mai statico, è sempre in movimento. La stasi e la fissità sono la morte di un progetto artistico. Non finiremo mai di sperimentare, di evolverci, di trasformarci, di rinnegare noi stessi. A volte, questo processo ci sfugge, prende il sopravvento e non riusciamo ad essere coerenti nemmeno all’interno di uno stesso disco, per esempio. Buon segno.

L’ultima curiosità e poi mollo la presa…ma dall’America elettronica del dub e dell’urban, che cosa avete preso? Oppure forse sto dicendo cavolate io…???
Cerchiamo di avere uno sguardo aperto a 360°. Cerchiamo, per quanto possibile, di ascoltare tutto. Proprio nel senso dell’ascolto e non del compiacimento di aderire e riconoscersi in determinati gusti musicali. Il dub, l’urban sono contesti musicali molto interessanti. Ci piacciono. Abbiamo cercato di dare un significato plausibile e coerente all’uso che abbiamo fatto dell’elettronica.

Ecco fatto. L’ennesima scuola di morale da chi dimostra di aver capito tante altre cose in più dei soliti requiem ipocriti da social media. Di tutte queste prediche alla fine ne ascolteremo mezza? Per fortuna che ci sono…e più ne sono e meglio staremo…forse. Grandi Pupi…