Il Salotto di MALCOM: I PROBLEMI DI GIBBO

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Linearità, semplicità ma soprattutto trasparenza emotiva. E poi, amici di Malcom, il suono di una chitarra acustica mi regala solo belle sensazioni di vita… soprattutto ora che è Primavera. Nome curioso per questa nuova formazione reggiana: I Problemi di Gibbo. Sicuramente scomodo giornalisticamente parlando ma, di contro, gustosamente aderenti ai cliché del pop italiano. Il loro primo disco si intitola “Sai dirmi perché?” è un equilibrio sinergico che combatte costantemente tra ingenuità e soluzioni di forza tra due grandi capisaldi della scrittura di oggi: il suono vero di una chitarra acustica e la programmazione spietata che regge, sorregge e non colora soltanto. E tutto questo, probabilmente per noi meri fruitori di musica, significa anche e soprattutto far pace con una nuova ristrutturazione del sentimento “rock” quotidiano. Un disco che accomuna dentro Bersani, The Giornalisti e quella certa sottile poesia della canzone d’autore degli anni d’oro. Si resta in bilico e la cosa non è sempre ben vista. Ci vorrebbero rivoluzioni ma, a quanto pare, non è nei piani de I Problemi di Gibbo quello di inventare nuove cose che scuotano coscienze. E se, come in questo caso, vien fatto tutto con coerenza e sincerità, il risultato non può che funzionare.

Benvenuti in questo salotto virtuale dove regna la musica a 360 gradi. Eppure questo disco lo vedo poco propenso alla sperimentazione non è così?

Dipende cosa si intende come sperimentazione. Detta così puo essere interpretabile in mille modi. Dietro ad un lavoro di composizione e scrittura c’è di base una ricerca ed una sperimentazione costante. Indubbiamente in questo album prevale la voglia di semplicità e immediatezza ma allo stesso tempo queste ultime sono accompagnate da un contorno di sonorità che contribuiscono al sound che volevamo ottenere.

Paura dell’ignoto, incapacità di superare i limiti… o semplice gusto? Cosa vi spinge a non osare?

La paura dell’ignoto andrebbe attribuita in un contesto in cui si è fermi al palo, senza muoversi. Quando si realizza un album di inediti e si ha il coraggio di esporsi con idee, pensieri e modi di vedere le cose, in qualche modo si supera già una parte dei propri limiti. Questa è la nostra prima esperienza, in cui ci esponiamo in prima persona, già un buon modo di osare. Inoltre la musica è piena di artisti che si spingono ad osare per cercare di superare i limiti, non sempre con grande successo. Il nostro modo di comunicare è volutamente semplice, crediamo molto nella bellezza della semplicità. 

Che poi l’elettronica è un altro tassello del vostro sound… cercavate un appiglio alle attualità discografiche?

L’elettronica è stata una piacevole e sorprendente scoperta. Ha dato modo di creare quel sound che ricercavamo. Siamo molto legati alle sonorità del folk di un tempo, ma il progresso della tecnologia, ha influito notevolmente la musica negli ultimi anni. Pensiamo che abbia reso il nostro lavoro sicuramente più accessibile e stimolate.  È anche indubbio che l’elettronica sta diventando ormai una costante, anche per gli artisti più “acustici”, ma non è nata da li la nostra scelta. Lavorando principalmente in due è stato quasi una necessità, che poi abbiamo deciso di far diventere una nostra caratteristica. Non vogliamo fare musica elettronica, ma usare l’elettronica come una sfumatura per il nostro suono.

Copertina disegnata a mano? Diteci un po’…

La copertina di un disco è piccolo spazio che però ha molta visibilità. Non volevamo limitarci a fare “solo” una bella copertina. Volevamo sfruttare questa possibilità per riuscire a comunicare un messaggio. E dato che noi siamo musicisti e non disegnatori o grafici, abbiamo chiesto aiuto ad un nostro amico, Simone Ferrarini. Grande street artist, molto conosciuto e apprezzato per il suo lavoro e il suo modo di comunicare, che potete trovare sui muri di tutta italia e non solo. Siamo molto orgogliosi di poter aver un suo disegno sulla copertina del nostro primo lavoro.

E il pop che sento? Da chi lo “avete preso in prestito”? Altro modo per chiedervi delle vostre influenze…

Le sonorità più pop, più che un vero e proprio mondo di riferimento, diciamo che arrivano da un nostro modo di provare a contaminare le sonorità acustiche con la semplicità e la leggerezza di certa musica elettronica. Quando siamo partiti volevamo provare a riproporre in italiano le sonorità indie-folk americane (Gregory Alan Isakov), cercando di dargli un taglio più “nostrano” e moderno, ma anche più semplice e più adatto alle nostre possibilità attuali.

E per chiudere: altra cosa che ho capito poco… ma I Problemi di Gibbo chi sono veramente? Un duo, un trio… musicisti pop o cantautori indie?

Effettivamente è una cosa non consueta. Siamo abituati o al classico cantautore, o a una band. Diciamo che tutto il nostro progetto e un cantautorato fatto a quattro mani (Stefano e Daniele). Per quello abbiamo deciso di metterci la faccia in due e trovare un nome che ci rappresenti come una band. Che poi siamo anche una band, perchè in due su un palco fai poco. Grazie ad Alessandro e Carlotta possiamo dire di essere anche in quattro e quindi anche una vera e propria band. Pop o cantautorato indie? Diciamo che ci piacerebbe arrivare ad avere un nostro suono, ne l’uno ne l’altro, o forse entrambe le cose, secondo noi è possibile…

Lascio girare dalla rete questo nuovo singolo “#Buonumore” che sa di spazi aperti e di viaggi nuovi da iniziare ora, non domani. Sempre bella e sempre dannatamente cantautorale questo taglio di voce con le chiuse un poco spinose della cadenza emiliana in genere. E dalla rete, questo video mi rimanda obbligatoriamente alla mia adolescenza, di quando si tornava da scuola e ci si prestava ad affrontare una vacanza. Fanno bene queste canzoni…