Il Salotto di Malcom: i MONS

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Oggi siamo a due passi dal mondo, quello giovane, quello fresco, quello con un pizzico di gusto glam e de manciate di sale di finissimo rock, di quello che diviene pop, di quello che si fa inglese con un soffio di chitarra. Da Torino arrivano i MONS e questo disco dal titolo emblematico: “Non può piovere per sempre”, in cui svetta di bellezza questa copertina che in un quadrato dalle misure standard ci fa capire la precarietà della vita e, personalmente, mi affascina anche di quel gioco sottile di equilibrismo che ogni giorno mettiamo in atto per restare a galla. E questo suono dei MONS che sembra racchiudere tutto questo, ha un suono nuovo, fresco, di belle scuole tra funk, soul, r’n’b e tanto simpatico pop main stream. Ed io metto in grande spolvero il mio salottino e non voglio sentir volare una mosca… che le mosche non sono certamente glamour…

Direi che il titolo di questo disco cita un periodo che forse vi ha visti davvero piccoli. È la frase storica de Il Corvo vero?
Esattamente, nel disco abbiamo giocato molto con le citazioni cinematografiche e il “non può piovere per sempre” del Corvo è in risposta al “potrebbe essere peggio, potrebbe piovere” di Frankenstein Jr.

Che poi, citazione o meno, leggendo questo titolo non si aspetterebbe un suono simile. Mi sarei aspettato un disco più ruvido…
Il titolo vuole essere una sorta di grido di speranza, la voglia di rialzarsi sempre indipendentemente da quanto sia stata dolorosa e profonda la caduta. Ci è venuto di getto, spontaneo, il suono ha seguito un concept che avevamo già molto bene in mente prima di iniziare a registrare: unire la musica organica, suonata, analogica con le sonorità e le tecniche più moderne.

La perdita, l’insicurezza, le frustrazioni indotte da questa nuova società che viviamo quotidianamente… per voi la speranza c’è o è solo un palliativo di resilienza?
Un mondo migliore, senza disuguaglianza, con più rispetto verso il prossimo e verso il mondo stesso e in cui ognuno possa sentirsi soddisfatto e realizzato, probabilmente è un utopia. L’essere umano di sua indole vuole prevalere sull’altro e a detta nostra è questo è il principale problema del mondo, ma fare nel proprio piccolo qualche azione per cercare di cambiare e di migliorare la società odierna è possibile e non aiuta solo a sentirsi in pace con se stessi ma getta i principi per una società con valori differenti e più solidi.

Direi che questo disco, elettronica facendo, si incasella nel nuovissimo soul digitale degli anni nostri. Cosa stavate cercando dal suono e dalla scrittura?
Come dicevo prima, abbiamo cercato di porci a metà fra un suono più “old school”, con chitarre, riverberoni, batterie acustiche,… e dall’altra parte abbiamo voluto sperimentare e unire tratti più moderni di batterie elettroniche, suoni midi e synth moderni.

E delle tante direzioni prese dalla produzione, avete scelto quella che più vi rappresenta o quella che più rappresenta quel che vorreste essere? Domanda marzulliana ma assai efficace…
Il nostro sound è in continua evoluzione, siamo ancora giovanissimi e non solo non sappiamo, ma non vogliamo che questo sia il sound che ci rappresenti. Abbiamo ancora tanta voglia di crescere e di migliorarci e quindi forse sì abbiamo scelto il sound che in questo momento più ci rappresenta e che sicuramente è influenzato dai nostri ascolti attuali, ma che vuole essere un primo assaggio del nostro percorso.

A chiudere: dopo questo video “A fiato corto”… bolle altro in pentola?
Non avendo possibilità di esibirci live quest’estate a causa di questo maledetto Covid-19, ci rinchiuderemo in Lunigiana nella casa del nostro chitarrista Andrea e sperimenteremo, scriveremo, suoneremo come matti in vista di un secondo album

Dalla rete pesco questo “Fiato corto”, lentopede, sensuale incedere, inglese da una parte e californiano dall’altra… il beat scandisce l’amore, la rinuncia, la rivoluzione, la quiete… niente di nuovo sotto al sole, ma di certo, il fatto che usino l’italiano, è una marcia in più che denota grande maturità e carattere.