Il Salotto di Malcom: i MALPENSA

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Sognando terre straniere. Lo facevo con i MCR quando cantavano “Canzone dalla fine del mondo”. Ma in genere, amici di Malcom, l’ho sempre fatto quando una canzone è anche una buona canzone, che scivola, che gira leggera, che scansa per un attimo i cattivi pensieri e li colora di pastelli tenui… la leggerezza poi è sempre sinonimo di fanciullezza, almeno per quanto mi riguarda. Sono triestini parlando di quartieri romani, sono romani parlando di quella grande bellezza che ci invidia tutto il mondo. Sono nuovi nella scena e si fanno chiamare MALPENSA, non a caso come un aeroporto… non a caso a due passi dal cielo, come stando sopra i tetti. E da li, cercando di fuggire dalla personalissima isola di Montecristo, i giovani Malpensa sognano l’evasione dal mondo… dalla realtà… e in questo salotto allora metto su belle chine di paesaggi antichi, esotici, che sanno di quel rock anni ’80 imbrattato magistralmente di elettronica. Che quasi non sembra…

Mi pare che il sogno sia un parola che ricorre, dalla vostra genesi come Malpensa alle liriche di questo primo brano che scopriamo oggi. Importante e salvifico sognare o semplicemente ci piace?

Inevitabilmente salvifico. Come direbbe Freud: “il Sogno è un fenomeno psichico e rappresenta l’appagamento di un desiderio”. Secondo noi è un concetto, un atteggiamento dell’individuo nei confronti del mondo. Sognare, infatti, fa parte della natura umana: è la nostra immaginazione che continua a viaggiare verso terre sconosciute anche quando la nostra mente, stanca, riposa. Rappresenta la nostra linfa vitale; è quella continua speranza di sottofondo con cui viviamo, che ci salva dalla monotonia dei giorni pallidi, vuoti, riempiendoli di passione. E la musica in questo ci accompagna, ci salva e ci salverà sempre.

Andare altrove… ora che sia Ypsos o Trieste poco importa, credo… cos’è per voi questo altrove?

Durante il corso della propria vita l’uomo tende a imporsi dei progetti, che però spesse volte incontrano la realtà dei fatti e si manifestano come irrealizzabili. Il fuggire dalla realtà rappresenta, quindi, in buona misura questo “altrove”: una città, una situazione, un mondo a parte di cui la nostra musica è colonna sonora. È quel luogo lontano dove la nostra speranza, silenziosa ma costante, risiede realmente.

All’Inghilterra del pop anni ’80 e ’90 dovete molto o sbaglio?

Sicuramente. Sebbene provenienti da tre matrici distinte, l’Inghilterra è il paese che in qualche modo accomuna le nostre passioni: gli anni ’80 rappresentano per noi il groove di Prefab Sprout e Style Council (le gambe che vanno a tempo), il brit-pop degli anni ’90 di gruppi come Blur e Oasis ha forgiato in qualche modo la nostra attitudine (il cuore), mentre gli anni 2000 lo stile. È da dire che non vorremmo trascurare anche i ’60 e i ’70; dobbiamo molto alla musica in generale. Parlando di band attuali che possono averci influenzato, vogliamo sicuramente menzionare Arctic Monkeys, Bloc Party e Foals (ma la lista sarebbe davvero lunga), affermando che queste abbiano un tratto fondante in comune: sognavano l’America e di suonare come gli Strokes. A modo loro sono tutti riusciti nei loro intenti; noi crediamo di avere quella stessa fame di fare bene che speriamo ci porti lontano. Parlando da un punto di vista più tecnico del nostro sound: stiamo cercando di fondere le chitarre provenienti da un melting-pot di culture diverse e apparentemente distanti, con questa elettronica più tipicamente nord-europea, in una costante ricerca di stimoli nuovi che trova nella sperimentazione la sua massima espressione. 

E dalla scena indie avete preso questo certo modo di ostruire i suoni… mi colpisce anche questo vocoder… molto anni ’90 ma anche molto neomelodico riferito alla tra di oggi. Come mai questa miscela?

Come si sarà capito dalla risposta precedente, la produzione è un aspetto che ci interessa molto, in cui spendiamo molte delle nostre energie; ci sono brani che hanno una gestazione lunghissima, che vengono smontati e rimontati come dei puzzles anche 10 volte. Questo brano, in particolare, ha vestito 5 arrangiamenti diversi: è nato da un b-side di un progetto parallelo cantato in lingua inglese, intitolato “Status Quo” (espressione che infatti rimane all’interno del pezzo nella veste attuale). Ognuno degli arrangiamenti precedenti ha in qualche misura contaminato la versione successiva, fino ad arrivare all’ultima, quella definitiva e attuale: ruvida, irriverente. Accattivante, perché dotata di tante suggestioni diverse. “La miscela” cui fate riferimento nasce principalmente dal nostro eclettismo: come in parte già detto, siamo tre ascoltatori differenti, con gusti diversi e questo inevitabilmente influenza in maniera significativa la nostra musica. L’utilizzo dell’autotune come effetto è stato voluto per dare un pizzico di modernità rispetto ai suoni del passato, per restituire quel mix che serve.

Eppure, sempre indagando sulle sensazioni di stile, trovo che tutto questo abbia un forte retrogusto californiano…

L’ambientazione del brano può, in effetti, ricordare il clima da spiaggia: quel sapore di malinconia che si avverte esposti al caldo di quelle estati in cui avvertiamo la mancanza di una persona, oppure di casa. Forse è questo che può riportare la mente a città californiane come Los Angeles o San Diego. È una scelta, non una coincidenza, visto che Ypsos è una via piena di locali fronte-spiaggia dell’isola di Corfù e il pezzo in qualche misura vuole restituire questo senso malinconico, che è tipico delle spiagge californiane: “ci hanno rinchiusi al Montecristo” (la discoteca), ma in realtà vorremmo essere altrove. Le sonorità e le dinamiche del brano colpiscono immediatamente, insieme alla sua leggerezza, con l’obiettivo di trasportare l’ascoltatore in una dimensione a sé stante.

Riaprendo gli occhi e riscoprendoci a casa propria… la vostra prima sensazione?

Tutto molto bello. Quando si torna a casa dopo un viaggio, passati un paio di giorni nella testa inizia a martellare, ridondante come un ritornello, una sola certezza: “non vedo l’ora di ripartire”. Il nostro viaggio parte da Roma, la nostra città, con la nostra musica, che speriamo ci porti verso mete ancora da scoprire. E che, ci auguriamo, faccia viaggiare con la mente i nostri ascoltatori. 

Bene amici di Malcom. È tempo di lasciare Montecristo. Quindi facciamo girare questo singolo dei MALPENSA che ha un equilibrio importante, un gusto vocale che si sposa a pieno con la geometria dei suoni. Lasciamo che questo “Ypsos” faccia capolino nelle nostre belle giornate di sogni…