Il Salotto di Malcom: i Folkabbestia

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Secondo me, amici di Malcom, ci sono realtà che chiuderle dentro recensioni e interviste è come chiudere animali selvatici dentro gabbie da circo. E il paragone regge tantissimo quando si ha di fronte una realtà così “apolide” e di vita vera, vissuta per e con il popolo quotidiano di tutte le piazze italiane. E che sia musica che deriva principalmente dalla cultura Irish, poco importa… c’è dentro di tutto, dall’Italia all’America passando per l’Africa e la Grecia senza soluzione di continuità. “Il Fricchettone 2.0” è l’ennesima bandiera sociale, romantica, d’amore e di vita dei Folkabbestia, che sventola anche sopra il loro “classicone” per eccellenza, “U frikkettone” – ripescato per l’occorrenza con un nuovo suono e le featuring di Finaz ed Erriquez della Bandabardò e Dudu e Fry dei Modena City Ramblers e un video ufficiale che troverete anche in questa intervista. Ma “Il fricchetone 2.0” è anche il momento buono per danzare l’amore, per le fotografie della storia comunista, per la storia delle rivolte irlandesi del 1916… ma anche per stare liberi e leggeri come nella più italiana delle tracce che è “Canzone ottimista” o per scaldare il cuore con i tramonti irlandesi di “Pioggia e brina”. Ritrovo i Folkabbestia armati di grande ispirazione e belle storie. E sono incontri che scaldano il cuore e danno senso a tutti i mestieri che vivono di musica…

Ritroviamo i Folkabbestia… come prima domanda, assai automatica: cosa vi ha spinto a ripescare il famoso Frikkettone?
Il brano “U frikkettone” nasceva originariamente come la rielaborazione in dialetto barese di una famosissima canzone “The wild rover”. Questo brano irlandese lo suonavamo ad ogni concerto ed era il momento in cui tutto il pubblico partecipava cantando e battendo le mani. Il nostro violinista Osvaldo ebbe l’idea di riadattare il testo irlandese in dialetto barese e il vagabondo selvaggio diventò, nella versione dei Folkabbestia, u’ frikkettone, cioè un personaggio anticonformista e stravagante che, dopo una vita obliqua e randagia, decideva di tornare a casa da mamma e papà per ricevere in cambio una buona tazza di tè. Da allora ad ogni concerto questa canzone viene sempre cantata da tutto il pubblico. L’hanno intonata in dialetto barese anche in Bretagna!! Abbiamo deciso di celebrarla insieme ai nostri vecchi compagni di viaggio che abbiamo incontrato lungo le vie del folk facendone una nuova versione completamente diversa dall’originale, nel ritmo, nell’arrangiamento, nel testo. Abbiamo unito gli Status Quo con i Dubliners, il rock and roll con il folk irlandese ed il risultato è tutto da ballare, l’arrangiamento è forse un po’ vintage… ma funziona!

Ci sono canzoni come queste che sembrano sempre attuali e coerenti con il contesto e le sue mille evoluzioni. Secondo voi perché?
Non ci sono più i fricchettoni di una volta… oggi i giovani ascoltano musica trap, chattano su WhatsApp e postano foto su Instagram… però i messaggi dei figli dei fiori del 1969 possono ancora essere attuali. Anche se nel ritornello de “Il fricchettone 2.0” diciamo che non ne vogliamo più sapere di fare i fricchettoni, crediamo ancora che un mondo fatto di musica, pace e amore possa esistere. Se siamo in tanti a sognare il sogno diventa reale! Fricchettoni di tutto il mondo unitevi!! Noi ci crediamo ancora…

Dietro le quinte di questo disco: ora che arriva l’estate e che questo lavoro dovrebbe incontrare la gente, che cosa vi aspettate e cosa si prevede?
Purtroppo, a causa dell’emergenza da coronavirus, il lockdown, per il mondo della musica e dello spettacolo, non è ancora finito e, anche se siamo in estate, la “primavera” tarda ad arrivare… Una pesante crisi economica incombe su tutto il settore della cultura. Speriamo di uscirne tutti quanti con una nuova voglia di vivere non dando più per scontato quello che avevamo
prima e che ci sembra di aver perso in questo momento. Per i Folkabbestia è ancora un momento di pausa e di riflessione, ma ripartiremo appena sarà possibile con nuove canzoni e tanti concerti perché come dice Bennato “… la realtà non può essere questa…”. Speriamo di rivederci presto “…tutte quande alla manifestazione!!…”

E meglio ancora… vi state organizzando per reagire a questo fermo sociale contro la musica dal vivo?
Nelle ultime settimane il Governo ha dimostrato in rare occasioni di prendere in considerazione il settore dello spettacolo, accogliendo alcune istanze avanzate e ponendo il cosiddetto “DL Rilancio” come soluzione per la ripartenza. Il settore culturale produce il 16% del PIL e si è visto, durante questa emergenza, restituire poco più dell’1% delle risorse stanziate. 
 Sappiamo essere state depositate alla Camera le proposte di emendamento necessarie a far si che il DL Rilancio possa essere una reale occasione di ripartenza alle giuste condizioni. Insieme alla nostra etichetta Maninalto siamo promotori di una richiesta di mobilitazione a tutti i livelli per far sì che la musica sia nella lista delle priorità del Governo. Non lasciateci #senzamusica.

L’amore romantico non manca… perché siete andati a cercare sonorità greche nello specifico?
La Puglia si affaccia sul mare Adriatico ed è un ponte naturale verso il Levante. La musica dell’Est Europa ha sempre influenzato le canzoni dei Folkabbestia. In particolare a Bari, città da dove proveniamo, c’è una numerosa comunità greca e da sempre ci sentiamo vicini agli amici ellenici che consideriamo “una faccia una razza”. Anche in altri album ci siamo ispirati alla musica greca, ad esempio con la canzone “Mediterraneo in “Girano le pale” del 2010. In questo album è presente la canzone “S’agapò”, che vuol dire “ti amo”, dove ci sono alcuni richiami alla musica tradizionale greca e dove l’amore per una donna è l’unica speranza, la sola scialuppa di salvataggio contro la disoccupazione e la crisi economica.

Domanda romantica per chiudere: secondo voi esiste ancora la forza dentro una canzone socialmente utile? Oppure siamo condannati soltanto all’estetica effimera?
In questo album ci sono molte tematiche sociali. Le canzoni riescono a trasmettere oltre che messaggi, soprattutto emozioni e le emozioni muovono gli animi e risvegliano le coscienze, per questo sono importantissime. Nel brano “Un giorno di festa” gli ideali sono quelli della Rivolta di Pasqua del 1916 quando il popolo irlandese si ribellò all’oppressione dell’invasore inglese. La libertà non è un regalo bisogna guadagnarsela. Con “Lo facciamo per voi” prendiamo le difese degli ulivi, che sono patrimonio fondamentale del paesaggio, della storia e della cultura pugliese. La campagna salentina viene paragonata alla foresta amazzonica e gli agricoltori sono dei novelli Chico Mendes che lottano e si oppongono al disboscamento e all’abbattimento del loro bene più caro. E citando la canzone contenuta nell’album “Il sole in inverno”… gli uomini cambiano ma i pensieri non si fermano e continuano e arrivano lontano…

E quindi vediamocelo questo nuovo video che incornicia il “classicone” dei Folkabbestia, per la regia di Andrea Larosa e le animazioni di Etienne Visora. “Il fricchettone 2.0”, in fondo in fondo, sembra essere anche una mia fotografia.