Il Salotto di Malcom: gli Ondanueve String Quartet

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Spinoso ma interessante questo dialogo. Sempre facile essere spinosi con chi ha la maturità e il mestiere di reggere botta a domande dagli spigoli vivi. E se le faccio so benissimo di ricevere quel che merito. Il benvenuto virtuale a questo salotto oggi va al combo d’archi campano degli Ondanueve String Quartet, che da poco ha aggiunto al suo DNA anche le percussioni di Riccardo Schmitt. Famosi dalle spalle ben piazzate a reggere una carriera che li ha vista anche dentro le trame delle colonne sonore di film prestigiosi, pubblicità per la televisione e tantissimo altro… ma li invito su questo divano a parlare un poco di “Mutazioni”, un disco nuovo di nuove scritture, inedite, composizioni strumentali che appunto vivono di “mutazioni” genetiche lontane da un cliché che invece spesso si ripete quando non si parla d’arte in senso umano del termine. Invece all’uomo, al suo vivere, alle sue dimensioni “popolari” è dedicato questo lavoro pubblicato dalla RadiciMusic: ed io allora mi spingo oltre la riva e cerco di giocare con gli spigoli vivi della mia curiosità.

Beh noi siamo assai spinosi nelle domande. E la prima cosa che mi viene in mente è: l’aggiunta delle percussioni in un combo d’archi, è una soluzione per essere più “accattivanti” e “vendibili” o rispecchia una vostra professione di stile?
Rigiriamo la spinosa domanda con un’altra altrettanto spinosa: secondo te i gruppi che scelgono di essere “snelli” lo fanno per questioni economiche di vendibilità o per dimostrare a se stessi di riuscire a rendere un sound magari dando qualcosa di incompleto al pubblico per una propria soddisfazione tecnica che non interessa a nessuno tranne a chi suona? Nel nostro caso pensiamo che le percussioni vadano a completarci ritmicamente in modo determinante. Abbiamo anche pezzi e progetti in 4 archi che funzionano bene da soli, ma per questo progetto le percussioni sono fondamentali per noi.

E sempre su questo punto: avete mai pensato di aggiungere una voce anche?
Abbiamo alcuni progetti con quartetto e voce e quartetto percussioni e voce. Al momento gli inediti preferiamo farli solo strumentali, per permettere all’ascoltatore di viaggiare dove vuole lui senza i limiti di un testo.

E beh, volendo affondare il coltello in questa ferita aggiungo: e l’elettronica? Come la vedete? Magari per celebrare “mutazioni” di suono di un classico strumento ad arco…
L’elettronica se ben usata può essere sicuramente positiva. Limiti non ne abbiamo.

“Mutazioni”… in questo tempo che viviamo penso che ci stiamo allontanando sempre di più da ogni tipo di contaminazione. Dobbiamo ridurre al minimo le “mutazioni” di genere. Che ne pensate? E non solo parlando di musica…
Ci sarebbe da dire molto su questo tema. Diciamo che musicalmente e non, il “gusto” è più controllabile con una più facile catalogazione di generi e meno variabili di contaminazioni. A noi piacciono le persone che pensano e criticano liberamente e cerchiamo di donare qualcosa nella nostra musica in tal senso.

Spesso avete scritto per film e pubblicità. Quanto immaginario di questo tipo vi ha ispirato per scrivere questo disco? Cioè sono brani che attingono a visioni cinematografiche a voi care, a qualcosa di simile… oppure sono libere?
Entrambe le cose. Alcuni pezzi prendono forma dalla musica, altri da immagini. È difficile spiegare ed è il bello della musica strumentale.

E se doveste pensare ad un film, quale scegliereste per accogliere uno di questi brani come colonna sonora?
Sono brani tutti diversi tra loro, ognuno di loro potrebbe star bene per un genere diverso di film.

Chiudiamo… un bel video quello di “Sbeat”. Perché questa negazione del beat? Come va interpretata?
“Sbeat” è una fusione tra il beat dell’etnico e la lettera sacra S sia per l’alfabeto ebraico che quello runico. La “S” corrisponde infatti alla runa “Sowelo”, “Sole”, associata all’energia femminile e dai latini usata per la beatificazione ad un santo.

Arriverà un altro video?
Speriamo di poterlo fare nei prossimi mesi, covid permettendo…

Dalla rete peschiamo questo bellissimo video del singolo “Sbeat”: l’incontro nel tempo di generazioni, di uomini, di modi di vivere, di esperienze… siamo portavoce di bellezza e di vita. E questo disco degli Ondanueve String Quartet, regole ed etichette a parte, mi parla di vita, gitana, popolare, a ritmo di milonghe contadine e tanto… ma tanto altro ancora…