Il Salotto di Malcom: gli HEADLIGHT

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Cari amici di Malcom. Arriviamo puntuali nonostante una società che stenta a ripartire… e la luce in questo futuro diventa sempre meno visibile, sempre più coperta di una nebbia sottile e indecente. La timeline del nostro incedere, in verità, passa anche da qui. Ed è un contesto questo che sembra marginale ma temo entri parecchio e a gamba tesa dentro le righe di queste prime scritture inedite degli abruzzesi Headlight, che pubblicano un disco assai accattivante come “Timeline”… che certamente alla vita devono tanto dell’ispirazione… che certamente non è un disco che parla di lockdown o similari… ma che, altrettanto certamente, parla di amore in senso spirituale e terreno allo stesso tempo attingendo al glamour pop inglese, elettronico ed elettrificato, quel sex appeal che lo rende assai interessante. E avrei tanto da chiedere se non fosse che il tempo e lo spazio sono sempre i primi tiranni in una timeline assolutamente severa. Come vedo, è sempre una questione di tempi e di spazi…

Beh come opera prima direi che i riferimenti sono tanti a cui avete attinto. Ma prima di tutto diteci: secondo voi è stato inventato già tutto?


A volte un’invenzione può nascere dalla modifica di un qualcosa già esistente, quindi secondo noi c’è ancora la possibilità di progredire ed andare avanti

In ogni caso, voi dove andate a trovare la caratterizzazione? In che cosa e in che modo?


Cerchiamo di rispettare i nostri gusti musicali, se non concedessimo spazio a questi, ci saremmo già stufati di scrivere canzoni. Cerchiamo di attuare un compromesso tra la musica odierna e quella che maggiormente ci rispecchia

Provenite dalla provincia di un paese con l’Italia che è un po’ la provincia di grandi realtà internazionali. Come siete approdati a stili di musica così lontani dal nostro?


Un po’ forse è il risultato della musica che i nostri genitori hanno ascoltato, un po’il fatto che la musica inglese, almeno qui in Italia, abbia una forte influenza.

Quanta fame c’è per la visibilità di un disco e di un artista. Voi come vivete o come sopravvivete alla necessità di esistere e di apparire?


Noi prima di tutto lo facciamo per noi stessi, ben venga se riusciamo ad ottenere riscontri positivi da parte del pubblico, chiaramente cerchiamo di orientarci anche in base alla direzione che prende la musica, se vogliamo viverci è un compromesso, non vuol dire vendersi. Avere una mente aperta e capire cosa ci circonda è un segno di maturità

E se vi chiedessero di andare ad un Talent? Sinceri però…
Abbiamo già provato questa strada, lo diciamo senza vergognarci. Per molti equivale a perdere la dignità, per noi è solo un mezzo per cercare di vivere, facendo ciò che amiamo di più e che ci fa star bene. Il fatto che ci siano alcune dinamiche sbagliate, da sistemare, nessuno lo mette in dubbio ma cerchiamo solo di arrivare al nostro obbiettivo, nessuno di noi può essere certo che da un talent o un contest non possa scaturire qualcosa di più grande

Dalla rete pesco questo primo estratto “This Love” con un bel video diretto da Giovanni Bufalini che ha una forza nell’inciso che ricalca mille cose sentite come spesso accade quando sentiamo pezzi che hanno un peso importante. Che poi alla fine i pezzi forti devono uscire solo da quelli famosi, non è vero? Santa televisione…