Il Salotto di Malcom: gli ELEFANTI

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Rammento i momenti di giubilo quando per i mondiali di calcio si frammentava in cori da stadio l’incipit dei WHITE STRIPES. Dal quel punto in poi feci i compiti a casa – forse portati a termine in malo modo. Da bere offro qualcosa che sia aspro, che sia acido. Da stuzzicare per la nostra chiacchierata vedo di procurarmi del piccante. Da Bergamo non vien solo fuori canto di montagna o pop industriale. Ma la dieta dimagrante di idee e di forze operatrici è alla base di un concetto di semplicità che troppo spesso dimentichiamo: loro si fanno chiamare gli ELEFANTI e con un esordio esplicito dal titolo “Noi siamo Elefanti” cercano di dire la loro. Batteria e chitarra e voce rigorosamente distorta. Manca altro al clichet? Staremo a vedere…

Ascoltandovi la prima grande sensazione è che sembra proprio che l’Italia vi vada stretta. Sbaglio?
Non è l’Italia che va stretta a noi, quanto l’Italia che, ormai, va stretta a sé stessa. Quando vedi stadi che si riempiono per “certe cose” e conosci il reale potenziale della nostra lingua (la più bella del mondo) cerchi di fare del tuo meglio perché possa essere apprezzata da tutti, nel giusto modo.

Eppure, quasi a contraddirmi, poi cantate in italiano. Mai pensato di usare l’inglese? Perchè?
Abbiamo cantato per anni in inglese con i nostri progetti precedenti nell’attesa di tempi migliori per l’italiano (per tempi migliori si intenda “terreno fertile” per della buona musica italiana): oggi riteniamo siano arrivati quei tempi.

Un power duo come il vostro nasce da esigenze gestionali ed economiche oppure dal gusto e da una precisa direzione artistica?
Fidatevi che un power duo costa, eccome!!! Sia dal punto di vista economico che gestionale, tutto va diviso in due (e non in tre, quattro, cinque). Quindi nessuna ragione di carattere “pecuniario”. Però ovviamente in due tutto è più immediato, dalla realizzazione di un’idea alla comodità su un palco… Se poi ci si mette una buona dose di amicizia di base allora fila tutto ancora più liscio. Quindi, sì, la scelta e prettamente artistica: rappresenta appieno l’idea di band che avevamo in mente.

Gli Elefanti sicuramente non vorranno assomigliare a nessuno: ma se dovessimo fare un nome di riferimento da cui tutto prende spunto?
Non i White Stripes…

Social: oggi siamo tutti “figli dei social”. Eppure la musica si suona davvero tra la gente. Come gestite questa contraddizione ormai divenuta globale…soprattutto per chi fa arte?
Non siamo contrari ai social, anzi quelli aiutano molto a raggiungere gente lontana che potenzialmente, prima, non avrebbe potuto ascoltare la tua musica. Ma dobbiamo ricordarci che il social è sì uno strumento, ma non musicale…

Maschere da elefanti. Vi state nascondendo o seguite un filone scenico ben preciso?
Il progetto ELEFANTI è nato da un anno circa, quindi molto prima della sua reale uscita pubblica. In un primo momento la nostra intenzione era quella di poter operare nell’anonimato, senza far riconoscere le nostre facce, in modo da non focalizzare l’attenzione sulle persone che componevano la band (viste le nostre precedenti esperienze musicali), ma su “questo progetto” che iniziava piano piano a farsi sentire sui social. Non abbiamo mai avuto la reale intenzione di suonare mascherati, ma se vuoi che si inizi a parlare di un progetto prima ancora che lo stesso si realizzi, qualche feedback lo devi dare e, ovviamente, in qualche modo ti devi fare vedere e noi abbiamo scelto di farlo mascherati. Il video rappresenta quel momento di rottura con l’anonimato, incarnato in questa allegoria del rapimento da un passato misterioso ad un presente con “facce reali”.

In rete il video ufficiale…il primo…“Nel vortice (non è facile)”. La schiettezza di questo duo è l’emblema e la forza. Niente poesia sul fronte occidentale…solo musica che se ne frega dei confini nazionali. Play Loud…