Il Salotto di Malcom: Francesco Garito

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Avanti maestro. E a me non vien da ridere. Vien da piangere. E piango se penso a quanta bellezza l’Italia sforna e quanta bellezza volta la faccia. Lasciando a casa l’ipocrisia e senza lisciare il pelo ai presenti, penso che come quello di Francesco Garito ci siano altri tanti dischi che potremmo sicuramente considerare dei successi se solo venisse loro permesso di essere veicolati nel modo giusto o, banalmente, se solo fossero interpretati da firme blasonate. Un brano come “Giorno d’autunno” – per quanto il testo sia una poesia di Rilke – direi che la composizione e l’eleganza con cui viene messa in scena non ha niente da invidiare ai grandi della scena. E così diamo il benvenuto a Francesco Garito che esce con un nuovo disco dal titolo “L’Attesa” e come sapete il vostro Malcom è sempre sul pezzo…e non necessariamente lecca il culo a quelli pettinati. Il suo addetto stampa mi disse: occhio che Garito è uno che tanto da dire. Rileggendo l’intervista credo bene che avrei dovuto alzare il tiro delle domande e non farle durare sempre così poco. Un lavoro di canzone d’autore, istintivo, pregiato…un disco che suona come gli va. Perchè in fondo siamo stufi della perfezione industriale. Cerchiamo di essere come ci va. Il tutto inquadrato dietro una canzone di contenuto e di mestiere. Tanto di cappello maestro.

Un titolo emblematico. Cos’è che stai aspettando?
Mi sono sempre sentito in attesa, essendo fatalista ho sempre pensato che qualcosa stesse, nel bene o nel male, per accadere ed ho sempre avuto un atteggiamento attivo, ricettivo anche quando apparentemente potevo dare l’impressione di essere disattento verso ciò che mi circondava, ho cercato di farmi trovare pronto. Ho atteso l’ispirazione, ho atteso di incontrare qualcuno che mi stimolasse musicalmente, ho atteso la necessità di dover dire qualcosa, insomma ho atteso questo disco (6 anni) ! ed ad ogni modo sono tutt’ora in attesa.

Una domanda spinosa: nel disco c’è una cover e due testi non tuoi. I brani sono 8…insomma poca ispirazione o si tratta di un percorso ben preciso?
Un percorso naturale che è diventato chiaro man mano che con Stefano Cantarelli si procedeva all’arrangiamento delle canzoni.
Non sono partito con l’idea di fare un disco che dovesse avere un tot di pezzi o dovesse avere una durata minima, avevo un bel pò di canzoni in mano, in piena libertà abbiamo fatto una cernita pensando a quello che il disco doveva essere, era inutile riempire con quattro canzoni che magari non avevano la giusta ispirazione mentre invece una cover ben rivisitata poteva dire molto più di me, volevamo soprattutto sentirci completamente soddisfatti del lavoro che stavamo producendo a prescindere dalla quantità !

Che suono assolutamente poco industriale. Decisamente contro la poetica di chi ascolta il sano pop o la bella canzone d’autore glitterata. Come rispondi ai commenti di chi parla da “dietro i computer”?
L’età adulta mi ha portato qualche sana certezza: non cerco l’approvazione od il consenso, se cercassi questo farei un altro mestiere.
Credo invece che nel suono di questo disco ci sia molta poetica, differente da quella a cui fai riferimento ma non meno dignitosa. Una poetica autentica che si può ritrovare anche dal vivo a prescindere dalla formazione con cui si eseguono le canzoni.

Teniamoci buona la carta della cultura: secondo te questo suono e questo modo di fare canzone, è culturale oggi?
Posso dire che le radici di questo suono e di questa scrittura sono profonde, vengono da lontano, fanno riferimento ad una cultura importante come quella dei cantastorie, del Blues, probabilmente lo sono più di quanto oggi viene spacciato per tale.

Invece teniamoci buona la carta dell’attenzione sui testi: pensi che “L’Attesa” venga capito come meriterebbe? Un brano impegnativo come “Fahrenheit 451” per esempio?
Questo non mi preoccupa, sono abituato a suonare per strada davanti a centinaia di passanti e quando anche una sola persona si sente raggiunta da quello che faccio mi sento gratificato, le mie aspettative per questo lavoro sono esattamente queste.

Che poi anche per il video non ti sei proprio dedicato alla qualità cinematografica…nonostante questo hai tirato fuori un gran bel carattere direi…insomma che filosofia di base c’è dietro la nuova produzione di Francesco Garito?
Ho semplicemente seguito l’istinto, ho cercato di essere il più possibile coerente e vero con i mezzi che avevo a disposizione, non volevo dare un immagine edulcorata od altra di come in realtà sono, se pensi che quanto tirato fuori ha un gran bel carattere allora vuol dire che ho lavorato bene.

Dalla rete porto via il singolo “Fahrenheit 451” dove troviamo protagonista più che mai la chitarra che fa da la spalla vincente a tutto il lavoro: Stefano Cantarelli. Il caso fa l’uomo ladro diceva il noto adagio? Eh beh…il caso fa il video bello. E rubando emozioni si impara l’antico mestiere del cantastorie. Bel sound quello di Francesco Garito…