Il Salotto di Malcom: Fabio Criseo

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In tempo di crisi i più intraprendenti sognatori ermetici fanno sfoggio di inventiva e di grande risolutezza. C’è chi impara a cucirsi gli abiti chi a lanciar moda delle proprie nudità. Chi invece ha il carisma di convogliare ire, rabbie ed energie in un’accolita di seguaci pronti alla rivoluzione. Fabio Criseo, cantautore e producer, accompagnato per mano dalla Interbeat Records, sa benissimo come farsi strada con le proprie forze ed incarna il personaggio del rivoluzionario affamato di rivalsa mettendo in mostra il suo genio creativo con quello che può. Tablet. Telefonini. Pochissimo altro. Ovviamente la sua scrittura. Il gioco è fatto. Un intero disco realizzato in questo modo e intitolato “Faccio quello che posso…” lasciando da parte i ricami e le regole del buon mestierante di fiducia e facendo appello alla poetica romantica di chi vuol camminare a tutti i costi. E ci riesce. Il punto è proprio questo. Lui ci riesce. Apro il mio Salotto ad un eclettico quanto umile disegnatore di sogni e ambasciatore di risoluzioni. Mi siedo e decido di scambiare qualche buona parola lavando via di dosso ogni pregiudizio e ogni regola d’arte conosciuta.

Lo-fi e produzione. Come dire: tutti possiamo farlo?
Esatto, giusto e democratico, se hai un’idea puoi metterla in pratica. E se l’idea spacca il talento esce fuori.

Un disco che in fondo a suo modo fa del pop. È tutto venuto come volevi?
Mi piace com’è venuto. Io cerco di non farmi tante fisime sulla realizzazione che poi si va a cambiare il millesimo di volume della chitarra, del basso etc. Il suono mi piaceva, bene così, easy.

Mescolando ancora le carte del mondo digitale: un tempo era difficile, ci voleva mestiere. Oggi no e tu sei una testimonianza di quanto sia facile fare un disco (idee artistiche a parte). Ma è stato davvero così facile come leggo da più e più parti? Sfatiamo il mito o lo coltiviamo ulteriormente?
Coltiviamolo, assolutamente. Certo in produzioni più importanti si sente la differenza ma rimane sempre valido il discorso che faccio sempre: se il pezzo non va ci puoi mettere pure l’orchestra sinfonica.

Questo nuovo singolo è l’unico brano del disco che strizza molto l’occhio al tormentone. Come mai questa scelta?
Perché è un pezzo attuale e J-Ax merita un omaggio. Viaggiava da se, diciamo che il brano si è autoscelto.

Mi piace il brano “Caro Cantautore”. Inutile, non posso sfuggire alla mia curiosità. Gino Paoli?
No, nessuno in particolare. Parla di chi si sente importante in modo presuntuoso e vuole insegnare la strada giusta agli altri senza avere l’umiltà di guardare i suoi errori e di valutare l’idea che gli altri, magari, non hanno interesse nel sentire i suoi insegnamenti; comunque siamo essere umani, facciamo cose giuste e cose sbagliate ed io ho cercato di raccontarlo. In fondo anch’io in qualche modo posso essere considerato un cantautore quindi, almeno in parte, è autocritica.

Musica liquida. La fruizione non è soltanto liquida è proprio eterea. Dove andremo a finire?
Un mega microchip sotto pelle  con tutto dentro che funziona col pensiero! Gestito da gente onesta senza secondi fini. Per ora un reale ciao e grazie a tutti!

Non contento scende in radio con un signor singolo che piace, che gira, che si fa sentire. Titolo: “Misonoinnamoratadjax”. E non poteva mancare un videoclip ovviamente in linea con tutto il resto, fedele alla teoria del far da se come si può, dove si può, come si può. Alla regia il figlio del produttore, Luigi Piergiovanni (Interbeat). Appena 9 anni e non serve aggiungere altro. Play Loud