Il Salotto di Malcom: Eugenio Ripepi

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Direi che a questa Roma bella sono state dedicate più canzoni d’amore che alle donne. E forse anche più dischi che opere d’arte… oppure è solo una sensazione che arriva ogni volta che ci scontriamo con l’eternità della sua natura. Apro questo salottino di mattino presto che Roma voglio vederla appena alzata, quando ancora non si rade come dice Eugenio Ripepi, cantautore di lungo corso dalla voce che seduce sulle chiuse e sugli intenti romantici. Certamente spiazza un poco questo disco quando esce dai binari del politicamente corretto ma, come per le mura eterne, sono solo sensazioni. “Roma non si rade” sottotitolato “Colori a occhi chiusi – occhio destro” è un disco di istinti letterari messi in musica, di dinamiche di vita messe in musica, di semplicità dell’esistenza messa in musica. Dunque benvenuto Eugenio Ripepi, tra canzone d’autore e allegoria teatrale…

Noi spesso instilliamo il dubbio. Perché questo disco mi sa tanto di irriverenza contro le apparenze. Chissà se sbaglio ma se così non fosse ti chiedo: se tutti ignorassimo le apparenze secondo te cosa o come vivremmo?
Vivremmo meglio. “L’apparenza inganna” è senza dubbio un vecchio adagio sempre vero. In giro ad esempio appaiono diverse persone con degli strumenti in mano, e alcuni cantano anche. Sembrano proprio fare musica.

Un suono pop sei d’accordo? Oppure in che altro modo lo definiresti questo disco?
Sono d’accordo, è una somma di esperienze, e facendo la tara tra arrangiamenti più raffinati e motivi orecchiabili su schemi abbastanza semplici, direi che è molto Popular. Sicuramente questo è uno dei miei intenti, far veicolare contenuti da melodie che possano avere presa e restare impressi.

Che poi sai dirmi perché tutti storcono il naso quando si parla di “pop” eppure l’Italia è piena ogni giorno di nuovi dischi di “pop”?
Ritorniamo al tuo discorso iniziale dell’apparenza. Perché chi non ha bisogno di apparire si può permettere di fare quello che sente. Chi invece deve per forza porre un filtro, avrà sempre il bisogno di farsi etichettare in maniera affine alla propria percezione di sé, diametralmente opposta a quella evidente.

Certo non sei nuovo a fuori pista molto “home made” dai colori bizzarri come accade in “Sei mattina” e che (anche) ritroviamo in “Nicole”. Che altra faccia è questa di Eugenio Ripepi?
Una faccia divertita, senza dubbio. La ricerca della semplicità, concetto che è diverso da quello di facilità, passa anche attraverso questi tentativi. In “Sei mattina c’è l’arrangiamento e la produzione di Claudio “Keyo” Ognibene, che si occupa di reggae ma non solo; c’è la chitarra astuta di Puglia, che suona sui ritmi elettronici. e la stupenda tromba anarchica di Gabriele Polimeni. Elementi suonati. “Nicole” invece è un pezzo che ho interamente composto, arrangiato e eseguito, dove tutto quello che si sente è elettronica.

E poi ci incuriosisce la scelta di pubblicare un disco di cantautorato nel mese di Luglio. Già la critica discografica (e il pubblico) sono distratti, in più uscire in estate ci è subito sembrato strano come evento… come lo racconti?
Un’estate strana, come questo autunno strano. In realtà da tutto l’anno siamo costretti in casa, per cercare di migliorare una situazione che ancora ci fa paura. Direi che gli elementi di distrazione in questo strano anno li cercano tutti, anche più di prima. La scelta di uscire col primo singolo leggero, a prescindere dal periodo dell’anno, è dovuta principalmente a questo. Non credo che molti abbiano voglia di sottolineare il disagio nel quale si trovano. Meglio evadere.

A chiudere: l’attenzione oggi è pari allo sforzo che si fa per generare un’opera? Che bella domanda da un milione di dollari…
L’attenzione è sempre di una certa nicchia, ed è gratificante quel riscontro. Personalmente mi sta accadendo in questi ultimi anni di avere riscontri maggiori rispetto al preventivato e di allargare sempre più questa cosiddetta nicchia. Ma ti direi che varrebbe ancora la pena anche per i pochissimi dei miei inizi. Questo è quello che rimarrà di me quando non ci sarò più, e ci metto la maggiore cura possibile, non interpretandola neanche come uno sforzo. Per me è davvero una gioia.

E parlando dei fuoripista sinceramente mi spiazza questo singolo “Nicole” che vuole divertire e ci riesce nell’allegoria di questo amore… ma questo suono un poco di piazza e un poco di karaoke sinceramente non so con quale logica accostarlo a brani come “Un ritratto di foglia e di paglia” o dentro ad altri momenti importanti di questo disco. Tante facce che non mentono. L’istinto è anche questo…