Il Salotto di Malcom: Eleviole?

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Nastro rosa amici di Malcom. E che bel rosa direi anche. Bella lei e bella anche la sensibilità che porta in scena. Eleonora Tosca in arte Eleviole? si accomoda in questo salotto virtuale per parlarmi, l’immagino io, a voce sussurrata e attenta ai suoni, di questo bellissimo disco che intitola “Dove non si tocca”. Perché è li che ci dovremmo spingere in fondo, ritrovare l’istinto e il sogno, ritrovare la forza di essere bambini in tutto e per tutto, con quella trasparenza e quella ingenuità che ci rende liberi da infrastrutture. O almeno è così che mi piace sguazzare tra le righe di questo disco che già dalla copertina si presenta fanciullo e sognatore, con un disegno davvero ricco di fantasia. E dentro ci sono canzoni che all’elettronica chiedono poco ripiegando le decisioni maggiori in strumenti come ukulele, boy piano, violino e quella voce di donna che mi rimanda all’incanto di una fiaba e alla dolcezza di un bel pop d’autore. E sono canzoni per stare bene in fondo… quindi spolvero i mobili, metto su un poster che inquadra il tramonto della montagna e verso da bere qualcosa che somiglia ad una pozione magica per imparare a volare. E dove siano finite le viole me lo lascio spiegare da questa bellissima anima che somiglia tanto al disco che suona…

Partiamo da un titolo forte che necessariamente prevede una domanda un po’ marzulliana: secondo te, socialmente parlando, dove non si tocca? Parlo della vita ovviamente…

In questi tempi moderni  e digitali, dove tutto è alla portata di tutti, ” l’area” più insidiosa è quella dei sentimenti. Li davvero torniamo a dover nuotare dove non si Tocca. 

Le viole… che significano per te?

La viola è un fiore delicato e fortissimo allo stesso tempo, da bambina le vedevo sbocciare tra il cemento, incuranti del loro essere microscopiche rispetto al contesto. Anch’io vorrei essere così. 

E poi parliamo del Road Movie… da Oporto a Finisterre. Che idea straordinariamente affascinante… come nasce? 

Volevo fare un viaggio a misura d’uomo che fosse in qualche modo un ripercorrere la scrittura dell’album. Volevo farlo in bici perché in bici sono nate le idee per molte delle mie canzoni. Ho pensato a Finisterre perché nel nostro immaginario è proprio il luogo “dove non si Tocca” e tenevo molto a farmi portavoce di una femminilità diversa, muscolare, non riconosciuta tra le artiste. 

E al disco che cosa ha portato? In termini di visibilità, comunicazione etc…

Sicuramente ha incuriosito e incuriosisce tutt’ora moltissimo. E tanto ha portato a me come persona, autostima, controllo, impegno. 

Domanda da cento milioni di dollari: non penso che con la scarsissima attenzione di oggi, un road movie così “lungo” sia poco funzionale al pubblico medio del pop italiano? Che ne pensi? Oggi siamo nell’era del tutto e subito e anche gratis…

Assolutamente si. Non è funzionale per niente e so benissimo che “arriva” a chi è in qualche modo in ascolto. Ma giuro che vedere le persone commosse quando faccio le proiezioni dal vivo, sentire chi mi dice che grazie a questa suggestione è partita per un viaggio in bici vale più di qualsiasi altra cosa. 

Non è un prodotto facile, non è ruffiano e sicuramente è fuori dal tempo, ma è sincero, e sono convinta che la sincerità alla fine paghi. 

E l’aria da bambina, anzi di fanciullezza, accompagna tutto il disco. Una ben precisa cifra stilistica… come mai?

Il concept del lavoro è proprio la fanciullezza perduta, filastrocche per grandi, come se fossero la chiave per tornare a stupirci anche se siamo adulti, a ringraziare per le piccole cose. 

A chiudere… piccole cose da misurare con cura contro la facciata sfacciate delle cose grandi che fanno scena. Tu sei per le prima credo… almeno questo disco parla così…

Si, e non l’ho scelto, sono così, lo sono sempre stata, ho cercato e sto cercando di farne un punto di forza, nonostante non sia facile… Ma l’unica cosa che ha senso è cercare di essere fedeli a se stessi. 

Pesco dalla rete il video di “Tanti auguri” che nel sottobosco delle sue parole non mi comunica la felicità della festa quanto più l’intimità delle proprie consapevolezze. Un disco di piccole cose…