Il Salotto di Malcom: DARIO DEE

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Cantautore pugliese amici di Malcom. Scendiamo al Sud dove non c’è sempre sole, soprattutto quando ci si confronta con una società che, da nord a sud senza esclusione di colpi e di coordinate geografiche, sembra essere vincolata ancora ad un’età preistorica. Uscire dalla propria stanza diviene un atto di grande emancipazione. Ed usciti da questa stanza c’è un mondo intero da osservare… ed un artista giovane come Dario Dee lo vede, lo incontra e ci si scontra a suo modo, lo condanna e lo accoglie… e ne fa canzone, irriverente e sottile, poetica ma anche pop nel suo spietato modo di impacchettare le dinamiche. Pubblica questo nuovo disco dal titolo “Dario è uscito dalla stanza” ed io non posso non invitarlo in questo salotto e offrirgli del sano rum fatto in casa… e non a caso ho una boccia di vetro con dentro alcuni dei miei pesci corallo rosso preferiti. Non è un caso…

Mi voglio proprio adagiare sugli allori dei miei colleghi che hanno colto una parola importante per questo disco: emancipazione. Ok ne sarai stufo però dicci: emanciparsi, significa avere il coraggio di somigliare a se stessi o di essere fieri delle proprie diversità?

Credo che emanciparsi sia condurre la propria vita con la propria testa, potersi confrontare con tutto quello che si ha attorno e farsi una propria idea su tutto, mai smettere di farsi domande. Le diversità dovrebbero essere sempre motivo di orgoglio, siamo esseri umani e non automobili prodotte su catena di montaggio. Dunque direi assomigliare solo a se stessi ed essere fieri della propria unicità. 

Un disco che qualcuno ha definito “plastificato” o sbaglio? Insomma mi piace questa definizione pensando al concetto statico dei suoni digitali… non ti manca il respiro umano?

La musica non è mai plastica… a meno che non rientra in un mercato per cui un “prodotto” dura qualche settimana per poi essere scartato e sostituito da altro. Il mio album sarà elettronico e digitale ma non è pensato per lasciare in chi lo ascolta una riflessione superficiale e fredda, per quanto le apparenze possano ingannare con una produzione leggera. Il respiro umano c’è ma interpretato diversamente.

Interessante la copertina… e su questa ti chiederei di spendere due parole…

È l’esplosione di tutto quello che avevo dentro, da una parte i colori della periferia di New York e al centro il mio mezzo busto… forse un giorno riuscirò a spogliarmi completamente, artisticamente ovviamente! Amo New York e quando ho pensato a me stesso che esco dalla stanza, ho pensato a un musicista che andrebbe in giro per NY. Poi non so quanti lo abbiano colto ma voleva anche essere un omaggio ad Aretha Franklin e alla cover del suo album Aretha del 1986.

Quanti colori anche sul tuo disco… tra i suoni… nel video… anche su questo è stato detto molto ma io ti chiedo: sono i colori che hai visto uscendo dalla stanza o sono le speranze (o le realtà) di ciò che avresti voluto vedere?

Sono un sognatore che si scontra continuamente con la realtà effettiva, ma i colori dell’album sono quelli che veramente ho percepito. Per quanto a volte le atmosfere sembrino oniriche (amo produrre di notte forse questo ha contribuito), sono tutti colori scaturiti dal momento. Poi per carità tutto è relativo. 

Ecco una buona domanda: questo disco somigliava a quello che avevi in mente? Come a dire: uscendo dalla stanza, hai trovato quello che cercavi?

Si entrambi i miei album assomigliano a quello che avevo in mente nel momento in cui li ho pubblicati, portandosi dentro il vissuto precedente. A distanza di mesi però non mi riconosco più, non sono più quel artista. Cambio pelle continuamente e velocemente. Mi piace essere eclettico. Infatti chi mi segue nei live può notare come le canzoni scelgono vestiti differenti a seconda del periodo che sto attraversando. Ora assomiglio al nuovo progetto discografico su cui presto lavorerò, un progetto con una doppia anima acustica, nuda e pop elettrica. 

Il pesce corallo rosso… come nasce questa idea davvero geniale?

Nasce da un amore che ha fatto male, l’ennesimo. E dalla voglia di restare soli in casa a guardare il soffitto, nonostante il mondo fuori che continua a girare veloce e le persone che non vogliono ascoltarti. Così per evitare che tutti non capissero le mie volontà, ho scritto una filastrocca simpatica, anche se proprio simpatico non mi sentivo in quel periodo, nella quale chiedevo di restare solo in casa con il mio pesce rosso. Se ne avessi avuto voglia, mi sarei fatto sentire io. Per una volta si è fatto come volevo io e basta! Poi un anno e mezzo fa quando ho iniziato a lavorare a questo album, ho ripescato quel testo e inaspettatamente è diventato il primo singolo di “Dario è uscito dalla stanza”. La cosa bella che tutti ci leggono dentro qualcosa di diverso, mi piace avere incuriosito così tanto la gente. È un brano che amo molto insieme al suo videoclip. Ma non finirà qui :)

Eh si amici di Malcom, pensi sia geniale questo singolo “Il mio pesce corallo rosso”. Fa pensare e non lascia scampo alle nostre responsabilità. In fondo stiamo diventando tutti come dei pesci rossi chiusi dentro bocce di vetro… e non fate finta di niente!!!