Il Salotto di Malcom: Custodie Cautelari

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Oggi cerco di fare ordine tra i vecchi vinili. Ancora una volta mi si presenta davanti una scena di polvere e di futuro, di antichi sapori e nuovi presagi…quando l’ambizione di essere e di divenire non ha mai levato gli occhi sui propri limiti, superandoli ogni volta che era ghiotta l’occasione, annaspando tra un bastone di legno e una ruota incastrata e sempre facendo tesoro di tutti i piccoli e grandi successi. Entra a sedere in questo salotto Ettore Diliberto e con lui tutte e 5 le facce delle Custodie Cautelari. In 23 anni di dischi e di palchi ne hanno catturata di gente e di conoscenze, di musica da un altrove artistico poco distante se non per la grandezza dei propri nomi. Custodie Cautelari: un progetto che ha portato sotto il tetto della loro musica, la collaborazione e l’interviste di tantissimi…davvero tantissimi grandi artisti italiani e non solo. Oggi il nuovo disco che si intitola “Notte delle chitarre (e altri incidenti)”. E con le Custodie Cautelari troviamo una sequela di nomi che personalmente, qualcuno in particolare, mi fa venir d’oca la pelle. Chitarristicamente parlando è un disco che va mangiato e bevuto e pensato e pesato. Per il resto, non è che proprio tanto mi faccia impazzire…

Impossibile non chiedervi delle collaborazioni. Come si scelgono, come si escludono…ci sono provini? Ci sono ambizioni?
Sono tutti artisti che lavorano abitualmente con noi. Puoi considerarlo una specie di clan, con dentro una decina di artisti emergenti e una trentina di artisti affermati. Ci frequentiamo, lavoriamo a reciproci progetti e dischi, andiamo in vacanza insieme, facciamo concerti e uscite serali insieme. Davvero una situazione molto interattiva.

Qualcuno vi ha detto di no?
Mah no, perché poi? Qualcuno i cui impegni non erano compatibili con le nostre tempistiche farà parte del prossimo lavoro.

Ma poi perché tutta questa importanza alle collaborazioni? Come per dare più forza ed evidenza a quello che fate?
Interagire in musica è tutto, un processo formativo fondamentale per lo sviluppo di una cultura musicale. Indubbiamente, estendere la propria musica al pubblico di colleghi più noti rende più trasversale la cosa.

Mille collaborazioni quindi anche mille facce, mille impronte, mille suoni: questo non vi da l’idea di “spersonalizzazione” piuttosto che di identità unica?
Ad ascoltare le tracce una per una, non si direbbe non trovi? La faccia è una sola e tutti hanno colorato egregiamente le nostre canzoni, esattamente come accade ad ogni concerto. Un chitarrista in più in una canzone è parte di noi. Nessuno ti assicuro, si è comportato come un elefante in un negozio di cristalli. Un sereno ascolto di tutte e 15 le tracce, porta all’espressione di un’unica coloratissima identità.
Il filo conduttore dei testi e la bellezza della sezione ritmica hanno consentito il tutto.

Chissà quante volte l’avete detto ma ripetiamolo ai più giovani dato che il vostro è un nome ha dei significati importanti: da dove nasce CUSTODIE CAUTELARI?
La band nasce il 20 ottobre del 1993 in piena Tangentopoli. Da allora siamo stati inavvertitamente nominati ad ogni telegiornale per 23 anni.

Prendendo anche spunto dal video di lancio “L’impossibile”: possiamo dire che questo nuovo lavoro è un disco “sociale”?
Si può dire che sia un lavoro dove musica e parole non sono stati risparmiati, né tantomeno semplificati da ambiziosi intenti di pedofilia musicale. E’ un disco per chi ha voglia di mettersi lì e farsi una gita di un’ora e più. E si può tranquillamente affermare che tutta la musica al mondo sia un fatto sociale.

Mettendo da parte (ovemai ci si riesca) i chitarrismi di Stef Burns o le organze italiche di rara bellezza firmate da Luca Colombo, il resto è un disco pop di musica leggera che resta nel limbo dei tanti ma che come pochi trasuda esperienza e voglia di fare un mestiere più antico di quello che si possa pensare. Eccovi il video “L’impossibile”…e con le Custodie Cautelari c’è Giuseppe Scarpato…e c’è anche il faccione dei KUTSO. Amen.