Il Salotto di Malcom: CARON DIMONIO

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Se mai vi fosse ruggine alle pareti e polvere sui tappeti e macchie di alcool pesante sulle tende e mozziconi di sigarette tra i fili elettrici scoperti che passano dietro alla televisione a tubo catodico…beh mai questa condizione sarebbe più calzante a quello che sta per accadere. E quanto mi piace far convivere assieme il futurismo di visioni fantastiche al vecchio passato di cose spirituali!!! Come fosse una contraddizione tra l’alieno di altri mondi che incontra il letterato sinistroide che sfoglia ancora i libri. “Solaris” è un esperimento che ha conquistato tutti in redazione. Eccoli accomodarsi in salotto: Giuseppe Lo Bue e Filippo Scalzo. Dai garage della provincia alle interviste pettinate. Sono i CARON DIMONIO, gli unici che dal grunge e dal post-punk mi hanno colpito inserendo elettronica digitale, spinta, mai predicibile a priori. Ne risulta una tesi strutturata su psichedeliche sensazioni di suono. Testi minimali ma decisamente poco automatici. Insomma: non è un lavoro per vecchi.

Immagini per penetrare l’io dell’anima. Un lavoro che fate per voi stessi o per chi si nutre della vostra musica?
Principalmente per noi, la musica è un potente mezzo espressivo, molto diretto, e ci permette di stare bene con noi stessi, è una sorta di terapia.

Chiudiamo gli occhi, sogni e visioni, fantasmi e futuristiche apparizioni. Questo disco vuole in qualche modo rappresentare in suono le vostre immagini o il percorso per raggiungerle?
Hai detto bene, rappresenta in suono le nostre immagini. Riguardo al percorso come ho risposto in un’altra intervista posso solo dirti che non sappiamo dove andiamo, le esperienze che ci influenzano maggiormente (e penso di parlare anche a nome di Filippo) sono quelle personali, della vita di tutti i giorni, gli strumenti sono importanti perché ti permettono di sperimentare ma è il nostro sentire interiore che li fa muovere.

Due domande per stimolare analisi meno banali delle domande stesse. E se pensassi all’ermetismo della psichedelia come un modo facile per nascondersi?
Non si tratta di nascondersi ma di comunicare con il linguaggio criptico dell’inconscio. L’inconscio è strutturato come un linguaggio, è come una rete che funziona secondo una logica, anche se non è quella dell’io cosciente. Il campo simbolico da lui creato produce degli effetti sul soggetto. L’inconscio è inteso come un’altra logica che funziona all’insaputa o quasi del soggetto.

E se pensassi che dietro all’elettronica digitale tutto diventa ovviamente possibile? La bravura di creare dunque in cosa si misura?
E’ l’dea che conta, il sentire che sta dietro al motivo per cui si decide in un preciso momento di imbracciare una chitarra o di accendere un synth o di suonare un piano. Il resto è solo tecnica, importante ma inutile se non ci sta dietro il fattore “riuscire a comunicare qualcosa”

“Giove”. Perchè questo momento di socialità?
“Giove” è l’unica canzone “sociale” del disco. E’ una canzone scritta in un momento di diffidenza nei confronti di tutto ciò che riguarda e rappresenta la giustizia. Nell’astrologia occidentale Giove è associato al senso di giustizia e alla moralità. Ovviamente non crediamo nell’astrologia ma come simbolo calzava a pennello. La storia ci insegna che la politica è piena di personaggi avidi ed egoisti, interessati solo a mantenere il posto in poltrona, a fare gli interessi di chi comanda, mentre servirebbe gente realmente interessata ai bisogni della collettività.

E quindi resta solo un appiglio ai testi di Asimov o a qualcosa di similare, immaginando un viaggio stellare verso il centro della vita da raccontare con la stessa genuina leggerezza con cui da bambini dicevamo di voler fare l’astronauta quando saremmo diventati grandi. E i CARON DIMONIO oggi sono grandi.